Ama e cambia il mondo: l’ultimo saluto ad Adamowicz

Se è un dovere, e insieme una fondata speranza, realizzare una situazione di diritto pubblico, sebbene solo con un’approssimazione progressiva all’infinito, allora la pace perpetua che succederà a quelli sino ad ora sono stati falsamente denominati trattati di pace (propriamente armistizi), non è idea vuota. E anzi sarà un compito che, assolto per gradi, si avvicinerà sempre più velocemente al suo adempimento perché è sperabile che i periodi di tempo in cui avverranno tali progressi si facciano sempre più brevi. (Kant)

Sulla pagina principale del sito dell’Università di Danzica (Gdansk in polacco) appare nell’home page il saluto a un viso che le cronache recenti hanno reso familiare al mondo intero, quello di Pawel Adamowicz, sindaco della città polacca, sede del movimento di indipendenza degli anni 80 Solidarnosc, il cantiere più rivoluzionario del pianeta.

Leggiamo sul sito universitario: “… Era un avvocato, un politico e un attivista dell’opposizione e, soprattutto – un funzionario del governo locale che, per 20 anni con dedizione, è stato presidente della città di Danzica”.

Adamowicz amava considerare il porto della sua città come simbolo di apertura, di inclusione, di autentica e sana circolazione di beni e persone. Aveva 53 anni, accoltellato, mentre presenziava un evento di beneficenza, l’’omicida, un 27enne da poco uscito di prigione, è stato arrestato: ha detto che voleva vendicarsi per essere stato ingiustamente incarcerato quando al governo c’era Piattaforma civica, il partito di Adamowicz.

Come fu per il presidente israeliano Rabin, verso la fine del secolo scorso, fino all’omicidio della deputata britannica Jo Cox, Adamowicz è rimasto vittima sacrificale di un giovane, psichicamente alterato, che si sentiva offeso e colpito dai politici, dopo 5 anni trascorsi in carcere per rapina bancaria.

Il professore di Diritto e Pubblica Amministrazione, Maciej Kisilowsk dalle pagine di Gazeta Wyborcza, tra i quotidiani più importanti della Polonia, s’interroga se lo stesso richiamo all’unità nazionale,  sebbene in momenti così tragici possa diventare una bandiera per potenziare il sovranismo e le restrizioni in forme di espressioni dell’odio, possano trasformarsi in manovra autoritaria, come l’introduzione di sanzioni penali per coloro che incitano all’odio.

La nostra intenzione non è quella di percorrere il cammino minato e profondamente articolato della storia polacca ed europea, ma semplicemente di onorare la memoria di un giovane politico (nel senso più ampio del termine) e della sua volontà di credere sia nella sua Nazione che nell’Europa. I suoi vent’anni di governo a Danzica hanno mirato al progresso e alla cittadinanza attiva, in una dimensione di accoglienza e di curiosità verso l’esterno.

Il senso della storia si può leggere, interpretare ed intra-vedere nella sana prassi politica nelle azioni dei suoi protagonisti. Il buon politico è un autentico servitore dello Stato e dei suoi membri: è fonte di ispirazione, è stimolo a migliorarsi e a migliorare il posto in cui viviamo e quando improvvisamente viene strappato alla sua vita, alla sua comunità, la lacerazione è intensa, e si riverbera nell’ambiente e nell’anima delle persone con muta indignazione.

Gli abitanti di Gdansk rendono omaggio ad Adamowicz nel Centro Europeo di Solidarnosc, con le bandiere di Danzica, e ritratti in bianco e nero di Paweł Adamowicz. Adulti, anziani, giovani, genitori con bambini piccoli in silenzio e in pace, aspettando il loro turno per avvicinarsi alla bara. Sabato 19 gennaio 2019, i funerali.

Il clima di odio – che gli oppositori al governo di destra polacco, condannano e ritengono uno dei massimi responsabili indiretti dell’omicidio in quanto fertilizzante naturale per l’esasperazione di conflitti socio-economici e socio-culturali – rischia di diventare una condizione stabile del Terzo Millennio.

Gesti irrazionali omicidi non sono certo appannaggio esclusivo della nostra epoca, ma ignorare gli strumenti e le conoscenze che abbiamo a disposizione per dissipare e non fomentare bombe sociali, è il nostro vero crimine.

 

Fotografie dall’alto: 1) Pawel Adamowicz, alla spalle il porto di Danzica;  2) Adamowicz con la sua famiglia; 3)Pawel Adamowicz

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