L’anticonvenzionale Beppe Fenoglio. Un uomo oltre il suo tempo

Beppe Fenoglio (1922 – 1963) è l’autore del libro Il partigiano Johnny romanzo tra i più importanti scritti sulla Resistenza e che l’autore, per primo, chiamò guerra civile, come oggi tutti gli storici riconoscono sia stata, ma non quando il testo fu pubblicato postumo. Lo stesso titolo, fu deciso dalla casa editrice Einaudi che lo portò nelle librerie nel 1968.

Il partigiano Johnny è Fenoglio stesso che venne arruolato nel 1943, costretto a lasciare gli studi universitari (Facoltà di Lettere presso l’Università di Torino). Dopo l’8 settembre, dispersosi il reparto di addestramento al quale apparteneva, si unì ai partigiani: dapprima ai rossi delle Brigate Garibaldi  poi agli autonomi o badogliani del 1° Gruppo divisioni Alpine.

Combatté fino alla fine della guerra nelle Langhe (era nato ad Alba, protagonista con il suo mondo rurale e il movimento della Resistenza della sua narrativa) e grazie alla sua conoscenza dell’inglese fu interprete e uomo di collegamento tra le forze angloamericane e il gruppo partigiano.

Leale ai suoi principi e fedele alla sua pozione di partigiano azzurro, al referendum istituzionale del 1946 votò per la monarchia.

Cessata la guerra riprese gli studi universitari ma presto decise di dedicarsi esclusivamente alla attività letteraria, componendo e traducendo dall’inglese. La laurea in Lettere la ricevette postuma, ad honorem, nel 2005 dall’Università di Torino. Così come postuma è la sua fortuna.

Pubblicò fin dal 1949, prima con Bompiani con lo pseudonimo di Giovanni Federico Biamonti, poi con l’Einaudi dal 1950, nella collana Gettoni dedicata ai giovani autori creata dallo scrittore Elino Vittorini, e dal 1959 con Garzanti con la quale firmo un contratto quinquennale.

Tuttavia, la sua scrittura, oggi riconosciuta come un fenomeno della nostra letteratura del Novecento, non venne apprezzata da tutti i suoi colleghi contemporanei; persino un intellettuale anticonformista e illuminato come Pier Paolo Pasolini (coetaneo più giovane di solo 4 giorni) la criticò, per mancanza di chiarezza (Descrizioni di descrizioni, raccolta postuma di recensioni di PPP nel periodo 1973 – 75, riedito da Garzanti nel 2006).

Opposto il giudizio di Piero Negri Scaglione che nella biografia dedicata a Fenoglio, Questioni Private (ed. Einaudi), esalta la sua scrittura per la” limpidità del dire, esattezza di termini”.

Mette tutti d’accordo, a nostro esile parere, l’accademico Flavio Santi, il quale nell’articolo La guerra delle parole del partigiano Fenoglio ( sul magazine della Treccani) scrive: “Itanglese, Itangliano, italiese, inglesiano, Fenglese, Fenogliano: già il fatto che siano stati dati così tanti nomi alla lingua forgiata da Beppe Fenoglio nel Partigiano Johnny ne evidenzia il carattere di singolare eccezione nel panorama della letteratura italiana del secondo Novecento”.

Fenoglio ebbe vita difficile che forse, lo portò ad una morte precoce, giunta alla vigilia del suo quarantunesimo compleanno. Il suo apparato respiratorio congeneticamente delicato, era aggravato dalle 50 alle 60 sigarette al giorno che consumava soprattutto quando scriveva. Oltre all’asma bronchiale e al problema alle coronarie, sopraggiunse il tumore ai bronchi. Si spense a Torino il 18 febbraio 1963.

Fece appena in tempo a trascorrere un po’ di tempo con la figlia Margherita, nata nel ’61, alla quale dedicò 2 brevi racconti, La favola del nonno e Il bambino che rubò uno scudo.

Alla Resistenza, Fenoglio dedicò le opere Primavera di bellezzaUna questione privataI ventitré giorni della città di Alba e Il partigiano Johnny, il suo capolavoro e che, come tale, supera i confini del fatto storico per espandersi nell’analisi dell’essere umano.

Una capacità dimostrata anche dall’ intuizione di definire fin da subito la Resistenza, Guerra Civile.  Bisognerà arrivare agli anni Novanta del secolo scorso per l’assunzione del termine dalla storiografia ufficiale, con il saggio Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, dello storico italiano Claudio Pavone, pubblicato nel 1991.

Lo stesso vale per il suo linguaggio, anticipatore dell’attuale. Ecco l’incipit del racconto Ferragosto, tra quelli esaminati da Pier Paolo Pasolini, giudicato di una profondità testuale oscura: “Finalmente la corriera per Rodello. Era una corriera delle prime, tutta spigoli e con la portiera sul didietro, e l’autista era poco meglio di un carrettiere. Con Toni si conoscevano perché si parlarono da mezzi amici, mentre quello sulla predella forava i biglietti…”. Un breve assaggio di prosa lirica, come solo il linguaggio scabro e privo di retorica riesce a donare.

Considerando, inoltre la posizione di partigiano azzurro, estraneo ed estromesso ai dogmi dei due schieramenti ideologici che tanto hanno condizionato la lettura dei fatti della Seconda guerra mondiale, ci porta a pensare che Fenoglio non è stato un uomo del suo tempo, ma piuttosto un anticipatore dei tempi.

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