Il baratto delle semenze, dei bulbi e dei lieviti

Montebruno, un paesino ai più sconosciuto, una frazione della cittadina di Torriglia famosa invece per la canzone La bella di Torriglia … che nessuno se la piglia!: una comunità di poche centinaia di anime, che vivono con alle spalle il monte e davanti agli occhi il mare. Per metà contadini, per metà pendolari, in un territorio a cavallo di diverse aree geografiche ancora economicamente non ben definite.

La terra su cui sorge è un miscuglio di dialetti, di sentimenti ma in tutta questa varietà di idiomi si è costruita un’identità precisa e la voglia di non disperdere  tale patrimonio,  conservando la differenza tra semenza e semenza, tra attività di produrre e far riprodurre quello che la natura ha elargito nei secoli tra le mani dei contadini. E’ nata da ciò un’idea, scambiare i semi autoprodotti, le marze di frutti ed i lieviti fatti in casa. Qui non si compra o si vende, c’è solo il baratto che non va quantificato in valore monetario o commerciale, ma può valere quanto un “pizzico di felicità”.

Dai semi di zucca che a seconda della coltivazione possono diventare spugne naturali, a quelli dei fagioli, al peperoncino, alle spighe di grano e pannocchie e alle talee di piante o fiori, tutto si può avere senza sborsare un centesimo ma dare in cambio altri semi. E così la terra riconquista la sua importanza nella vita dell’uomo e l’essere contadino diventa una passione, oltre che un’opportunità. Ed è come vedere l’arcobaleno tra i tavoli espositivi, tanti colori, dai biondi cereali, al verde del basilico, al bruno dei fagioli, dei ceci, alle variopinte qualità di frutta, alla speciale patata quarantina.

Si è pensato così di istituire un “albo” dei custodi dei semi più originali aggiungendo la parola Mandillo e, quest’ultima, in genovese ha un significato preciso: veniva così definito quel pezzo di tela quadrato, come un fazzoletto ove venivano riposti soldi, chiavi di casa ed oggetti preziosi, che il contadino portava con se quando dalla campagna andava in città per vendere o comprare qualche cosa. Anche se poi bastava una stretta di mano per fare un affare, perché tra uomini onesti non occorrevano carte e documenti. Oggi la parola Mandillo trova posto nei menù dei ristoranti, ed è quel tipo di pasta sottile e delicata che si sposa con la salsa al pesto e pinoli.

In questo albo verranno inseriti i nomi dei coltivatori che tramanderanno l’esistenza di prodotti in via di estinzione o quasi, o già scomparsi dai mercati, come il fagiolino “balin”, lo zucchino costolato genovese, il pomodoro a fisarmonica e quello “marmand”. Saranno sfide dalle quali ognuno proverà ad uscirne vittorioso e dar così vita a nuovi prodotti dai sapori antichi e unici. Sarà una lobby di coltivatori e contadini che saranno pronti a tutelare il mondo delle sementi e che certamente sorprenderà sempre più.

A proposito di baratto

In tempo di guerra era facile che questo fosse un modo di pagare ciò non si trovava sul mercato, anzi “la borsa nera” imperava e molti si sono arricchiti. Ricordo però che in famiglia c’era zio Vittorio, o meglio era il fratello di nonna, che veniva dalla campagna per portarci frutta e verdura. Portava ceste di vimini, da lui intrecciate, sotto il braccio od appese ad un bastone ricurvo poggiato sulla spalla come due piatti a forma di bilancia, ed erano ricche di pomi profumati e di uova freschissime. Era per noi un giorno di festa anche perché portava molti dei suoi prodotti al farmacista del paese. Non voleva denaro in cambio ma chiedeva in regalo libri di poesie e di belle favole.

Non c’era baratto più piacevole per noi. Lo zio si sedeva su di una panchina in cemento posta lungo il perimetro della casa, ci disponeva a gambe incrociate intorno a lui, e leggeva, leggeva tante ed allegre filastrocche.

A questo punto parlare di agricoltura vuol dire guardare con occhio vigile a questa nostra terra così maltrattata, e cercare di capire se in questo nuovo millennio ci si può ancora immergere in quelle attività che i nostri vecchi avevano così tanto amato. Si può tornare a diventare imprenditori rurali trasformando anche le mentalità dei giovani, perché non è detto che l’economia tratta dalla terra non sia una forma di armonia e forza che l’essere umano deve e può ancora scoprire.

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