La potenza intellettuale e artistica di Elias Canetti
Autodafé, il libro più noto di Elias Canetti, scrittore premio Nobel, veniva pubblicato nel 1935. Ambientato tra il 1921 e il 27 a Vienna, città che la famiglia Canetti amava profondamente, pur non essendo la loro città di origine.
Come per tanti ebrei altrettanto illustri – uno per tutti Freud, il padre della psicanalisi nato in Moravia – i Canetti consideravano la Vienna di quegli anni la capitale europea della cultura.
Canetti era nato in Bulgaria, a Ruse, il 25 luglio 1905 (altro anniversario tondo), da genitori sefarditi, il padre Jacques di origini turche, la madre Mathilde (Masal) Arditti, di origini livornesi.
Rimase presto orfano di padre, e lui primogenito di tre figli, strinse un fortissimo rapporto con la madre che danneggiò entrambi.
La lingua salvata
Da piccolo Elias (che diventerà poliglotta) parlava il ladino e lo giudeo-spagnolo (lingue con sfumature diverse), ma presto prese confidenza con il tedesco, lingua che i genitori parlavano tra loro, abitudine germogliata nel corso dei loro studi a Vienna.
Il tedesco diventerà la sua lingua letteraria. La lingua salvata, come intitolò il primo volume della sua autobiografia (seguiranno Il frutto del fuoco, Il gioco degli occhi e Party sotto le bombe), uno dei testi più intensi della letteratura europea del Novecento, esposto con scrittura limpida ed esattissima, dal periodare originale quanto elegante, rivela il “salvataggio” di quella lingua che sarà il suo codice artistico.
Il bando del nazismo, rimandò il successo di decenni
Autodafé, suo unico romanzo, il cui titolo originale Die Blendung si traduce letterlamente con L’accecamento, tradotto in italiano e in altre lingue con Autodafé, deciso dallo stesso Canetti, venne bandito dai nazisti, ebbe ampia diffusione e fortuna letteraria negli anni Sessanta. Di grande forza narrativa, anche in virtù dell’innesto di elementi grotteschi e demoniaci che richiamano la letteratura russa del XIX secolo, come testimoniò lo stesso autore, dichiarandosi debitore di Fëdor Dostoevskij.
Chimico come Primo Levi. L’opera di una vita
Chimico come Primo Levi, ma a differenza dello scrittore italiano, Canetti si dedicò soltanto alla scrittura; e della sua produzione quella che considerava “l’opera di una vita” è il saggio Massa e Potere, per i tanti anni che impiegò nella composizione.
Nel testo monumentale, Canetti, rifacendosi all’antropologia, sociologia, mitologia, etologia e alla storia delle religioni, dimostra i principi che sono alla base del potere, partendo dalla dimostrazione che la costituzione di una massa è la risposta di un istinto naturale dell’essere umano, della stessa potenza di quello della sopravvivenza.
Il Premio Nobel
Nel 1981 gli venne assegnato il Premio Nobel per la Letteratura per “le opere contraddistinte dalla visione ampia, dalla ricchezza di idee e dalla potenza artistica”.
Oltre che scrittore e saggista, fu drammaturgo e aforista. Un artista e grande intellettuale.
A Zurigo. Accanto a James Joyce
Visse fin da piccolo in varie città europee, dal 1952 cittadino britannico, alla fine degli anni Ottanta ritornò definitivamente a Zurigo che amava (lodava la Svizzera per la sua neutralità) e qui concluse la sua esistenza nel 1994 e vi riposa, nel cimitero di Fluntern sullo Zürichberg, accanto alla tomba di James Joyce.
Alla Biblioteca centrale della città elvetica ha lascito il proprio fondo librario.
