Il saluto del Tevere a Roma, futura capitale del Regno d’Italia

Il 20 settembre 1870 con la Breccia di Porta Pia Roma diventa capitale del Regno d’Italia nato nel 1861. Ma quello storico anno terminò per Roma con “una memorabile alluvione”.

Scrive Nadia Ciani nel suo Da Mazzini al Campidoglio (ed. Diesse, 2007): “Il 26 dicembre, giorno in cui a Roma si aprivano il Carnevale e la stagione teatrale, sulla città cade una pioggia che si trasforma presto in diluvio: l’acqua del Tevere, superati gli argini, inizia a inondare piazza Tor di Nona, espandendosi vero il Corso, il Pantheon e il Ghetto.

Il 27 dicembre, finita la pioggia, esce una splendida giornata di sole, ma l’acqua del fiume continua a salire, arrivando fino a piazza del Popolo, sommergendo il quartiere del Rinascimento e i Prati di Castello e cominciando a defluire solo il giorno 29, dopo aver procurato danni ingenti.

Nel corso di una rappresentazione viene invaso dall’acqua anche il Teatro Apollo a Tor di Nona che, costruito nel 1600 e ristrutturato nel 1830 dal Valadier, sarà poi distrutto per la realizzazione dei muraglioni di contenimento del Tevere (eseguita proprio a seguito di questo alluvione eccezionale ndr).

Il 31 dicembre arriva a Roma anche il re – Vittorio Emanuele II di Savoia –  per una visita lampo di 12 ore alla città devastata dallo straripamento del Tevere. Ugo Pesci, giornalista arrivato a Roma con i bersaglieri di Cadorna, racconta:

  • Alle 4 antimeridiane del 31 dicembre, per la strada ferrata di Pisa-Civitavecchia, in più luoghi danneggiata dagli allagamenti, arriva Vittorio Emanuele per visitare Roma devastata dallo straripamento del Tevere. Gli erano state preparate in fretta e furia alcune stanze in quella parte del fabbricato (qui Pesci si riferisce al Quirinale) che, internamente, si trova allo stesso livello del gran cortile, ed esternamente guarda sulla gradinata costruita dal Vespignani nel 1866, per la quale da via della Dataria si sale sulla piazza del Quirinale. Appena entratovi, si affacciò chiamato dall’acclamazione della folla. Dodici ore dopo Vittorio Emanuele ripartiva ed il Quirinale rimaneva nuovamente disabitato*.

I romani dunque acclamano il nuovo re dell’Italia Unita, ma questi, in realtà si sentiva a proprio agio solo a Torino e nelle riserve di caccia del suo Piemonte, si farà molto desiderare, in quanto entrerà solennemente nella città il 2 luglio del 1971, giorno successivo a quello del trasferimento della capitale da Firenze a Roma, per poi tornarvi soltanto nel novembre successivo all’apertura del Parlamento.

È ancora Pesci a testimoniare:

  • Non è facile descrivere con quale entusiasmo Vittorio Emanuele fu accolto a Roma. Gli abitanti della nuova capitale dimostrarono di comprendere tutta l’importanza storica di un avvenimento che non ha forse l’eguale nel tempo moderno, perché l’insediamento del primo Re d’Italia in Roma con l’assenso di tutte la potenze d’Europa […] chiudeva definitivamente il Medio Evo e consacrava solennemente, dopo 11 secoli, la fine della potestà temporale del papato*.

Il giornalista riprende qui il giudizio dato dal Gregorovius che nei suoi Diari romani aveva seguito lo scorrere della molle vita che nella città dei Papi conducevano l’aristocrazia e gli artisti che vi soggiornavano: ”Il Medio Evo è come spazzato via dalla tramontana con tutto lo spirito storico del passato. Roma ha perduto il suo incanto”.

 

*da I primi anni di Roma capitale 1870-1878, di Ugo Pesci  (Firenze,1846 -Bologna,1908) giornalista italiano, studioso di Casa Savoia 

 

Immagine: Roma, piazza del Pantheon inondata dal fiume Tevere straripato dagli argini

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