Cassazione. Una vittoria per i braccianti, una speranza per i lavoratori

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte di Appello di Lecce che aveva assolto 11 dei 13 imputati condannati in primo grado nel 2017 con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a ridurre in schiavitù i lavoratori migranti impiegati nella raccolta di frutta e verdura a Nardò  (Lecce).

Nel 2017, il Tribunale di Lecce aveva riconosciuto per la prima volta il reato di riduzione in schiavitù in Italia in ambito lavorativo.

A essere condannati a pene comprese tra i 7 e gli 11 anni di reclusione furono 4 imprenditori di Salento e 9 caporali africani. Fra questi l’imprenditore Latino Pantaleo, considerato il referente dell’organizzazione.

Due anni dopo però la Corte d’Assise d’Appello di Lecce assolse 11 dei 13 imputati condannati in primo grado, tra i quali lo stesso Pantaleo e furono rimodulate soltanto le condanne a 2 caporali africani Ben Mahmoud Jelassi Saber (5 anni) e Ben Alaya Akremi Bilel (6 anni). Per gli altri la Corte accolse la tesi della difesa che sosteneva che nel periodo dei fatti contestati tra il 2008 e il 2011 il reato di riduzione in schiavitù non fosse un reato previsto dalla legge.

Le assoluzioni annullarono i risarcimenti previsti in primo grado per i 7 braccianti testimoni e che si erano costituiti parte civile. Fra questi Yvan Sagnet, cavaliere dell’Ordine della Repubblica italiana dal 2017, onorificenza che ottenne esattamente per “il suo contributo all’emersione e al contrasto dello sfruttamento dei braccianti agricoli”.

Quando nel 2019 vide annullate le condanne di primo grado Sagnet con immaginabile amarezza parlò di vittoria dei caporali, ossia della parte sbagliata.

Ora con l’annullamento della Cassazione scrive su Facebook “È stato al momento riparata un’ingiustizia a danno di migliaia di lavoratori schiavizzati nelle campagne Leccesi da imprenditori e caporali senza scrupoli. Una sentenza che mette parzialmente fine ad un sistema di potere a Nardò e non solo ai danni dei più deboli. Una vittoria per i braccianti e una speranza per tutti i lavoratori”.

 

Immagini: 1) Roma, Corte di Cassazione; 2) 2017, Yvan Sagnet, attivista per i diritti dei lavoratori migranti, con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della sua nomina a  cavaliere dell’Ordine della Repubblica italiana  

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