AraBat. Recuperare e riciclare le terre rare con le bucce di arance

Si è conclusa la votazione popolare del Green Alley Award, che premia le startup più innovative nell’ambito dell’economia circolare dal 2014.

Dal voto del pubblico emergerà una delle 6 aziende finaliste, che presenterà le proprie caratteristiche a Berlino il 25 aprile 2024, quando verrà proclama la startup dell’anno, più altre cinque selezionate dal comitato di esperti del premio.

Tra le 20 finaliste del voto popolare troviamo due aziende italiane, una delle quali è AraBat.

AraBat. Riciclare le batterie di lito esauste 

AraBat è un’azienda di Foggia (Puglia) che recupera metalli preziosi dalle batterie agli ioni di litio esauste, tramite le bucce delle arance. Un processo particolarmente interessante, considerando che la transazione ecologica della mobilità si basa, ad oggi, quasi esclusivamente sull’elettrico.

Presto  saranno tantissime queste batterie sul mercato, composte, come è noto, dalle cosiddette terre rare, i metalli preziosi per limitata diffusione e difficoltosa estrazione come il litio, il cobalto, il manganese o il nichel che AraBat riesce a recuperare, riciclare e vendere grazie all’ulteriore riciclo degli scarti agroalimentari.

Bucce di arancia. Ed è rivoluzione

Il riciclo avviene attraverso la tecnologia messa a punto dall’azienda pugliese, basata sulle bucce di arancia e conseguente acido citrico, in grado di rivoluzionare i sistemi di pirometallurgia e idrometallurgia. Entrambi usati per l’estrazione dei metalli, tali sistemi sono costosi, ad alto impatto ambientale e, soprattutto il primo, altamente inquinanti per l’inevitabile impiego degli acidi.

AraBat sostituisce questi acidi inorganici con quello organico ottenuto dagli agrumi, l’acido citrico appunto, unito alla buccia dell’arancia essiccata al forno e macinata.

La buccia di arancia contribuisce alla lavorazione attraverso la cellulosa e i suoi antiossidanti naturali.

La prima (contenuta in tutte le piante è, dice il CNR, il biopolimero più diffuso in natura) termo convertita in zuccheri durante il processo di estrazione, agevola il recupero dei metalli. I secondi costituiti da flavonoidi e acidi fenolici contribuiscono alla riuscita del riciclo che ci restituisce “carbonato di litio, idrossido di cobalto, idrossido di manganese e idrossido di nichel (e altri composti, in via di studio) a elevata purezza” come spiega l’azienda.

Verso la produzione industriale

Ancora l’azienda avvisa che ha “completato la validazione della propria tecnologia ed è attualmente orientata al proprio scale-up industriale attraverso test di impianto pilota per il dimensionamento industriale”.

Tra i tanti riconoscimenti ottenuti finora AraBat – il cui progetto ecologico e innovativo è stato messo a punto presso il Facility Center dell’Università di Foggia – ha vinto il Premio Nazionale Innovazione e il Premo Iren Cleantech & Energy.

 

 

 

 

Immagine: Parte del team di AraBat azienda innovativa che attraverso gli scarti organici recupera e ricicla i componente delle batterie al litio esauste, composto da Raffaele Nacchiero, Giovanni Miccolis, Leonardo Renna, Vincenzo Scarano e Leonardo Binetti – Foto dalla pagina Facebook di AraBat

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