Frida Khalo. Il coraggio di essere se stesse

Per Francesco Bonami, critico d’arte e saggista, il grande successo di Frida Khalo si deve alla sua arte “accessibile, potente e immediata che sa raccontare il dolore senza autocommiserazione, a volte persino con ironia”*.

Il dolore Frida Khalo, pittrice messicana, lo conosceva bene. È stato una costante della sua vita ma non le ha impedito di seguire le sue passioni, non ha spezzato la forza del suo carattere. Nata a Coyoacán nel 1907, affetta a pochi mesi di vita da spina bifida che la rende zoppa, Frida ha solo 18 anni quando l’autobus su cui viaggia è schiantato contro un muro da un tram. Frida ne esce gravemente colpita. Riporta fratture in tutto il corpo, la colonna vertebrale si spezza in tre punti: l’incidente le costerà 32 operazioni chirurgiche nel corso della sua vita. È costretta a lunghi periodi a letto, chiusa nel gesso.  La sua aspirazione è diventare medico ma, costretta all’immobilità, trascorre il tempo leggendo e dipingendo. Il suo primo quadro è un autoritratto, espressione della solitudine della sua condizione: “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio” dice Frida. La pittura da passatempo diventa la sua passione. Le letture di carattere politico rafforzano la sua adesione al comunismo.

Tolto il gesso, riesce a camminare ma i dolori che sente l’accompagneranno per tutta la vita e Frida impara a conviverci, sostenuta da busti di acciaio. Decisa a fare della pittura il suo lavoro sottopone i suoi quadri al già famoso artista Diego Rivera che l’apprezza e la sostiene. Nel 1928 s’iscrive al partito comunista. Nel 1929 sposa Diego Rivera, il quale col matrimonio non cambia le sue abitudini libertarie e libertine. È marito infedele. Frida ne soffre ma ancora una volta non si sottomette. Frida non è mai vittima, qualunque cosa le accada.

La sua vita è un capolavoro di autodeterminazione e autoaffermazione. Reagisce coltivando a sua volta amori extraconiugali. Una relazione sentimentale con il rivoluzionario russo Lev Trockij, con il poeta e teorico del surrealismo André Breton, forse con la fotografa italiana Tina Modotti. Frida è una donna libera. Ma gli anni ’20 sono tempi di libertà. Soprattutto in Messico dopo la rivoluzione del 1910 condotta da Emiliano Zapata, le donne raggiungono presto l’emancipazione. Frida accentua ed esalta nella vita e nei suoi quadri questa peculiarità messicana e al tempo stesso la sua identità messicana. Indossa e si ritrae con i costumi tipici della comunità di Tehuantepec (comune di Oaxaca): comunità, ancora oggi, matriarcale.

Il matrimonio con Rivera termina nel 1939 per un’infedeltà di troppo e insopportabile: il tradimento con sua sorella. Ma Diego non si rassegna: infedele sì, ma innamorato. E si risposano l’anno successivo. Nel corso del matrimonio un altro dolore costella la sua vita: un aborto spontaneo che la scuote profondamente.

Muore nel 1954 a causa di un’embolia. Ha soltanto 47 anni. Ha vissuto intensamente, il suo motto è stato Viva la vida! (titolo di un suo quadro), nel quale celebra l’esistenza a dispetto delle avversità. Ma le ultime parole che si leggono sul suo diario sono “ Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più”.

Riscoperta soprattutto in Europa negli ultimi decenni, Frida Khalo, comunque ha conosciuto la fortuna della sua arte mentre era in vita. Nel 1938 New York le dedica 3 esposizioni . Nel 1939 è a Parigi, invitata dal grande estimatore della sua pittura André Breton, nel 1953 è celebrata dalla sua Terra, con l’esposizione a Città del Messico. Lo stesso Messico che a 4 anni dalla sua morte, nel 1958, trasforma la casa dove Frida nacque e mori, Casa Azul a Coyoacán in quello che è Museo Frida Kahlo”, grazie a Diego Rivera (nella foto a lato) che alla morte della pittrice ha deciso di donare la casa e tutto quel che contiene al popolo messicano, in onore della memoria della moglie.

Quel che contraddistingue la pittura di Frida Khalo è l’essere riuscita a trasformare la sua disabilità in opera d’arte, ad esaltarla invece di nasconderla, ad esprimere, nello stesso modo in cui è vissuta, che niente può ostacolare la forza interiore, la libertà delle intenzioni se sono sincere, la bellezza al di fuori degli schemi convenzionali.

Con il tempo oltre alla biografia dei fatti le sue tele si arricchiscono della biografia dell’anima. La componente introspettiva che fa emergere i travagli psicologici. Usa uno stile naif (influenzata da quello del marito Diego) ma affonda nella tradizione pre-colombiana e nella cultura popolare sudamericana intrisa di tradizioni magiche. Quello che per gli europei è simbolismo per Frida è naturalezza senza retorica. Rifugge dall’assimilazione al surrealismo salutato da Breton, per il quale la pittrice messicana è “una surrealista creatasi con le sue mani”. Frida, dopo vari tentennamenti, dichiara “Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà”.

Grande è l’influenza di Frida Khalo nella cultura contemporanea, ispiratrice e costantemente evocata e raccontata, assurta a simbolo dei diritti umani, della libertà femminile. Nel 2001 gli Stati Uniti gli dedicano un francobollo emesso il 21 giugno con l’immagine di un autoritratto che Frida dipinse nel 1933. La sua biografia viene costantemente visitata dal cinema, dalla musica, raccontata in libri e documentari. Fino a sconfinare e a scadere nella produzione di gadget.

Frida Khalo è, dunque, un mito. E da qui prende le mosse la mostra che approda al MUDEC di Milano il 1° febbraio 2018, che si prefigge di andare oltre, come racconta il suo stesso titolo.

Frida, oltre il mito, l’esposizione della città ambrosiana raccoglie le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, entrambi di Città del Messico, oltre ad altri dipinti di Frida prestati da musei internazionali. Una mostra che si presenta come “mostra di rottura” grazie anche al suo curatore Diego Sileo, studioso dell’Archivio di Casa Azul, scoperto nel 2007, che propone nuove chiavi di lettura della produzione pittorica di Frida Khalo.  Durante il periodo dell’esposizione, che si protrarrà fino al 3 giugno 2018, la figura dell’artista messicana, sarà approfondita da conferenze, eventi e reading dei Diari e delle lettere intercorse da Frida e il marito, Diego Rivera.

 

*Nota: dall’articolo A proposito di Frida, pubblicato su Sette 17 novembre 2017

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