Formazione. Verso la cultura della territorialità

Tempo di maturità, tempo prossimo per le iscrizioni all’università. Già da aprile 2020, ancora in fase di confinamento, si sono iniziate a fare ipotesi e congetture sull’eventuale perdita di iscrizioni accademiche, dovuto alla crisi pandemica che si fa crisi economica, che si fa crisi socio-culturale. Tuttavia, proprio perché stiamo vivendo una condizione socio-economica che non si era mai verificata dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ci si può affidare a “l’audacia della speranza” sia da un punto di vista speculativo che operativo.

Non sarebbe auspicabile negare il vissuto tragico per molti, sconvolgente e disorientanti per tutti, non sarebbe sano e moralmente corretto, ma proprio partendo dal recente stato pandemico, si può iniziare a ri-pensare il costume, i percorsi e, soprattutto, focalizzare i punti essenziali della vita di una persona: competenza e solidarietà. Ma come in questi temi è emerso, dalle acque collettive, la titanica importanza della conoscenza e della sua applicazione, il saper essere, il sapere relazionarsi ed interagire con il prossimo con razionalità e sensibilità.

Il grande insegnamento per i maturandi 2020 dovrebbe essere il rinsaldare la necessità individuale e sociale di formarsi in modo adeguato nel rispetto dell’altro e in una visione benefica per la società. Potrebbe essere anche motivo di rinvigorire gli atenei a livello territoriale, limitando l’emigrazione educativa.

Il recupero della territorialità, anche a livello universitario, è un’occasione di ri-vedere il proprio stile di vita, senza rinunciare alla formazione.

Un piano di interventi che dia risalto all’innovazione, al rilancio del tessuto territoriale e, pertanto, anche a quello educativo che rafforzi lo studio “di prossimità”, può rappresentare una nuova forma di ricchezza socio-economica, contro l’abbandono sociale e l’incuria generale. Parliamo, dunque, sia di investimenti a livello nazionale, regionale, locale che domestici.

Laddove possibile, non dimenticare mai che la conoscenza e le competenze sono la base di un mondo sempre più sorretto dalla complessità che richiede strumenti adeguati per gestirla, interpretarla, così da indirizzarsi verso un progresso individuale e collettivo.

 

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