L’India depenalizza il reato di omosessualità

L’India dopo 157 anni depenalizza l’omosessualità cancellando l’Act 377 – Sezione 377 del proprio Codice Penale che la puniva come “offese contro natura”: un ‘offesa, compiuta da adulti consensuali che poteva tradursi fino a 10 anni di carcere. A darne notizia il 6 settembre 2018 è l’agenzia di stampa ANI.

L’Act 377 era entrato in vigore nel 1860: l’India allora colonia dell’Impero Britannico, come tutti i Paesi che ne facevano parte, non godeva della libertà legislativa ma era costretta ad adottare quella del Regno Unito dove il reato di omosessualità è stato depenalizzato soltanto nel 1967.

Una decisione storica , dunque, quella di oggi della Corte Suprema che scrive: “Criminalizzare l’omosessualità è irrazionale e indifendibile”. Si legge infatti nel verdetto: “Il sesso consenziente tra adulti in uno spazio privato, che non sia dannoso per i minori, non può essere negato poiché oggetto di una scelta individuale. La Sezione 377 è discriminatoria e viola i principi costituzionali  e – per concludere – la Sezione 377 è irrazionale, arbitraria e incomprensibile perché compromette il diritto all’uguaglianza per la comunità LGBT. La moralità sociale non può violare i diritti dei singoli individui. Il diritto alla privacy come parte del diritto alla vita si applica pienamente alla comunità LGBT”.

Ma la sentenza, non soltanto arriva dopo anni di battaglie condotte dalle associazioni e dalla comunità gay, ma è il risultato della cancellazione di una legge analoga approvata nel 2009 dalla Corte di Delhi, cancellata, poi, nel 2013 dalla stessa Corte Suprema che aveva accolto il ricorso presentato da importanti gruppi religiosi, tornata però in agenda nel 2017 per l’appello di un ballerino e il suo compagno, un famoso chef e una donna d’affari.

In nome dei diritti umani, auspichiamo, dunque, che questa volta sia quella buona e non si tornerà più indietro.

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