Il segreto di Marco Polo e le sue ultime volontà

Si devono al filologo Marcello Bolognari della Ca’ Fascari i più recenti ritrovamenti di archivio riguardanti Marco Polo, resi ancora più importanti per il fatto che la fama del viaggiatore veneziano è inversamente proporzionale alle reali documentazioni attinenti.

Insomma di Marco Polo si sa molto poco, come sostiene lo storico Duccio Balestracci.

Il libro

Dello stesso Il Milione – il resoconto dei suoi viaggi compiuti in Cina a seguito del padre Niccolò e dello zio Matteo, mercanti e viaggiatori veneziani, tra il 1271 e il 1295 e del suo vissuto con incarichi diplomatici presso la corte di Kublai Khan, raccolti da Rustichello da Pisa, mentre entrambi si trovavano nelle carceri di San Giorgio a Genova (1298) – non si è mai conosciuto il manoscritto autografo;  piuttosto il suo movimentato peregrinare da una riscrittura all’altra, da una lingua all’altra passando per il latino e il toscano, fino al primo tentativo di ricostruzione filologica nel nel XVI, per opera di Giovan Battista Ramusio (1485 – 1557) nel suo enciclopedico Delle navigationi et viaggi. 

Il titolo

Lo stesso titolo Il Milione ha, inevitabilmente, una storia incerta. Potrebbe derivare dal soprannome affibbiato allo stesso Polo, che spesso ricorreva al termine per descrivere le magnificenze della terra e corte mongola; mentre per altre fonti risale al nome all’avo di Marco, Emilione.

Il titolo originale della scrittura di Rustichello da Pisa – in lingua d’oïl, francese delle origini mista al veneziano e a italianismi vari – era Le livre de Marco Polo citoyen de Venise, dit Million, où l’on conte les merveilles du monde (Il libro di Marco Polo cittadino di Venezia, detto il Milione, dove si raccontano le meraviglie del mondo), successivamente ridotto in Devisement du monde (Descrizione del mondo), ma anche in Libro di Marco Polo detto Milione, poi in Libro di Milione e, infine, in Milione.

Per giungere al francesista Luigi Foscolo Benedetto (1886 – 1966) convinto che il Milione sia un nomignolo dato a Marco: Milion diminutivo dell’atavico Emilione, comune a gran parte della famiglia Polo.

Ma la certezza dell’esistenza di Marco Polo è fuori discussione, confermata dai preziosi documenti scovati nell’Archivio di Stato di Venezia.

La figlia sconosciuta

Ci riferiamo al testamento recentemente scoperto dal menzionato Marcello Bolognari, pubblicato con il titolo Agnes uxor Nicolai Calbo de confinio Sancti Iohannis Grisostomi, sulla rivista Studi Medievali (III serie, 62 – 2021),

Un inedito sulla famiglia Polo che ci dimostra l’esistenza di una figlia di Marco finora sconosciuta, Agnese, che nel documento del 7 luglio del 1319 detta sue ultime volontà, affidando al padre il compito di depositarle al prete – notaio, Pietro Pagano della chiesa di San Felice.

Il documento apre a nuovi approcci alla biografia del grande viaggiatore, il quale – è presumibile – ebbe Agnese  prima o fuori dal matrimonio. Oppure potrebbe essere che la figlia Agnese fosse il frutto di un matrimonio del quale Marco rimase vedovo.

La nascita della giovane donna è collocata tra il 1295 e il 1299, subito dopo il ritorno di Marco a Venezia fissato nel 1295  o subito prima della famosa prigionia a Genova (1298 – 99).  All’epoca del testamento Agnese aveva circa 24 anni ed era madre di 3 figli, citati per nome così come è citato il precettore scelto per la loro educazione.

Secondo Marcello Bolognari, il ritrovamento dell’inedito apre sulla famiglia Polo una serie di rilevanti domande, alle quali si potrà rispondere soltanto riprendendo “in mano i documenti noti, fornendone nuove edizioni critiche e, contestualmente, compiendo approfondite ricerche d’archivio” (da unive.it, 2022).

Ego Marcus Paulo volo et ordino

Tra i documenti noti c’è un pezzo più pregiato degli altri: ancora un testamento, quello di  Marco Polo, vergato su pergamena di pecora in data 1323, secondo il calendario in vigore al tempo nella Serenissima. Il Nostro morirà l’8 gennaio 1324, a settant’anni.

Il documento è custodito presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, fin dalla prima metà dell’Ottocento.

Dettato in punto di morte, reo fragile dalla malattia, il ricco Marco Polo pensò a salvarsi l’anima con generose donazioni alla chiesa e liberando uno schiavo e destinando l’eredità alla moglie Donata Badoer e alle loro figlie Fantina, Bellela e Moreta.

Dal documento emergono le meraviglie provenienti del suo lavoro di mercante, grande viaggiatore e diplomatico nell’Asia: bottoni di ambra, stoffe traforate in oro, drappi di seta, redini di foggia singolare, persino il pelo di yak e una “zoia” in oro con pietre e perle del valore di “14 lire di danari grossi”.

A Tiziana Plebani, cultrice di Storia moderna della Ca ’Foscari e responsabile del Dipartimento Storia e Didattica della Marciana, dobbiamo la pubblicazione de Il testamento di Marco Polo. Il documento, la storia, il contesto (Ed. Marsilio – Milano 2019.

Mentre Il Milione sarà l’epicentro dell’evento culminante degli eventi di Marco Polo 700: la mostra I mondi di Marco Polo. Il viaggio di un mercante veneziano del Duecento, ospitata a Palazzo Ducale di Venezia dal 6 aprile al 29 settembre 2024.

 

Immagini: 1) illustrazione riferente a Il Milione; 2) il documento scoperto dal filologo Marcello Bolognari dell’Università Ca’ Fascari; il testamento di Marco Polo, conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia

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