Green Deal europeo. Chi inquina paga

Il 14 luglio 2021, Ursula von der Leyen ha esposto il piano (modi e tempi) per realizzare il grande  Green Deal europeo.

Tutti i 27 Paesi membri hanno assunto l’impegno di fare dell’Unione il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, con la prima fase dell’abbattimento di almeno il 55% delle emissioni (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030.

Il traguardo provocherà una profonda trasformazione che secondo la Commissione comporterà “nuove opportunità per l’innovazione, gli investimenti e l’occupazione”, garantendo al tempo stesso il sostegno “a tutti i cittadini vulnerabili, affrontando le disuguaglianza e la povertà energetica e rafforzando la competitività delle imprese europee”.

L’ UE ha già tagliato le emissioni del 24% rispetto ai livelli del 1990 e parte delle iniziative da compiere, come la riduzione della dipendenza dal carbone per generare energia, sono già in atto. Attualmente produce l’8% delle emissioni globali, ma oltre all’ambizione del primato ecologico, spera “che il suo esempio inneschi una reazione ambiziosa da parte delle altre grandi economie quando si incontreranno a novembre a Glasgow per la prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite. Con gli investimenti nelle tecnologie per le energie rinnovabili stiamo sviluppando competenze e prodotti che andranno anche a vantaggio del resto del mondo”.

Il fondo europeo

La Commissione prevede “il nuovo Fondo sociale per il clima sosterrà i cittadini dell’UE più colpiti o a rischio di povertà energetica o di mobilità. Contribuirà ad attenuare i costi per le persone più esposte ai cambiamenti, al fine di garantire che la transizione sia equa e non lasci indietro nessuno”.

Il fondo fornirà “72,2 miliardi di euro di finanziamenti nel corso di sette anni per la ristrutturazione degli edifici, l’accesso a una mobilità a basse e a zero emissioni o anche un sostegno al reddito”.

“Oltre alle abitazioni, anche gli edifici pubblici devono essere ristrutturati affinché utilizzino di più le energie rinnovabili e siano più efficienti sotto il profilo energetico”.

La Commissione propone di:
imporre agli Stati membri di ristrutturare ogni anno almeno il 3% della superficie coperta totale di tutti gli edifici pubblici;
fissare un parametro di riferimento del 49% di energie rinnovabili negli edifici entro il 2030;
imporre agli Stati membri di aumentare dell’1,1% all’anno, fino al 2030, l’uso di energie rinnovabili per il riscaldamento e raffrescamento.

La tabella di marcia

La mobilità

La Commissione per ridurre le emissioni di gas serra di automobili e furgoni prevede:
riduzione del 55% delle automobili e del 50% dei furgoni entro il 2030;
zero emissioni prodotte dalle automobili; quindi stop alle macchine a benzina e diesel, sostituite da quelle a nuova tecnologia (elettriche), entro il 2035.

Traffico su strada – La Commissione promuove la diffusione (e quindi la crescita del mercato) dei veicoli a emissioni zero e a basse emissioni. Quindi è necessario creare le infrastrutture necessarie per i cittadini per ricaricare i veicoli di questo tipo, per viaggi brevi e lunghi.
Dal 2026 al trasporto su strada si applicherà lo scambio di quote di emissione, con il risultato di attribuire un prezzo all’inquinamento, stimolare l’uso di carburanti più puliti e indirizzare gli investimenti verso le tecnologie pulite.

Trasporto aereo – La Commissione propone “di fissare il prezzo del carbonio per il settore del trasporto aereo, che finora ha beneficiato di un’esenzione, e di promuovere i carburanti sostenibili per l’aviazione, con l’obbligo di passare a miscele di carburanti sostenibili per tutti i voli in partenza dagli aeroporti dell’UE”.

Settore marittimo – Per garantire un contributo equo del settore marittimo allo sforzo di decarbonizzazione della nostra economia, la Commissione propone di estendere l’applicazione del prezzo del carbonio a questo settore. Per i porti principali la Commissione fisserà inoltre obiettivi in materia di fornitura di energia elettrica da impianti di terra alle navi, così da ridurre l’utilizzo di carburanti inquinanti che danneggiano anche la qualità dell’aria a livello locale.

“Con la transizione ai trasporti verdi creeremo imprese leader a livello mondiale in grado di servire un mercato globale in crescita. Collaborando con i nostri partner internazionali ridurremo insieme le emissioni prodotte dal trasporto marittimo e aereo in tutto il mondo”.

L’industria

Le misure seguono un principio fondamentale: rendere l’inquinamento più costoso e le opzioni verdi più allettanti per i 25 milioni di imprese e quasi mezzo miliardo di cittadini del blocco.

“Intendiamo realizzare i nostri ambiziosi obiettivi climatici evitando che gli sforzi compiuti dalla nostra industria per ridurre le emissioni siano compromessi dalla concorrenza sleale all’estero. Pertanto la Commissione propone un meccanismo per garantire che anche le imprese che importano nell’UE da paesi con norme climatiche meno rigorose debbano pagare un prezzo del carbonio”.

L’edilizia

La transizione verde comporterà una profonda trasformazione oltre che nei settori dell’energia e dei trasporti anche nel campo, dell’edilizia e le ristrutturazioni. In questo campo nuovi modelli di sviluppo porterebbero a:
35 milioni di edifici da ristrutturare entro il 2030;
160mila posti di lavoro verdi creati nel settore dell’edilizia.

Il nuovo sistema energetico (più pulito)

Questi gli obiettivi:
40% di energia rinnovabile il 36% di efficienza energetica entro il 2030;

Per raggiungerli la Commissione propone “la diffusione dei combustibili rinnovabili, come l’idrogeno nell’industria e nei trasporti, e prevedono nuovi obiettivi. Inoltre, la riduzione del consumo energetico è essenziale per far diminuire sia le emissioni che i costi dell’energia per i consumatori e l’industria. La Commissione propone di aumentare gli obiettivi vincolanti di risparmio energetico a livello dell’UE e di renderli vincolanti, con l’intento di conseguire una riduzione complessiva del 36% entro il 2030”.

Il regime fiscale deve sostenere la transizione verde. La proposta della Commissione è quella di fornire “adeguati incentivi; con l’allineamento delle aliquote fiscali minime per il riscaldamento e i trasporti ai nostri obiettivi climatici, badando nello stesso tempo a mitigare l’impatto sociale e ad aiutare i cittadini vulnerabile”.

Il lungo iter legislativo delle raccomandazioni

La Commissione presenterà il proprio piano di raccomandazioni al Parlamento europeo e quindi al Consiglio (composto dai rappresentanti dei 27 Stati membri), come prevede la procedura.

Se queste ultime istituzioni si troveranno d’accordo sulle proposte, queste saranno adottate. Altrimenti si passerà a una seconda lettura, nel corso della quale se ancora non si giungerà all’accordo, la proposta sarà sottoposta all’esame di Comitato di conciliazione, formato dai rappresentanti del Parlamento e del Consiglio in parti uguali. Al comitato partecipano anche i membri della Commissione. Quando il Comitato raggiunge l’accordo, il testo è trasmesso al Parlamento e al Consiglio per una terza lettura. Quindi la legge viene adottata.

 

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