La Cina di Mao secondo Henri Cartier Bresson

L’occhio del secolo ovvero la quintessenza della storia del Novecento catturata dal suo obiettivo; quello del famoso fotografico Henri Cartier Bresson che il secolo scorso l’ha attraversato anagraficamente (1908 – 2004) e documentato con memorabili immagini di fotogiornalismo, del quale è stato uno dei pionieri.

Tra i fondatori – con Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert – dell’agenzia Magnum,  per la quale realizzò numerosi reportage  in giro per il mondo, ma già prima Bresson era sempre nel luogo giusto e al momento giusto in cui si svolgeva la Storia, pronto a  catturarne il “momento decisivo”, lo scatto istantaneo delle persone (fulcro della sui produzione)  ma sempre contestualizzato, sempre dentro alla vita e al fatto. Diceva che “quello che un buon fotografo deve cercare di fare è mettere sulla stessa linea di mira il cuore la mente e l’occhio”.

Ed eccolo – fra i tanti Paesi,  Messico, Canada, Stati Uniti, Cuba, India, Giappone, Unione Sovietica, Italia – in Cina nei due momenti salienti della storia del Paese: la caduta  del Kuomintang con l’istituzione del regime comunista (1948-1949) e il Grande balzo in avanti di Mao Zedong (1958): cento stampe della mostra itinerante  approdata ora dal Mudec Photo di Milano.

La vittoria di Mao. Nasce la Repubblica Popolare Cinese

Nel novembre del 1948 la prestigiosa rivista statunitense Life commissionò a Bresson un reportage sugli “ultimi giorni di Pechino”, posto che alle sue porte premevano le truppe di Mao.

Stiamo parlando degli ultimi atti della lunga guerra civile cinese tra i nazionalisti e i comunisti – i primi riuniti nel partito di  Kuomintang (Partito Nazionalista Cinese, KMT) e il Partito Comunista Cinese (PCC) – che andò avanti dal 1927 al 1950.

Nel 1945 Mao Zedong (o Mao Tse –tung) divenne presidente del Partito Comunista e lo rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1976. Sotto la sua guida i comunisti vinsero la guerra civile nel 1949 e, una volta al governo, il 1° ottobre dello stesso anno, fondarono la Repubblica Popolare Cinese, della quale fu presidente, dal 1954 al 1959, lo stesso Mao.

Bresson sarebbe dovuto soggiornare in Cina per 2 settimane ma finì per rimanerci 10 mesi: dapprima a Nanchino documentandone la caduta (era retta dal partito nazionalista) e poi nella zona di Shanghai, controllata dal Partito Comunista. Lasciò il Paese pochi giorni prima dalla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese.

Le fotografie di Bresson di questo periodo segnano una svolta nella storia del fotogiornalismo con immagini meno legate agli eventi ma strette sui soggetti ritratti. Alcune sono tutt’ora tra le più famose della storia della fotografia.

Grande balzo in avanti. Nove anni dopo

Dieci anni dopo vi tornò per il reportage sul Grande balzo in avanti, ossia la modernizzazione del Paese attraverso un piano economico (in primo tempo quinquennale ma che si esaurì nei 3 anni, 1958 – 1961); uno dei momenti chiave della politica e del pensiero di Mao, una forma di marxismo-leninismo sinizzata, nota come maoismo.

Il programma si proponeva di trasformare il paese, fino ad allora rurale, attraverso le riforme agricola e industriale compiute dalla nuova società comunista basata sulla collettivizzazione.  Si rivelerà un insuccesso economico che condizionerà la crescita della Cina per gli anni a venire e la maggior parte degli storici sono concordi nel considerarla la causa primaria della grande carestia del 1960 che causò la morte di milioni di persone.

Questa volta la permanenza di Bresson fu di 4 mesi, durante i quali fotografo macinò chilometri e chilometri con accanto una guida, per documentare gli esiti della Rivoluzione e visitare i luoghi ‘selezionati’: complessi siderurgici, grandi dighe in costruzione, pozzi petroliferi.

Ma Bresson riuscì a fotografare il dolore delle regioni rurali costrette all’industrializzazione senza averne i mezzi con il conseguente sfruttamento di massa del lavoro a basso costo dei contadini, il controllo militare, il clima ossessivo della propaganda permanente.

La mostra

I risultati dei 2 reportage, 100 stampe originali, oltre a una raccolta di documenti, materiale d’archivio e riviste d’epoca riferenti ai momenti storici fotografati, sono esposti nella mostra Henri Cartier-Bresson. Cina 1948-49 | 1958, presso il Mudec Photo di Milano, curata da Michel Frizot e Ying-Lung Su, realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Henri Cartier-Bresson e prodotta da 24 Ore Cultura-Gruppo 24 ore, visitabile fino al 3 luglio 2022.

 

Immagini: 1) il fotografo francese, Henri Cartier Bresson; 2) Pechino, dicembre-1948, negozio di antiquariato; 3) Nanchino-24-aprile-1949, manifesto con il pugno, che rappresenta il Partito comunista, che stringe il cane, simbolo del partito dei nazionalisti; 4) Pechino, 1 ottobre 1958, celebrazioni per il IX anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Le immagini 2-4 sono della Fondazione Henri Cartier Bresson

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