Clima. Alghe sosia per la salvaguardia del habitat marino

Prove tecniche di sopravvivenza. Alghe artificiali potrebbero, in futuro, essere gli strumenti della rigenerazione degli habitat naturali marini compromessi dal riscaldamento globale.

Questo è il primo risultato del progetto Will coralline algae reef mitigate climate change effects on associated fauna realizzato dall’Enea in collaborazione con il CNR e l’università britannica di Portsmouth.
60 alghe, sosia della specie chiave del Mediterraneo, la corallina E. elongata, sono state innestate nei fondali della Baia di Santa Teresa a La Spezia, per osservare la reazione degli ecosistemi marini al cambiamento climatico.

L’alga corallina E. elongata svolge un’azione di primaria importanza, per la produzione in fotosintesi del cosiddetto carbonio blu: tamponando la diminuzione del pH marino causato dall’aumento del CO2 nell’atmosfera, potrebbe aiutare alcune specie a resistere all’aumento della temperatura delle acque.

Realizzate con una struttura a base di carbonato di calcio e fronde sensibili in silicone di tipo alimentare e stampate in 3D, le alghe sosia sono state inserite nei fondali liguri per verificare se sarebbero state in grado di svolgere la funzione delle alghe naturali, ovverosia formare il fitoplancton e rendere ospitale l’ambiente marino per gli altri organismi marini, offrendo loro accoglienza, nutrimento e protezione.

Ed effettivamente il 61% degli innesti è stato colonizzato dagli organismi marini.  Ma il 42% delle alghe sosia ha risentito della diminuzione del pH marino, delle onde, delle correnti e di 2 picchi di calore di oltre 26°C, verificatesi tra giugno e agosto 2017.
Gli esemplari in 3D che hanno resistito agli stress climatici sono stati poi trasferiti nei laboratori acquari del Centro ricerche ambiente marino dell’ENEA di Santa Teresa, e inserite in ambiente che simula lo scenario ambientale critico previsto dagli studi climatici per il 2100, con temperature e acidificazione delle acque incrementate rispetto alle attuali già alte e osservate se riusciranno comunque, attraverso la fotosintesi, ad aumentare il pH marino, proteggendo gli organismi che vivono al suo interno.

I risultati saranno comunicati entro il 2019.

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