L’avventurosa storia di Piazza San Pietro
C’è una piazza che intorno ad un obelisco accoglie il mondo, e che lo abbraccia avvolgendolo nel colonnato del Bernini, questa è Piazza San Pietro.
Milioni di persone di ogni razza ed etnia, di ogni colore, di ogni età, neonati, bimbi, giovani, ragazze, mamme, papà, nonni e nonne, teste coronate, persone di ogni ceto, ricchi e poveri, vanno tutti là, percorrono via della Conciliazione con striscioni e bandiere, il rumore dei loro passi potrebbe assomigliare ad un tuono quando comincia a scemare dopo un lampo, ma poi tutto ha un termine, davanti alla Basilica, stanchi, sudati ma felici si sorridono, in quel momento sono tutti eguali, abitanti di questa terra che vogliono una sola cosa: la pace, perché se non c’è o non ci sarà, il mondo scomparirà.
Quanta storia è racchiusa in quella piazza, da secoli è il punto d’arrivo di un mistero senza fine!
Era solo ieri quando in una calda notte d’estate, l’umidità bagnava gli abiti, i ventagli non bastavano a portare sollievo tra gli spettatori e là dietro un tavolo, rincontri il giornalista Marco Carminati.
Come misurare il tempo? In mesi, giorni o minuti, sai solo che quando rivedi un volto amico ti viene spontaneo un saluto e dici: “Bentornato, tutto bene?” Sì, perché il tutto bene nasconde un ciao e la speranza che i 365 giorni passati dall’ultimo incontro sono stati vissuti in compagnia di tanta salute. Così riprovi quella “spinta” e sai che, il suo racconto, Un abbraccio di travertino. L’avventurosa storia di Piazza San Pietro, ti affascinerà e scoprirai dell’avventurosa storia di Piazza San Pietro.
Ti parla di Roma, lì dove il mondo sembra abbia avuto inizio, Vivere in questa grande città è un regalo, ma conoscerla fino in fondo è un’utopia.
Così se ti viene raccontato come è nata questa immensa piazza, rimani incollata alla sedia e senza “forse” ti rivedi a calpestare quel selciato, che pur avendolo percorso tante volte, non ne conoscevi l’origine e che nei secoli è diventata, a volte, il centro del mondo. E la storia corre veloce.
Agrippina
Il primo personaggio di questa storia è Agrippina, che fece costruire un grande circo privato, con un obelisco di granito al centro, in una valle: Mons Janiculum Vaticanus, ove si facevano corse di cavalli e di bighe e dove spesso si radunavano anche 20.000 persone. Quando Nerone prese il suo posto quell’obelisco fu abbattuto. Papa Giulio II della Rovere, chiamato il condottiere perché voleva paragonarsi a Giulio Cesare, chiamò il Bramante per iniziare i lavori nell’antica spianata e la sua genesi risale al 1506 quando si scopre che la piazza non è in piano.
Bernini
Nel 1646 Bernini, con i suoi progetti e disegni, dietro l’invito di papa Alessandro VII, nota infatti che il lato destro sta crollando a causa del terreno fragile prodotto dalla terra aggiunta che ricopriva le tombe archeologiche del tempo. Gian Lorenzo Bernini fa correggere la prospettiva facendo sì che basilica fosse riavvicinata e la cupola si elevasse in altezza più di quanto in effetti sia.
Domenico Fontana fa portare nel 1586 la colonna abbattuta da Nerone, in quella piazza a trapezio, a simbolo del luogo della crocifissione di San Pietro.
Sisto V
Sisto V, chiamato il papa dell’obelisco, è molto duro di carattere e stabilisce che nessun cittadino dovrà fiatare, perché andrà a morte, nel momento in cui l’attuale colonna egiziana verrà sollevata e posta al centro della piazza. Lo sforzo è immane, i portatori ed i sollevatori non riescono nell’impresa, quando, nel silenzio più assoluto, una voce si alza ed anche se è in dialetto genovese è perentoria: “Acqua alle corde”.
Quell’invito viene ascoltato, la riuscita dell’impresa solleva tutti i presenti, il solo che sa di dover morire è colui che ha gridato quelle tre parole. Il papa lo convoca e in ringraziamento concede da quel giorno, il privilegio ai genovesi, di portare le palme in piazza, il giorno che si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.
L’abbraccio del colonnato
Il colonnato ellittico in travertino con le 284 colonne, gli 88 pilatri, che dalle due stazioni del pavimento sembrano fondersi in un’unica fila e il porticato sembrano essere come un abbraccio per tutti i cattolici.
C’è la fontana, assemblata nel 1490 e modificata dal Maderno ai primi del ‘600 e che progettò di rovesciare il catino per far sì che il getto dell’acqua non entrasse all’interno, la Pigna, che Dante ricorda nella Divina Commedia e il pavone che era giudicato il simbolo della vita perché si credeva che la sua carne non si potesse putrefare. Pio IX portò l’illuminazione dalla via Alessandrina fino al palazzo apostolico e che arrivava anche al mausoleo Diana, oggi Castel S. Angelo.
Paolo VI, definito papa ecologico, fece diminuire la potenza dell’acqua della fontana per risparmiarne il consumo. Poi c’è l’opera della barca, ritenuta deludente, che però ha un significato preciso, quell’assieparsi in essa di emigranti, che rispecchia i giorni nostri.
La piazza vuota del 2020
L’immagine della piazza vuota, a Pasqua del 2020, non ha eguali, e che papa Francesco percorse da solo, resta un simbolo che nel mondo ha risuonato e fatto rumore più di mille cannoni.
Così ci viene spontaneo riascoltare proprio quello che ci ha voluto dire il papa percorrendo Piazza San Pietro: “L’arte ha in se una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e a tutti e a ciascuno offrire consolazione e speranza”
Immagine: Roma, 2024, Piazza San Pietro – photo by Osvaldo Lazzeri

