UN-HABITAT. Rischi e vantaggi dell’inurbamento mondiale

Smart citiesL’antica e sempre attuale diatriba tra natura e civiltà, tra campagna ed urbe potrebbe risolversi in una città sostenibile per tutti. Un modello di città che parte da un progetto congruo e realizzato con coerenza può essere la giusta risposta sia al problema dell’iniquità e della sicurezza della cittadinanza, sia ai problemi derivanti dal cambiamento climatico. Ci richiama all’attenzione UN-HABITAT.

Questo modello di città, per il momento, rimane utopico, come emerge dal rapporto dell’United Nations Human Settlements Programme (UN HABITAT),  (programma delle Nazioni Unite per il miglioramento dello spazio urbano) The World Cities Report 2016 WCR 2016, lo sviluppo urbano mondiale delle ultime due decadi si è rivelato un fallimento.

Il rapporto imputa le cause ai governi locali che non sono stati in grado di produrre o di far rispettare i piani regolatori adeguati, per cui lo sviluppo urbano è stato caotico e disfunzionale.

Complice, probabilmente, la crisi economica partita dagli Stati Uniti nell’ormai lontano 2007 che investì il mondo intero e ancora attuale, la domanda di servizi basici dei nuovi insediamenti abitativi periferici è in continua crescita.

I vasti complessi residenziali, nati soprattutto per assecondare l’espansione del mercato immobiliare in assenza di qualsiasi criterio di politica abitativa, soffrono quotidianamente di una scarsa illuminazione, di mancanza d’infrastrutture e di mezzi di trasporto per collegarsi con il resto della città. A questi disagi, si aggiunge la carenza di scuole e di punti di aggregazione, di riferimento sociale e di integrazione per i nuovi arrivati dalle altre parti del mondo, essenziali per una società multietnica.

Da questa fotografia socio-urbana non incoraggiante, emerge un dato positivo, che paradossalmente si

rivolge in negativo; la diminuzione negli ultimi 20 anni di baracche trasformate in case “normali”, si arresta, ancora una volta per l’incuria governtativa dello sviluppo urbano nel 75% della città del globo, determinando così un “incremento dell’iniquità sociale”.  Troppe metropoli sono state incapaci di provvedere alla creazione di uno “spazio sostenibile” per i loro abitanti. Un vero fallimento delle politiche urbanistiche , che il rapporto di UN – HABITAT non esita a giudicare “devastante per l’impatto che produce sugli uomini, donne e bambini di molte città”.

E quella che dovrebbe essere urbanizzazione attiva, ossia il fenomeno della crescita della città per l’attrazione che esercita alla luce delle opportunità e prospettive che offre, regredisce in urbanizzazione passiva, ossia, un concentrato di agglomerazione umana che fugge dalla povertà, approdando in città che presentano previsioni occupazionali incerte.

Ed è proprio nella trasformazione da urbanizzazione passiva in attiva,  la grande sfida del presente e del prossimo futuro.

A oggi la popolazione mondiale si stima abbia toccato la soglia dei 7 miliardi di persone, e più della metà vive nelle città, dove si genera il 60% del prodotto interno lordo globale. Secondo le previsioni dell’Onu nel 2030 raggiungerà gli 8,5 miliardi; due terzi sarà concentrata negli insediamenti urbani. Da qui la necessità,  secondo il rapporto della Un-habit, della edificazione entro il 2025, di 1.000 millioni di case con i requisiti minimi di abilità che comporterà un investimento finanziario tra i 8 e gli 11 billioni di dollari, al cambio in euro tra gli 8 e i 10 bilioni.

Sfida dell’inurbamento globale

Pink City di Gabriella Mighali

Pink City di Gabriella Mighali

L’inarrestabile inurbamento globale rappresenta, al tempo stesso un rischio e un vantaggio e tutto dipenderà da come il fenomeno sarà affrontato. Se non cambia la situazione attuale, se non cambiano i paradigmi attuali di governo, asserisce  il rapporto, è un rischio perché la condizione di milioni di persone peggiorerà, in una crescente disoccupazione e, quindi, povertà. Al contrario se sarà ben governato, diventerà un’opportunità per tutti perché sarà “propizio allo sviluppo economico globale”. E raggiungere quest’auspicabile biettivo dipenderà dall’importanza che le autorità locali e nazionali riserveranno alla pianificazione urbana, così da rendere le proprie città sostenibili per l’ambiente, resilienti, socialmente inclusive, sicure ed economicamente produttive. “Un approccio olistico, che integri piani regolatori, quadri normativi, pianificazioni urbane e finanziarie, riconoscimento e rispetto dei diritti  umani. La necessità di porre la persona al centro della crescita sostenibile”.

L’United Nations Human Settlements Programme (Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani – diminuitivo UN-HABITAT) è un’agenzia ideata dall’Onu per favorire uno sviluppo urbano socialmente e ambientalmente sostenibile e garantire a tutti gli esseri umani, il diritto a un’abitazione dignitosa.

A tal scopo dal 1976 con la Conferenza UN-HABITAT a oggi, con cadenza ventennale, l’Agenzia riunisce i rappresentanti dei 200 Paesi aderenti alle Nazioni Unite, i quali, oltre a confermare l’impegno politico per favorire lo sviluppo sostenibile degli insediamenti umani urbani e rurali, accolgono le linee guida della strategia globale per l’urbanizzazione per i successivi vent’anni.

A  seguito della risoluzione dell’Assemblea Generale, dal 1978, UN-HABITAT ha fissato la sua sede a Nairobi, in Kenya, sotto la direzione esecutiva di una personalità politica o diplomatica dei paesi membri che viene eletta periodicamente. Attualmente il Direttore Esecutivo è lo spagnolo Joan Clos i Matheu.

Il rapporto di UN-HABITAT  The World Cities Report 2016 – WCR 2016, presentato il 16 maggio 2016 alla Ford Foundation di New York,  è un documento di 260 pagine frutto di 20 anni di studio e monitoraggio  effettuati  nell’arco di tempo che intercorre dalla seconda (1996) alla terza edizione della Conferenza dell’Onu,  Habitat III, che si svolgerà   a Quito (Ecuador) dal 17 al 20 ottobre 2016.

Al prossimo vertice di Quito gli viene conferito una particolare importanza, essendo il primo dopo l’adozione della New Urban Agenda, (Agenda di Sviluppo sostenibile), post 2015 che oltre a racchiudere le linee guida per la gestione degli spazi urbani e lo sviluppo economico, potrebbe portare gli attori del vertice a un ulteriore accordo nell’approccio dei problemi climatici.

Habitat III 2016 graficoLinee guida in attesa di HABITAT III

Il rapporto WCR 2016 espone le linee guida che ogni partecipante  al vertice di Quito può seguire e sviluppare per apportare il proprio contributo ad Habitat III.
Tali linee guida guardano al futuro e si concentrano sulla soluzione dei problemi del fallimento attuale e sul suo superamento, attraverso l’adozione di strumenti di realizzazione chiari e trasparenti. Di seguito, elenchiamo le strategie più significative:

– l’introduzione di meccanismi finanziari inequivocabili, che comportino la possibilità di un loro effettivo monitoraggio;
– la definizione e realizzazione delle politiche degli spazi  urbani:  politiche che non devono subire variazioni in funzione delle agende locali  per motivi di partito e per opportunismo:
–  il rafforzamento  del rapporto tra urbanizzazione e sviluppo, affinché tale sinergia diventi strumento di crescita sostenibile:
–  di stabilire rapporti,  accordi e programmi  globali strettamente consessi con gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile:
–  la  trasformazione e promozione di un nuovo modello di urbanizzazione universale e che si adatti alle diverse realtà nazionali.

Ma soprattutto  il rapporto WCR 2016, stabilisce 5 principi che considera irrinunciabili:  la realizzazione di un nuovo modello a protezione dei diritti umani in conformità con la legge, la garanzia della crescita inclusiva,  la responsabilizzazione  della società civile,  la promozione della sostenibilità ambientale e delle innovazioni che facilitano l’apprendimento e la condivisione delle conoscenze.

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