L’università di Rebibbia di Goliarda Sapienza
Goliarda Sapienza volle raccontare la sua esperienza carceraria in L’ università Rebibbia, libro che nel 1983 ricevette un’importante recensione dal Ministero della Giustizia che lo ritenne una pubblicazione scientifica.
La scrittrice e attrice (Catania, 10 maggio 1924 – Gaeta, 30 agosto 1996), aveva 55 anni quando nel 1980 fu condotta in cella per furto. Aveva rubato i gioielli di una sua amica e rivenduti approfittando di un documento, a sua volta sottratto, alla pittrice Titina Maselli, sorella del famoso regista Francesco, detto Citto, con il quale Goliardia ebbe una relazione sentimentale lunga più di diciotto anni.
A Rebibbia il riscatto emotivo
L’esperienza in carcere per Goliarda Sapienza, che aveva alle spalle una vita sofferta con due tentativi di suicidio, fu un riscatto emotivo. Si sentì accettata e compresa dalle proprie compagne di reclusione più che dal suo consueto ambiente intellettuale. Tra le sbarre la scrittrice trovò la gratificazione desiderata, vivendo in “una piccola comunità dove le proprie azioni vengono seguite e approvate quanto giuste, insomma, riconosciute”, come scrisse in L’università di Rebibbia.
Rubò per necessità. Goliarda era in gravi ristrettezze economiche perché aveva lasciato la recitazione.
Nel 1941, a Roma con la madre, aveva seguito i corsi dell’Accademia d’arte drammatica ed era diventata attrice di teatro e di cinema. Ma volle dedicarsi completamente alla scrittura e dal 1969 al 1976 s’impegnò a quello che, pubblicato integralmente postumo, sarà considerato il suo capolavoro, L’arte della gioia, a lungo senza collocazione editoriale nonostante gli elogi profusi dagli amici esperti a cui era dato da leggere.
La fatica di Pellegrino per pubblicare il capolavoro
Nel 1979 la scrittrice aveva sposato il grecista, attore e scrittore, Angelo Pellegrino, conosciuto quattro anni prima. Fu Pellegrino ad adoperarsi per la pubblicazione de L’arte della gioia: Stampa Alternativa ne editò nel 1994 la prima parte, per pubblicarlo in versione integrale nel 1998, con il sottotitolo Romanzo Anticlericale.
L’arte della gioia contiene tutta la prima metà del Novecento italiano, attraverso il racconto della vita della protagonista, Modesta che non si piega al suo destino avverso e alle convenzioni religiose e sociale; fu ritenuto libro scabroso (sembra che sia stato uno dei motivi della latitanza editoriale della prima ora) e di difficile lettura per lo stile caratterizzato dalla sovrapposizione di diversi generi letterari.
XXI secolo, il grande successo
Ma nei primi anni del XXI secolo iniziò il grande successo.
Alla messa in onda su Rai Educational del programma Goliarda Sapienza. L’arte di una vita (2002), per la regia di Manuela Vigorita per il ciclo Vuoti di memoria, cui seguì la ristampa de L’arte della gioia, nel 2003, ancora da Stampa Alternativa; nel 2005 e 2006 la versione in tedesco grazie all’editrice Waltraud Schwarze e, quindi, in Francia per Viviane Hamy. La fortuna estera portò alla ristampa in Italia, nel 2009, per Einaudi e nel 2014 con la prefazione di Angelo Pellegrino.
L’operosità di quest’ultimo ha reso possibile la pubblicazione di tutta la produzione letteraria di Goliarda Sapienza, la quale negli ultimi anni della sua vita ha insegnato recitazione all’Accademia Silvio D’Amico, avendo fra i suoi allievi e allieve, l’attrice Valeria Golino che ha curato la regia della – molto celebrata – trasposizione cinematografia de L’arte della gioia, prodotta da Sky Studios (disponibile come serie sulla piattaforma Now) e da Viola Prestieri per HT Film.
Mentre in Fuori del regista Mario Martone, sceneggiato da Ippolita di Majo, film selezionato per concorrere al Festival di Cannes 2025 (dal 13 al 24 maggio), Valeria Golino interpreta la stessa Goliarda, essendo la narrazione cinematografica liberamento tratta da L’università di Rebibbia e da Le certezze del dubbio, della stessa scrittrice siciliana.
Fermarsi è correre ancora di più
Fu profeta di sé stessa Goliarda Sapienza quando compose i versi: Non sapevo che il buio non è nero, /che il giorno non è bianco, /che la luce acceca /e che il fermarsi è correre ancora di più.
Immagine: la scrittrice Goliarda Sapienza

