Umoja. Il villaggio delle donne

Nel Nord –Est del Kenya, nella contea di Samburu, si trova Umoja – che nella lingua swahili significa unità  – un villaggio abitato da sole donne in fuga dalla violenza maschile che domina la loro comunità.

Il Kenya, pur essendosi dotato di ordinamenti costituzionale e legislativo che riconosce la parità fra uomo e donna e misure contro le violenze di ogni tipo, ha ancora giudici che lasciano che le controversie siano risolte dalla tradizione e non dalla legge.

E, infatti, le donne Samburu appartengono ad una società patriarcale che non le riconosce come soggetti giuridici e sociali, vietato l’accesso all’istruzione, costrette alle mutilazioni genitali, ai matrimoni forzati, alle violenze domestiche, agli stupri,  escluse dal diritto di proprietà.

Negli anni Novanta del secolo scorso, dopo l’accusa rivolta ai militari dell’esercito britannico di stanza presso la base di Archers Post di oltre 1400 stupri (stabilito da una causa giudiziaria contro i militari), molte di loro, considerate ‘contaminate’ dai mariti, furono cacciate di casa.

Rebecca Lolosoli

Rebecca Lolosoli dopo le violenze subite e la solitudine nella quale versava per averle denunciate e per aver   cercato di combattere per i diritti delle donne decise, con un gruppo di circa 15 altre donne, di creare un villaggio per le donne e i loro bambini. Nasce così Umoja, villaggio che, nonostante gli ostacoli creati dagli uomini della comunità, è riuscito a resistere e a svilupparsi attraverso la perseveranza, la tenacia e il lavoro delle abitanti.

Classe 1962, Rebecca Lolosoli è una donna istruita. Da piccola ha frequentato la scuola elementare femminile di Wamba e, successivamente, il centro di formazione infermieristico cattolico abbandonato ad un passo dal completamento del corso per mancanza di risorse economiche. Andata in sposa a 18 anni con una dote di 17 mucche, era riuscita a dare vita a una propria attività.  Forse la sua situazione era migliore delle donne della sua comunità fino a quando, dopo essere riuscita a sfuggire allo stupro dei soldati britannici, iniziò il suo impegno per i diritti delle donne.

Per le sue denunce, infatti, fu assalita e derubata dei suoi averi da 4 uomini: una rivalsa per il suo impegno civico.

Delusa dal comportamento del marito che non la difese e sentendo che la sua vita era in pericolo, lo lasciò e decise di fondare uno “spazio per sole donne”.  Nasce così, nel 199o, Umoja.

Nel 1995, per volere delle abitanti del villaggio, Rebecca viene eletta presidente della Maendeleo Ya Wanawake Organization (MYWO), un’organizzazione per la valorizzazione delle donne. Manterrà la carica per dieci anni.

Nel 2005 partecipa a una conferenza delle Nazioni Unite a New York. Prima di partire riceve minacce di morte dagli uomini locali.

Nel 2009 è lo stesso marito di Rebecca che armato di pisola aggredisce Umoja, cacciando dalle case le donne.

Il 2010 per Rebecca è un annus mirabilis: riceve da Vital Voices, l’organizzazione no profit statunitense che opera nell’ambito dell’emancipazione economica femminile, il Global Leadership Award e ottiene il divorzio dal marito. Nello stesso anno la stilista Diane von Fürstenberg presenta una collezione primaverile ispirata agli abiti tradizionali del villaggio di Umoja.

Nel 2012 ancora un premio per il suo impegno e la sua lotta per i diritti delle donne: il GR8! Women Award ed esce il libro Vital Voices. The Power of women leading change around the world di Alyse Nelson, che racconta la storia di Rebecca insieme alle biografie di altre donne influenti nel mondo.

Umoja

Il villaggio di sole donne sfida ancora oggi, il sistema tribale patriarcale.

Continuando ad accogliere le donne che fuggono dalle violenze e soprusi, dai matrimoni forzati o senza tetto perché cacciate dalle loro famiglie e allevando i loro figli oltre ai bambini orfani o abbandonati, l’organizzazione economica di Umoja si basa sugli introiti della gestione del campeggio per turisti in visita all’adiacente Riserva Nazionale di Samburu, della realizzazione e vendita di gioielli tipici dell’artigianato locale, della produzione di birra a basso gradazione alcolica.

Ogni donna dona il 10% dei suoi guadagni al villaggio come tassa di sostentamento dei servizi della comunità.

I primi tempi della creazione del villaggio, le abitanti cercavano di mantenersi, rivendevano frutta, senza, però, ottenere le risorse necessarie. Sono approdate quindi al turismo e all’artigianato con il supporto con il supporto di Kenya Wildlife Services,  dei servizi sociali e del Ministero della Cultura keniota.

Il villaggio è datato di un asilo nido e di una scuola elementare.

Tutte le residenti hanno lo stesso status che si traduce nel rispetto reciproco.  E tutte, recandosi nei villaggi vicini, sono impegnate nella promozione dei diritti delle donne e l’abolizione della circoncisione femminile.

Gli uomini possono visitare il villaggio ma non possono viverci, tranne quelli che ci sono cresciuti.

Nel 2005 gli uomini Samburu hanno intentato una causa con l’intenzione di far chiudere il villaggio. Nel 2009 quando il marito di Rebecca Lolosoli ha fatto irruzione armato le donne sono fuggite  e per qualche tempo hanno lasciato il villaggio.

Oggi non corrono più questo pericolo perché sono riuscite a comprarsi la terra dove è sorta la loro Umoja.

 

Immagini: Umoja (contea di Samburu – Kenya), il villaggio di sole donne fondato da Rebecca Lolosoli nella foto in alto e con la stilista Diane von Fürstenberg nella foto in centro. In copertina donne del villaggio con i caratteristici collari di perline di loro produzione 

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