Kigali. La città più pulita dell’Africa

Kigali Center, il momoriale

Kigali Center, il memoriale

Kigali, la capitale del Ruanda, all’indomani della fine della guerra civile che raggiunse il suo apogeo di atrocità nel genocidio del 1994 e, del quale Kigali fu uno dei teatri principali, si ritrovò nell’ardua condizione di doversi ricostruire, riorganizzare e diventare espressione della volontà di riappacificazione per tutta la nazione.

La guerra civile della prima metà degli anni 90 del secolo scorso, fu il culmine della contrapposizione fra le due etnie principali che popolano il Ruanda, gli Hutu e i Tutsi. Dal 6 aprile fino a metà luglio 1994, per circa 100 giorni, vennero uccise sistematicamente, soprattutto a colpi di machete, almeno 500.000 persone prevalentemente dell’etnia Tutsi, secondo i dati riportati dall’Human Rights Watch, 1 milione per le statistiche ufficiose. A Kigali, i morti furono 250.000, su una popolazione di circa un milione di abitanti. È passato alla storia come il genocidio di Ruanda.

La rinascita

Kigali, la capitale del Ruanda, come è riuscita a risollevarsi dopo il genocidio e diventare un modedllo di sviluppo urbano sostenibileDa allora Kigali ha deciso di guardare al futuro, senza dimenticare il passato, affinché la storia non si ripeta.  Ne sono testimonianza il memoriale dedicato alle vittime (nella foto in alto) e i programmi di sensibilizzazione sui diritti umani e il ferreo controllo sui comportamenti sospetti d’incitamento all’odio tra le due etnie (sebbene criticati dalle Ong, ancora presenti nella città).

Ma Kigali si è rialzata, soprattutto, seguendo un programma di sviluppo urbanistico sostenibile, con il fine di alleviare la povertà, la disuguaglianza di genere e migliorare la salute dei suoi abitanti; problemi che ancora attanagliano i quartieri della città.

La capitale del Ruanda, se da un lato si caratterizza per le sue strade asfaltate e illuminate, gli edifici moderni, l’ottimo livello di esercizi commerciali, gli alberghi a 5 cinque stelle per turisti e uomini d’affari e un aeroporto internazionale, testimonianze di un’economia in crescita, dall’altra presenta ancora quartieri sottosviluppati, dove le strade sono sterrate, le case costruite con il legno se non con il metallo, prive d’impianti idrici ed elettrici, a rischio sanitario e con seri problemi di sicurezza personale, soprattutto per i soggetti più deboli.

La parte povera della cittàLa volontà degli amministratori è risanare completamente le parti povere della città e, a tal fine dal 2013, si sono automuniti di un programma ambizioso di sviluppo sostenibile denominato “Master Plan” da realizzare entro il 2020. E il 2020 è anche il lasso di tempo previsto dal progetto mondiale delle Nazioni Unite “Obiettivi del Millennio per lo sviluppo”, per dimezzare il numero delle persone che vivono nelle baraccopoli.

Il programma Master Plan di Kigali prevede la realizzazione di una rete di trasporti sostenibile e servizi igienici adeguati, la costruzione di alloggi a costi accessibili, strade e infrastrutture. Inoltre dal 2009 in previsione della conversione economica, la capitale è impegnata nella realizzazione della rete di cablaggio, da Kigali, la parte da risanaresviluppare nell’intera area urbana.

Premiata nel 2008

Gli sforzi e le misure adottate da Kagili sono state internazionalmente riconosciute già da tempo.

Nel lontano 2008, la città e i suoi amministratori furono premiati nel corso dell’edizione di UN-HABITAT, l’Agenzia delle Nazioni Unite deputata allo sviluppo sostenibile per garantire a tutti il diritto di possedere una casa dignitosa.

Il premio esaltò, soprattutto, il cammino intrapreso per risolvere il problema delle baraccopoli e della lotta condotta contro la sporcizia. Kigali, da allora è famosa nel mondo, anche per essere “la città più pulita dell’Africa”, un primato che detiene e al quale i suoi abitanti, almeno la parte che già gode del buon andamento economico della città, sono molto affezionati. Così come viene elogiata l’abitudine dell’Umuganda, la riunione mensile della durata di un fine settimana, di tutta la comunità, compreso il presidente della Repubblica ruandese, (dal 2000 Paul Kagame, politico famoso per il ruolo svolto per la conclusione della guerra civile) per seguire al meglio il mantenimento della parte sviluppata della città e per incrementare i lavori nelle zone da portare allo stesso livello.

 Ma c’è chi dubita

Fred-Mugisha

Fred Mugisha

Nonostante il riconoscimento internazionale delle buone procedure di Kingali, come abbiamo anticipato, a volte le stesse sono aspramente criticate delle Ong presenti nella capitale ruandese.
Nel settembre del  2015 Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto di 48 pagine, intitolato “Perché non chiamare questa una prigione?”, con il quale accusa le autorità della capitale ruandese, di aver detenuto illegalmente e confinato arbitrariamente i bambini di strada, i vagabondi, le prostitute, i sospettati criminali, ma anche i venditori ambulanti, che stazionavano nel Gikondo Transit Center.

Il rapporto si riferisce a un indagine condotta dal 2011 al 2015. Vi si legge che le misure adottate dalle autorità “sono il riflesso di una politica non ufficiale che vuole mantenere le persone che considera indesiderabili lontano dagli occhi del pubblico”.

Il quotidiano di Madrid El Pais, nella sua versione on line, ha riportato la spiegazione e la dichiarazione in merito alle accuse dell’Ong, del responsabile dell’urbanizzazione del Gikondo Transit Center, Fred Mugisha: “I mendicanti e le prostitute stavano li, per strada. Ciò che abbiamo fatto è stato dargli una formazione per metterli in grado di formare cooperative e, quindi, dare vita al proprio lavoro. Avremmo potuto dargli denaro, ma questo non sarebbe servito a niente”.  Ammette, Fred Mugisha, come riporta El Pais, che molti sono finiti a far parte della folta schiera degli operatori ecologici che curano le strade e i giardini di Kingali, non a caso la città più pulita dell’Africa.

Per approfondimenti

Master Plan della città di Kigali

Rapporto della Human Rights Watch – settembre 2015

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