Chirurgia da sveglio. Il robot Da Vinci Xi

Robot chirurgico asporta un tumore su una paziente sveglia. Per motivi respiratori la donna non poteva essere sottoposta alla anestesia totale. È successo (con successo) a Torino, presso l’Urologia universitaria dell’ospedale Molinette.

La paziente aveva già sofferto di un tumore polmonare risolto con l’asportazione dell’organo. Ma da tempo soffriva di un’altra formazione, questa volta al rene, in crescita continua ma che non poteva essere esportata per non sottoporla a un intervento con anestesia generale che per i suoi ovvi problemi respiratori avrebbe messo la sua vita in serio pericolo.

Ma la massa tumorale aveva ormai superato i 5 centimetri ed era molto profonda; stava compromettendo la funzione del rene, oltre a comportare il rischio di metastasi. Era necessario intervenire, ma in che modo?

L’intervento lo spiega lo stesso Paolo Gontero, direttore dell’Urologia universitaria dell’ospedale torinese ad agi.it. “Quando esaminai la documentazione, dissi subito alla paziente che il caso era oltremodo complesso poiché la chirurgia robotica, l’unica tecnologia che ci avrebbe permesso di asportare un tumore di quelle dimensioni in modo mini-invasivo salvando il rene, non era mai stata utilizzata in un paziente sveglio e pertanto non ero in grado di garantire la fattibilità dell’intervento”.

“La scelta del sistema robotico Da Vinci era obbligata – prosegue Paolo Gontero – poiché non ritenevo sicuro dal punto di vista oncologico adottare la tecnica laparoscopica pura per il rischio di ‘diffondere’ il tumore, trattandosi di una ‘massa a contenuto liquido’ in una paziente che rischiava di muoversi durante l’intervento. Per contro, la chirurgia ‘tradizionale’ a cielo aperto esponeva a un rischio troppo alto di complicanze”.

L’intervento chirurgico, dunque, è stato eseguito ricorrendo alla tecnica retroperitoneoscopica con il robot Da Vinci Xi e l’utilizzo di 4 braccia, con la guida della tecnologia della ricostruzione tridimensionale delle immagini. Il tumore è stato completamente asportato e il rene salvato.

La pazienta è stata vigile e ha seguito l’intervento che è andato avanti per 2 ore, comunque sottoposta all’anestesia periferica affinché non sentisse dolore e restasse immobile, altrimenti i bracci robotici non avrebbero potuto operare in sicurezza.

Il problema cruciale per questo tipo di paziente, dicevamo, era proprio raggiungere il livello di anestesia periferica. Gli anestesisti Roberto Balagna, direttore di Anestesia Rianimazione Ospedaliera e Luca Brazzi, direttore di Anestesia Rianimazione Universitaria hanno raggiunto l’ obiettivo ricorrendo a una tecnica innovativa che ha permesso un “blocco anestetico spinale toracico continuo”rendendo così la paziente “insensibile” nella zona del rene.

Il sistema robotico Da Vinci Xi

Il sistema robotico Da Vinci Xi è, a oggi, rappresenta la versione più evoluta della chirurgica robot- assistita.

Funziona se attivato da un chirurgo esperto attraverso la postazione preposta (detta console chirurgica) dove dal monitor riceve le immagini tridimensionali ad altissima definizione (migliori della vista umana a occhio nudo) del campo operativo e manovra i bracci del robot collegati agli strumenti endoscopici introdotti nel corpo del paziente attraverso piccole incisioni.

Il robot comprende le 3 seguenti parti:

la console chirurgica, dove opera il chirurgo, il quale osserva il campo operatorio tramite il monitor dell’endoscopio 3D, che gli permette di vedere anche le parti più piccole difficilmente visibili a occhio nudo e manovra il sistema attraverso 2 manipolatori e i pedali che guidano la strumentazione;

il carrello paziente, che sostiene le 4 braccia del robot che eseguono materialmente l’intervento. Sono mobili e interscambiabili dotati di strumenti in grado di replicare i 7 gradi di libertà – ossia i movimenti – delle dita di una mano e di polsi in grado di roteare a 360°;

il terzo e ultimo elemento del robot è il carrello visione che contiene l’unità centrale di elaborazione e un sistema video Full HD.

L’intervento di Torino, come altri già avvenuti e riportati da abbanews. eu dimostrano alcuni dei motivi per i quali la chirurgia robotica rende possibili interventi altrimenti ineseguibili.

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