Ursula Haverbeck. Condannata per negazionismo dell’Olocausto

La sua età avanzata non l’ha salvata dalla condanna a 12 mesi di carcere per aver dichiarato che lo sterminio nazista inflitto agli ebrei nella Seconda guerra mondiale non è mai avvenuto.

Così Ursula Haverbeck, giornalista di 93 anni, figura di spicco del negazionismo tedesco, vedova di Werner Georg – già funzionario nazista e attivista di estrema destra –  e che ha ripetutamente affermato nei suoi scritti che “non è mai stato storicamente dimostrato che Auschwitz sia stato un campo di sterminio” quando in realtà tra il 1940 e il 45 lì furono uccisi,  stima per difetto, 1,1 milioni di ebrei, come è ampiamente reso manifesto da documentazione incontrovertibile.

Dal 2004, infatti Ursula Haverbeck è oggetto di azioni legali per la sua posizione di negazione dell’Olocausto  che in Germania è un reato penale.

Detta “nonna nazi” per il suo attivismo (riferisce i23news e ripreso da shalom.it), la donna è stata già condannata in passato e subito multe per dichiarazioni analoghe: nel 2015 a 10 mesi di reclusione; nel 2016 e poi nel 2018 ha scontato l’ultima pena definitiva di 2 anni e mezzo nel carcere di  Bielefeld, città del Nord Reno Westfalia.

Rilasciata nel 2020, ora le porte della prigione per lei si riapriranno perché oltre all’accusa di negazionismo, si uniscono le condanne per incitamento all’odio razziale risalenti al 2017 e 20220 e per le quali i suoi avvocati erano ricorsi in appello per ottenere una riduzione della pena o una conversione della stessa in una multa.

Richieste respinte dalla Corte di appello di Berlino posto che Ursula Haverbeck, hanno dichiarato i giudici, durante il dibattimento non ha mostrato segni di pentimento né di revisione delle sue affermazioni.

 

 

 

Immagine: Ursula Haverbeck, accusata di incitamento all’odio, arriva nell’aula del tribunale distrettuale di Detmold per un’udienza di appello, in Germania, il 23 novembre 2017.  Photo by Bernd Thissen/dpa  AP, tratta da The times of Israel

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