Claudette Colvin, la ragazza che disse no per prima

Non fu il «no» di Rosa Parks a cambiare per primo la storia dei diritti civili negli Stati Uniti, ma quello di Claudette Colvin. Il 2 marzo 1955, appena quindicenne, ebbe il coraggio di rifiutarsi di cedere il proprio posto su un autobus a una donna bianca nella città di Montgomery, in Alabama, allora governata dalle leggi della segregazione razziale.

Il gesto di Claudette fu una sfida inaudita. Tornava da scuola quando, fermata dalla polizia, dichiarò che restare seduta era un suo «diritto costituzionale». Eppure non fu lei, ma Rosa Parks — compiendo lo stesso gesto nove mesi dopo — a entrare nella storia, mentre Colvin rimase sconosciuta per molti anni.

Accadde perché i leader del movimento per i diritti civili, in particolare la NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), ritennero che Rosa Parks, loro segretaria, adulta, sposata e di estrazione borghese, fosse più adatta a diventare la figura simbolo della protesta.

Fu però il caso di Colvin, insieme a quello di altre quattro donne, a portare la questione alla Corte Suprema, che il 13 novembre 1956 dichiarò incostituzionale la segregazione sui trasporti pubblici. La sentenza andò ben oltre il celebre boicottaggio degli autobus guidato da Martin Luther King e portò alla fine della segregazione nei mezzi pubblici in tutto lo Stato dell’Alabama.

Per quel gesto coraggioso Claudette Colvin venne arrestata lo stesso giorno. La giovane, tornando da scuola, si era seduta nella parte riservata ai neri, ma la consuetudine voleva che, in caso di affollamento, i bianchi avessero la precedenza nell’occupare i sedili. Come accadde quel giorno, quando il conducente dell’autobus chiese ad alcune donne nere di alzarsi: una di loro, Ruth Hamilton, incinta, si rifiutò di cedere il posto; Claudette, seduta accanto a lei, decise per solidarietà di restare. Fu trascinata fuori dal mezzo e arrestata con le accuse di disturbo della quiete pubblica, violazione delle leggi segregazioniste cittadine e aggressione agli agenti di polizia.

In totale furono cinque le querelanti oltre a Colvin: tra le altre Aurelia Browder e Mary Louise Smith, rappresentate dall’avvocato per i diritti civili Fred Gray, che portò il caso in tribunale il 1° febbraio 1956. Il processo è passato alla storia come Browder contro Gayle.

Gli sforzi di Colvin, che nella sua scuola era membro del consiglio giovanile della NAACP, furono tenuti a lungo sotto silenzio. Mentre Rosa Parks, ripetendo lo stesso gesto nove mesi dopo, entrava nella Storia, Claudette restava nell’ombra, nonostante a Montgomery — e non solo — il suo atto pionieristico fosse noto, anche perché sfociato in una sentenza dell’Alta Corte.

Secondo alcune dicerie, la giovanissima Colvin aspettava un figlio da un uomo sposato. In effetti, il 29 marzo 1956 diede alla luce il figlio Raymond. A smentire che il suo gesto non fosse conosciuto è il fatto che nel 1958 fu costretta a lasciare Montgomery per New York, perché aveva difficoltà a trovare e mantenere un lavoro proprio a causa della fama legata alla sentenza. Dichiarerà poi che, dopo la sua resistenza sull’autobus, fu vista come un «problema» da molti nella sua comunità, tanto da indurla a lasciare il college e la città, andando incontro a un futuro difficile. Ma non si pentì mai di quanto accaduto il 2 marzo 1955, come dichiarò in un’intervista

La sua storia fu riportata alla ribalta nel 2009, quando venne pubblicato il libro sulla sua vita Claudette Colvin: Twice Toward Justice di Phillip Hoose, vincitore del National Book Award per la letteratura per ragazzi.

Nel 2021 Colvin presentò una petizione per far cancellare la sua fedina penale, richiesta accolta poco dopo.

Claudette Colvin è venuta a mancare il 13 gennaio 2026.

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