Emancipazione femminile. A colpi di tatoo

Suraya Shaheedi è una tatuatrice professionista di successo e fin qui non ci sarebbe niente di particolare se non fosse che questa giovane donna non ancora trentenne è afghana e per svolgere il suo lavoro – che ama – sfida le convenzioni sociali e i tabù culturali fino a correre rischi seri per la sua incolumità. Quando ha aperto il suo primo negozio (mobile) a Kabul, nel giugno del 2017, non sono mancate le minacce di morte, perché sono in molti in Afghanistan a pensare che fare tatuaggi sia haram, ossia peccato, proibito dalla religione islamica.

Secondo la credenza comune nel mondo musulmano, infatti, tatuarsi altererebbe il corpo creato da Dio e che, come tale, deve essere preservato. Sono ammessi i tatuaggi realizzati con l’henné, sostanza vegetale quindi naturale e destinata a sbiadire nel tempo. Li usavano come disegni decorativi anche molto elaborati e complessi (e ancora oggi c’è chi rispetta la tradizione) le donne durante le feste o in cerimonie speciali come il matrimonio.

Lo ricorda la stessa Suraya – oltre a precisare che ”non potranno mai trovare nell’islam o nella cultura afghana un riferimento sulla proibizione dei tatuaggi” – che i disegni marchiati sulla pelle altro non sono che una “versione moderna del khal kobi” le famose decorazioni punteggiate che le donne afghane erano solite realizzare sui loro volti con estratti vegetali e aghi da cucito e che ancora oggi, nella contemporaneità, lo ripetono le spose.

Quindi a dispetto dello sdegno che suscita, Suraya va dritta per la sua strada, anche pensando al proprio Paese: “Non mi spaventano le minacce” dice la giovane professionista che come i suoi coetanei è impegnata a far progredire la società del suo Paese, dove la donna continua a non poter avere le libertà degli uomini, trovando lungo le strade – sia dell’istruzione sia dell’accesso alle professioni – molti ostacoli quando non sbarrate.

Ma tutto cambia.“Quando ho iniziato a lavorare – racconta Suraya – il tatuaggio era ritenuta pratica impensabile. Poi giorno dopo giorno ho visto la gente che mi circonda cambiare: si è abituata o ora lo considera normale”. Ogni volta che pubblica un suo nuovo disegno sui Instagram e sugli altri social, sono centinaia i clienti che si prenotano per il tatuaggio e poi si recano nel suo negozio, dicevamo, mobile (per motivi di sicurezza preferisce non avere un indirizzo fisso).

La giovane afghana ha alle spalle una famiglia progressista. Suraya ha divorziato dal marito quando ancora il loro figlio non era nato. E da allora con il bambino vive in casa dei genitori, i quali – così come il fratello maggiore – l’hanno sostenuta affinché realizzasse il suo sogno, nato durante una visita in Turchia, dove Suraya si fece disegnare sulla sua mano destra, una freccia che trafigge un occhio, simbolo – spiega la giovane – del superamento delle avversità.

Il padre di Suraya, il sessantenne Hussain, tempo fa ha espresso a abc news.go.com la sua convinzione “che i rigidi costumi che controllano le donne in Afghanistan debbano cambiare. Sostengo mia figlia in ogni modo, e lei mi rende orgoglioso per il modo in cui si è opposta a questo tabù”.

 

Immagini. Kabul (Afghanistan) la tatuatrice Suraya Shaheedi

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