Contratti PNRR. Chiudere i laboratori per aprire le valigie
Contratti PNRR – A Roma, il 16 aprile 2026, davanti a Palazzo Montecitorio, sede della Camera e del Parlamento in seduta plenaria, il presidio dei ricercatori, assunti in 30mila da atenei ed enti di ricerca grazie ai fondi del PNRR in scadenza, secondo il settore di impiego, entro il 2026: alcuni di loro, infatti, già hanno perso il lavoro, e decine di migliaia rischiano lo stesso destino nei prossimi mesi.
Il CNR, usufruendo dei fondi europei, ha stabilizzato 185 precari, ma, secondo le fonti, 4mila, inclusi i tecnici, sono in sospeso per l’esaurimento dei fondi europei.
Le richieste
Le richieste rivolte al Governo, ormai da tempo (ricordiamo lo sciopero nazionale e l’occupazione della sede romana del CNR del 5 dicembre 2025), sono quindi la cessazione dei tagli progressivi al sistema universitario e agli enti pubblici di ricerca, lo stanziamento di fondi strutturali sia per l’incremento del Fondo di Finanziamento Ordinario rivolto alla stabilità economica degli atenei, sia per il Piano straordinario di reclutamento per l’immissione in ruolo e la stabilizzazione di migliaia di assegnisti, contrattisti e ricercatori precari, la tutela del personale PNRR, in modo da garantire anche al Paese la stabilità degli scienziati che tanto hanno a che vedere con il futuro del Paese e, infine, la valorizzazione del dottorato per garantire la continuità lavorativa e il riconoscimento economico per chi consegue il titolo di dottore di ricerca.
Avanzata, infine, la richiesta formale di aprire tavoli tecnici ministeriali, con l’obiettivo di definire i criteri di stabilizzazione, prima della scadenza definitiva dei contratti in essere.
In sintesi, il 16 aprile – con la mobilitazione nazionale organizzata dalla FLC CGIL accanto ai movimenti precari degli enti pubblici di ricerca e dell’università – è stato chiesto la garanzia di contratti stabili, retribuzioni adeguate e un futuro professionale in Italia, in modo da porre fine all’espandersi del fenomeno emigratorio.
Il 10% della popolazione si è trasferito all’estero
Dal 2001 al 2024, italianumeri.it conta 2,5 milioni di italiani – molti i giovani laureati, ricercatori e professionisti – che hanno lasciato il Paese, portando ad oltre i 6 milioni gli iscritti all’AIRE, equivalente del 10% della popolazione.
Una dispersione del capitale umano di un Paese in forte crisi demografica, di fronte all’incomprensibile immobilità della politica.

