Il campione si è spento ma Pablito ci sarà sempre

Basta credere nella forza della memoria e così nulla si può perdere. Anche un solo attimo della nostra vita resta impresso nella propria esistenza. Ci sono tanti modi per metabolizzare un dolore, ma adesso è troppo presto per farlo, la notizia è caduta dall’alto, senza preavviso, è sprofondata nel cuore di tutti, sportivi e no, ha fatto un male tale da porsi la domanda: “ma è proprio vero?”

Sì, purtroppo, Paolo Rossi, non c’è più, ma nessuno potrà cancellare le sue gesta, il suo sorriso, la sua delicatezza nel parlare, la sua riservatezza nel dolore, la sua grande forza nel superare quei due anni di ‘prigione’ lontano dal calcio, dal suo mondo, dalla sua vita.

Il compito che ci accingiamo a fare è quello di raccontare un breve incontro, uno sfiorare la sua mano per un saluto, un impercettibile cenno del capo, quasi un inchino fatto davanti ad un ragazzo che da lì a 5 anni sarebbe diventato un mito dal nome semplice e delicato Pablito.

Ed oggi non posso far altro che dire: “Io c’ero”.

Ma dove e quando? Era il 6 novembre del 1977. Le mie domeniche e quelle di mio marito, referee dell’AIA, erano vissute sui gradoni delle tribune degli stadi, ed anche quando il mio compagno non arbitrava, immancabilmente il calcio faceva sempre parte di noi.

Ogni anno, ci recavamo a fare le cure termali in quel di Montegrotto, e se il Padova non giocava in casa ci si spostava a Vicenza o Verona. Quella prima domenica di novembre si disputava la gara Lanerossi Vicenza – Lazio, e di buon mattino partimmo per Vicenza, visitammo la città, e poi andammo allo stadio Menti. Fu una gara bella e combattuta dal primo minuto alla fine, e al 22’, a portare in vantaggio la squadra di casa, fu Paolo Rossi con un gol fatto di scaltrezza, velocità, sue prerogative innate.

Vinse per 2 a 1 l’undici biancorosso, ma il protagonista principale fu quel centravanti che attirò su di sé molte attenzioni nonostante non avesse il fisico del goleador tradizionale. A fine gara scendemmo negli spogliatoi, mio marito salutò il collega Gonella che aveva arbitrato l’incontro, e chiese di complimentarsi con il giovane attaccante.

Lui uscì dallo stanzone da dove provenivano urla di gioia, e con i capelli ancora bagnati strinse la mano di mio marito e sfiorò la mia, io abbassai il capo, quasi ad inchinarmi davanti a quel volto scavato e sorridente, senza sapere che nel 1982 davanti a lui si sarebbe inchinato il mondo.  Allora non sapeva quanto gli anni successivi, con addosso la maglia del Perugia, sarebbero stati per lui l’avversario più difficile da affrontare, ma sapendo di non aver commesso nulla di grave, si convinse che a lui il domani gli avrebbe reso in dono qualcosa di più grande e con gli interessi.

Raccontare ora l’epopea di quel mondiale, il suo trionfo, i premi ricevuti, le tante altre sue vittorie prestigiose, vorrebbe dire riscrivere tutto ciò che i giornali e i libri, compresi i suoi, hanno già fatto sapere a tutto il mondo. A me resta l’immagine di quel giovane uomo e che mi suscitò un totale senso del rispetto dovuto ad una brava persona.

Ci sono due modi per vivere la vita, Paolo Rossi ha saputo inghiottire il male ricevuto senza provare rancore e odio per coloro che gli aveva fatto un grave torto, ma ha saputo gioire di essere annoverato tra i campioni con la C maiuscola, senza cambiare una virgola del suo carattere, aggiungendo il suo grazie a quanto la vita gli ha regalato.

L’amore per il prossimo, la consapevolezza che perdonare vale più del chiedere risarcimenti; dall’immagine di questo ragazzo, i giovani devono trarre una lezione: non ci sono interessi o convenienze che fanno grandi gli uomini, ma solo il saper lottare con forza senza rinunciare alla propria dignità, solo così potranno respirare un’aria pulita e scrivere una storia che gli anni non riusciranno a cancellare.

Sì, adesso posso veramente piangere perché il campione non c’è più, ma l’uomo ed il sorridente “Pablito” so che ci sarà per sempre.

Foto di copertina: Open

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Una risposta

  1. Avatar Maria Buttò ha detto:

    Articolo bellissimo. L’autrice è riuscita a descrivere in una pagina la vita di Paolo Rossi facendola diventare una poesia.
    Spero che i giovani , come si faceva una volta, imparino a memoria questa poesia.

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