Dagli Usa al resto del mondo. Il razzismo non fa respirare

Rimani talmente sbalordito nel vedere gli sbirri soffocare un uomo come me/ che dà un grido la mia voce diventa un sussurro “Non riesco a respirare/E ti siedi sul divano a guardare la scena in TV”. Questi i primi versi del duo hip-hop  Run the Jewels del nuovo brano Walking in the Snow, destinato a diventare l’inno del Black Lives Matter.

Il brano è contenuto nel sesto album del duo formato dai rapper El-P e Killer  Mike, dal titolo RTJ4 (prodotto dalla Warner Music), uscito inatteso ma che, secondo la stampa internazionale, ha già favorevolmente messo d’accordo i critici che lo hanno definito tra i migliori dell’anno.

I Run The Jewels non sono nuovi nel denunciare la violenza della polizia americana contro i neri. Nell’album precedente RTJ3 del 2016  avevano incluso in una loro composizione la frase  di un discorso del 1968 del grande leader dei diritti civili Martin Luther King:” L’ammutinamento è il linguaggio degli inascoltati”

I brani  in realtà sono stati registrati nell’autunno del 2019 e si rifanno alla morte del giovane afroamericano Eric Garner avvenuta nel 2014 per mano di un agente bianco processato e assolto. La vicenda, che ha dato vita al movimento Black livers matter, ripercorrere la morte di George Floyd avvenuta nello stesso modo il 25 maggio 2020. Entrambi prima di spirare hanno pronunciato la frase I can’t breath, non posso respirare.

La manifestazione globale

La morte di Floyd, l’ennesima, ha suscitato da subito  un ondata di proteste da ogni parte della società e di ogni luogo del mondo per la violenza eccessiva da parte delle forze dell’ordine di sicurezza contro la popolazione nera. Proteste  che hanno raggiunto l’acme il 6 e 7 giugno 2020 quando migliaia e migliaia di persone  hanno marciato, per le strade di Washington, New York, di altre città statunitensi; proteste che hanno attraversato gli oceani per riversarsi nelle strade del Giappone, dell’Australia, del Sud-Corea, dell’Europa  e in tutte le principali città italiane.

Quarantotto ore di manifestazioni  dove tutti i partecipanti, in qualunque città fossero, prima di intraprendere la marcia o dare vita alla manifestazione hanno reso onore alla memoria di George Floyd rimanendo inginocchiati per 8 minuti e 46 secondi, il tempo in cui l’afroamericano è rimasto schiacciato sotto il ginocchio dell’agente di Minneapolis.

Washington


Migliaia di ragazzi e ragazze, ma anche bambini, famiglie al completo hanno marciato ma anche cantato e ballato  nella capitale statunitense il 6 giugno 2020. Lunga la marcia iniziata alle 12 (ore locale) partendo dal Lincol Memorial e poi vari raduni avvenuti per tutto il giorno fino  alle ore 03 del mattino del 7 giugno. Varie le associazioni organizzative: Black lives Matter, Black Law Students Association, Migration Matters. Presente anche il sindaco della città, Muriel Bowser, che ha parlato dalla 16° Strada ossia dal luogo al quale ha cambiato il nome in  Black Lives Matter Square e dove venerdì scorso ha autorizzato a una squadra di artisti a dipingere sulla strada a caratteri cubitali di colore giallo Black lives Matter. Secondo il Corriere della Sera erano in 5 mila tra agenti della polizia e militari a presiedere le strade di Washington, ma non c’è stato nessun incidente, nessun arresto. “Situazione molto pacifica” ha commentato un sottoufficiale.

Italia

“Quanto accaduto a Minneapolis l’ho visto accadere tante volte, qui in Italia, come in tante altre parti del mondo. Soprattutto è successo anche a mio figlio Federico che è morto esattamente allo stesso modo di George Floyd, schiacciato sotto il peso di un poliziotto proprio mentre chiedeva aiuto, e diceva ‘non riesco a respirare’ chiamando la mamma. Un rito che si è ripetuto troppe volte ed è dolorosissimo: vederlo ogni volta per me significa rivedere la scena di mio figlio”. Così Patrizia Moretti ai microfoni di Tutta la città di Rai Radio 3, ricordando la morte  di Federico Aldovrandi avvenuta a Ferrara il  25 settembre 2005, dopo essere stato fermato da 4 poliziotti.

Non si può rendere omaggio a George Floyd senza ricordare Federico che aveva 18 anni quando morì per “asfissia da posizione”,  come stabilito dalla consulenza tecnica-medico-legale disposta dal Pubblico Ministero.  E al tempo stesso esprimere lo sdegno e l’indignazione contro ogni forma di razzismo  discriminazione  e sopruso negli Usa come in ogni altra parte del mondo.

In Italia il 6 giugno si sono svolte manifestazioni a Udine (Black Lives Matter – Friuli), Bologna (I can’t Breath – Flash Mob a Bologna), Firenze  (Firenze – Protest in Solidarity with Black Lives Matter), Torino (I can’t Breath – Flash Mob a Torino) e …

… a Napoli …


…  dove si è svolta la manifestazione Giustizia per George Floyd! Against police violence worldwide. Ma giorni prima sul tetto di un palazzo del quartiere Barra è apparso il murale a firma dell’artista italo-olandese,  Jorit Agoch,  che raffigura il volto di George Floyd circondato da quelli di   Lenin, Martin Luther King, Malcolm X e Angela Davis. Misura 3 metri x 5 e reca la scritta  Time to change the world (È tempo di cambiare il mondo).

… e a Palermo


Anche nel capoluogo siciliano è apparso un murale realizzato dallo street artist palermitano Alec,  da un’idea del rapper Christian Picciotto Paterniti. Nel quartiere Ballarò ecco il volto di di George Floyd accompagnato dalla scritta “No racism“.

Poi il 6 giugno molti in Piazza Castelnuovo per la manifestazione Justice for George Floyd-Contro il Razzismo.

Roma e Milano


La mattina del 7 giugno i manifestanti si sono riuniti nella romana Piazza del Popolo sotto lo slogan I can’t breath, potesta pacifica a Roma. Il pomeriggio è stata la volta di Milano, a Piazza Duca D’Aosta con l’iniziativa Black lives matter – il razzismo non fa respirare.

In Italia tutte le proteste e le manifestazioni – incluse quelle organizzate da singoli attraverso un invito partito dai social come nei casi di Roma e  Napoli –  sono state pacifiche.

 

Immagini: 1) Il duo hip-hop  Run the Jewels, formato da El-P e Killer  Mike; 2 e 3)Washington, Marcia del 6 giugno 2020- photo di EPA/SARAH SILBIGER.  Artisti all’opera in quella che è diventata Black Lives Matter Square;  4) Federico Aldovrandi, ucciso nel 2005;  5 e 6) Napoli – 6 giugno, manifestazione e il murale dell’artista Jorit Agoch, in un palazzo del quartiere Barra; 7) Palermo, il murale dell’artista Alec, su idea del rapper Christian Picciotto Paterniti; 8 e 9) 7 giugno, manifestazioni a Roma e a Milano

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