Il bando è stato revocato. Ma a che prezzo?

È una notizia che le donne iraniane potranno rientrare negli stadi – ma soltanto per assistere alle partite di calcio internazionali – dopo il bando entrato il vigore nel 1979 con la rivoluzione teocratica dell’imam e poi ayatollah Khomeyni (1902-1989)? Soprattutto ci chiediamo: dopo la morte della tifosa Sahar Khodayari, che sapore ha la notizia che il bando è stato revocato?

Sahar Khodayari aveva 29 anni. Era una tifosa  e per assistere a partita di calcio della sua squadra l’Esteghlal di Teheran – allenata dal tecnico italiano Andrea Stramaccioni – il 12 marzo scorso era ricorsa al travestimento, entrando allo stadio Azadi vestita da uomo, fermando l’attimo con dei selfie, Riconosciuta era stata denunciata, processata e condannata a 6 mesi di reclusione per oltraggio al pudore: specifica Amnesty International per “aver commesso un atto peccaminoso non indossando l’hijab in luogo pubblico” e di “offesa a pubblici ufficiali” . Appreso il verdetto, per protesta, Sahar si è data fuoco riportando ustioni di 3° grado nel 90% del corpo, alla quali non è sopravvissuta: il 10 settembre giungeva la notizia della sua scomparsa.

Nonostante i segnali di apertura

Quando Sahar è entrata allo stadio vestita da uomo e, soprattutto, quando ha pubblicato i selfie, pensava, probabilmente, che i tempi fossero maturi per contribuire, senza gravi ripercussioni, alla battaglia delle donne per ottenere il diritto di andare allo stadio; un’iniziativa presa già in altre occasioni calcistiche da altre donne, incoraggiate da vari segnali di apertura da parte della Repubblica Islamica dell’Iran: nell’ottobre 2018, a 300 donne di Teheran era stato concesso di assistere all’amichevole della nazionale contro la Bolivia.  In quell’occasione il CT della squadra sudamericana, Carlos Queiroz, aveva augurato che quel permesso segnasse “l’inizio di una nuova era”. A novembre, scriveva l’Agi, molte di più avevano potuto seguire dal vivo le finali della Champions League asiatica, anche se in un settore separato da quello degli uomini. E  l’anno si chiudeva con la presentazione della squadra di calcio femminile iraniana, secondo l’agenzia di stampa Isna pronta ad affrontare in una partita amichevole la Russia, scontro propedeutico alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

La revoca parziale del bando

La morte di Sahar ha suscitato grande commozione in Iran e nel mondo e ha rafforzato le pressioni della Fifa: il presidente, lo svizzero Gianni Infantino, che da tempo chiedeva all’Iran l’accesso allo stadio per le donne, ha contestato ancora più clamorosamente e severamente il bando iraniano, fin quando il 19 settembre 2019 il ministro dello Sport persiano, Masoud Soltanifar, ha annunciato che tutto è stato fatto “affinché le donne, inizialmente solo per le partite internazionali, possano entrare negli stadi di calcio”. La prima partita potrebbe essere Iran-Cambogia per la qualifica ai Mondiali il prossimo 10 ottobre.

Ma le leggi contro le spose bambine e la violenza sulle donne non arrivano

Una vittoria, per di più parziale, nei confronti di una battaglia, quella dei diritti delle donne in Iran, che si annuncia lunga e difficile.  Tayyebeh Siavoshi, presidente della Commissione parlamentare degli affari femminili, parlando con l’Ansa, ha ricordato i progetti di legge volutamente fermi: contro il fenomeno delle spose bambine, ancora diffuso in Iran tra le classi più svantaggiate e in alcune zone rurali; il “bilanciamento dei diritti fra uomini e donne in caso di divorzio”, la normativa vigente consente soltanto agli uomini di chiedere il divorzio, salvo nei casi “in cui le donne riescano a provare in modo affidabile che i loro mariti non adempiono i loro doveri e obblighi coniugali”, ossia in casi eccezionali; e, infine, si è arenato il disegno di legge sulla violenza contro le donne “che il Parlamento ha inviato alla magistratura per la ratifica ma da mesi aspettiamo la risposta”.

In Iran l’ultima parola, infatti, spetta al Consiglio dei Guardiani della Costituzione, composto da 6 teologi scelti dalla Guida Suprema e 6 giudici eletti dal Parlamento tra i giuristi nominati a loro volta dalla Guida Suprema: la Guida Suprema rappresenta la carica più alta della Costituzione iraniana ed è ricoperta dall’ ayatollah, il grado più elevato del clero sciita, l’ attuale è Ali Khamenei.  Il Consiglio dei Guardiani ha il compito di verificare la compatibilità delle leggi con la Costituzione e con le regole islamiche.  Tutte le leggi in Iran, pur votate dall’Assemblea parlamentare devono essere approvate dal Consiglio.

Un arresto illegale

Ma non c’è, né mai c’è stata una legge che vietasse alle donne di entrare in uno stadio: pertanto l’arresto di Sahar, come quello di altre donne è stato “illegale”, ha spiegato l’avvocato iraniano Mohammad Saleh Nikbakht, dovuto soltanto “agli usi e costumi, alla tradizione e alla mentalità”; vale a dire che credenze dettate dall’ignoranza e/o dall’ opportunismo politico verso il dispotico regime  hanno spezzato la vita a una donna di 29 anni. Che almeno il ricordo del suo sacrificio rimanga per sempre.

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