La peste bubbonica e il bioterrorismo del XIV secolo

Dopo i casi segnalato nel luglio scorso, l’8 agosto 2020 adnkronos.com – riprendendo la nota delle autorità della Mongolia Interna (regione autonoma della Cina settentrionale) – ha comunicato la notizia della prima vittima di peste bubbonica. Il paziente deceduto, riferisce il comunicato, era “originario della Bandiera Anteriore di Urad. La zona dove è avvenuta la morte è stata isolata e le persone che sono state a in contatto con la vittima poste sotto osservazione. Le autorità locali hanno proclamato un livello di allarme 3 per la prevenzione e il controllo della pese fino alla fine del 2020”.

La peste bubbonica rimanda alle terribili epidemie nello scorso millennio, ma oggi, per buona sorte, pur non esistendo il vaccino si può curare efficacemente con un tempestivo trattamento antibiotico.

Provocata da un’infezione batterica (batterio Yersinia pestis), la peste bubbonica è la forma di peste più comune della malattia, trasmessa all’uomo dalle punture o morsi di animali infetti come le pulci parassite dei roditori, ratti, cani delle prateria, in qualche caso, specifica l’Istituto Superiore di Sanità, anche di animali domestici come i gatti. Generalmente il batterio circola tra questi animali per lungo tempo. Soltanto quando, saltuariamente, si genera un’ epidemia degli animali ospitanti, allora, in cerca di nuovi ospiti, il batterio compie il salto di specie.

Così chiamata perché provoca – dai 2 ai 6 giorni dalla puntura di animali infetti – i bubboni, la malattia comprende anche altri sintomi comuni ad altre malattie, come la febbre alta, le vertigini, la nausea, la debolezza e il rigonfiamento di linfonodi del collo, delle ascelle o dell’inguine. Ma il bubbone è il sintomo per eccellenza e nelle 24 ore dalla sua prima comparsa è necessario intervenire con il protocollo di cura antibiotica. Per gli statunitensi Centers for Disease Control and Prevention (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, acronimo CDC)  per profilassi gli antibiotici devono essere somministrati per 7 giorni anche alle persone che sono entrate a contatto con il malato.

Storia: un atto voluto di bioterrorismo

L’origine della malattie è antichissima, famosa per essere stata massicciamente presente a ondate per secoli è protagonista o presente in famose opere letterarie, una per tutte I promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Meno famosa, forse, la causa della diffusione dell’epidemia europea  che dal  XIV secolo uccise milioni di persone, provocando un’importante calo demografico. Si trattò, infatti, “di un atto deliberato di bioterrorismo” come riporta il sito epicentro.iss.it che racconta il fatto storico: “Nel 1347 l’esercito dei tartari stava assediando Caffa, scalo commerciale della città di Genova in Crimea. Le fila dell’esercito orientale erano sconvolte da un’epidemia di peste, diffusa da qualche anno in Asia e così il khan Ganibek decise di utilizzare i corpi dei soldati morti per espugnare la città, catapultandoli oltre le mura. I marinai genovesi scappando da Caffa portarono la peste nei porti del Mediterraneo e da lì la malattia si diffuse in tutta Europa”. Nel Vecchio Continente la malattia divenne endemica: si ripresentò a cicli di 10-12 anni, per almeno 3 secoli. Nel 1665 ancora a Londra si portò via un quinto dell’intera popolazioni della città. Nell’Ottocento colpiva India e Cina dove morirono 12 milioni di persone. Nel 1924-25 a Los Angeles (California-Usa) si verificava l’ultima epidemia urbana. E ancora oggi in alcune zone rurali del Nord America si registrano dai 10 ai 15 casi l’anno.

Epidemiologia e le forme della malattia

A livello globale l’OMS riporta dai 1000 ai 3000 casi ogni anno, soprattutto in alcuni Paesi africani, asiatici (Cina, Caucaso e Medio Oriente) e sudamericani (Bolivia, Perù, Ecuador e Brasile), mentre è assente in Europa e in Australia.

Oltre alla peste bubbonica la malattia può manifestarsi in altre in 2 forme, soprattutto se la prima non viene curata prontamente: la setticemica, moltiplicazione del batterio nel sangue, che non si manifesta con bubboni, ma con sanguinamenti della pelle e di altri organi, oltre agli altri sintomi già descritti; e la polmonare, quando il batterio infetta il polmone. La forma più pericolosa, conseguenza delle 2 forme precedenti se non curate prontamente, presenta i sintomi tipici della polmonite, febbre, difficoltà respiratoria, tosse, dolori al torace, mal di testa.

Le cause sono le stesse per le tre forme, che possono essere compresenti, ma singolarmente hanno per l’uomo una sostanziale differenza. Infatti, la forma bubbonica e la setticemica non si trasmettano da uomo a uomo. Sì, invece, la polmonare il cui contagio avviene attraverso le goccioline di Flügge (Flügge’s droplets, dal nome del batteriologo tedesco Carl Flügge 1847-1923):  più chiaramente le ormai famose  goccioline di saliva che emettiamo quando parliamo, tossiamo o starnutiamo e che rimanendo sospese nell’aria, disperse in aerosol, possono veicolare gli agenti infettivi di molte malattie.

Come prevenirla

Ricordando che la prima misura di prevenzione è un’accurata igiene personale e del luogo in cui viviamo, riportiamo una serie di raccomandazioni pubblicate nel  1996 dai CDC americani:

• andare dal dottore ogniqualvolta soffrite di una febbre alta improvvisa senza i sintomi tipici dell’influenza;
• tenere gli animali domestici lontani dai roditori e non lasciarli girovagare da soli in campagna;
• per gli animali domestici usare un prodotto antipulci idoneo;
• non lasciare l’acqua o il cibo del vostro animale in luoghi accessibili a roditori;
• mettere la legna, il composit e il fieno il più lontano possibile dalla vostra casa.

 

Immagine: pascolo in Mongolia

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