Alla ricerca dell’Europa perduta

Contro il populismo, secondo il filosofo e scrittore francese Bernard Henri Lévy, esistono soltanto 2 rimedi: l’Unione Europea e la democrazia, entrambe minacciate dai partiti sovranisti.

La partita decisiva si giocherà alle prossime elezioni europee (maggio 2019) è bisognerà vincerla: in palio ci sono la libertà individuale, i diritti della persona, l’equità e l’uguaglianza. In caso contrario il Parlamento europeo avrà una maggioranza di “deputati fobici e populisti: un’eredità terribile da lasciare ai nostri figli per i quali l’Unione è una bella utopia e l’unica soluzione per i nostri Paesi”.  Ecco, dunque la decisione del filosofo francese: fare la sua parte per “evitare questo incubo” andando in teatro perché, citando Sartre, “il teatro è la politica per eccellenza, ci si parla guardandosi negli occhi, al contrario di quando si scrive un libro dove l’autore, rivolgendosi a lettori sconosciuti, si fa cieco”.

Ispirato dall’esperienza londinese dello scorso giugno, quando il filosofo francese ha messo in scena la piece di cui è autore Last Exit Before Brexit, ha scritto Looking for Europe che porterà in tournée in 20 grandi città europee, iniziando da Milano, dove debutterà il 5 marzo 2019 al Teatro Franco Parenti.

L’esordio nel capoluogo lombardo non è casuale, perché asserisce Lévy “sin dai tempi di Stendhal il quale asseriva di essere cittadino milanese, c’è un pezzetto di Milano nei cuori di qualunque scrittore francese”.

In Looking for Europe, l’autore interpreterà la parte di un intellettuale  che, isolato in un stanza di un albergo di Sarajevo, deve superare una sfida: scrivere in 90 minuti un discorso per spiegare cos’è l’Europa, la democrazie e il populismo. “Una sfida complessa come lo è la situazione europea” spiega Léey “il protagonista si rende conto che l’oggetto del discorso gli sta sfuggendo di mano, esattamente come la ‘principessa Europa’ che si sta perdendo e non sappiamo dove”.

Ma la Storia non si fa da sé, la fanno gli uomini e “i dirigenti europei e nazionali, gli intellettuali non hanno riflettuto sulle decisioni coraggiose che, invece, era fondamentale prendere affinché il treno dell’Europa non deragliasse.” Ora è il momento di agire “per rimettere sui binari il treno per l’Europa”. Il testo, infatti,  cambia i soggetti secondo il Paese in cui è rappresentato,  ma contiene “concrete idee generali ” sul tema e un omaggio ad Amos Oz, lo scrittore israeliano recentemente scomparso e grande amico di Lévy che apparirà “come un fantasma gentile e sconvolgente”.

Nella versione italiana,  numerosi saranno i riferimenti ai grandi artisti nella nostra arte e letteratura come Tiziano,  Giacomo Loepardi, Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia, per il quale Lévy prova grande ammirazione.

Nella rappresentazione a Danzica, Lévy  ricorderà il sindaco  Pawel Adamowicz, europeista convinto, recentemente ucciso da un giovane uomo mentalmente instabile, ma armato, secondo gli oppositori al governo di destra polacco, dal clima d’odio che esaspera i conflitti socio – economici e socio – culturali.  Affinché questo conflitto lacerante non diventi la condizione stabile del Terzo Millennio, andiamo alla ricerca dell’Europa perduta.

Queste le date e le città della tournée:
– 5 marzo, Milano
– 7 marzo, Bruxelles
– 13 marzo, Amsterdam
– 15 marzo, Ginevra
– 16 marzo, Losanna
– 18 marzo, Vienna
– 25 marzo, Barcellona
– 26 marzo, Madrid
– 28 marzo, Kiev
– 1 aprile, Atene
– 6 aprile, Tirana
– 10 aprile, Budapest
– 12 aprile, Danzica,
– 15 aprile, Berlino
– 24 aprile, Roma – Sala Umberto
– 26 aprile, Praga
– 28 aprile, Copenaghen
– 1 maggio, Dublino
– 6 maggio, Lisbona
– 15 maggio, Stoccolma
– 20 maggio, Parigi

 

Fotografie, dall’alto verso il basso: 1) Bernard Henri Lévy; 2) Pawel Adamowicz e la sua famiglia, il sindaco di Danzica ucciso nel gennaio 2019

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