Walter Albini. E il Mady in Italy fu
Pochi conoscono il nome di Walter Albini. Eppure è un nome fondamentale nella storia della moda: ha creato il prêt-à-porter italiano, il total look, e, soprattutto, il Made in Italy; il primo a essere definito stilista, mutuando il termine dalle arti e dalla letteratura.
Forse la mancanza della grande popolarità che sarebbe dovuta a Gualtiero Angelo Albini di Busto Arsizio (questo il suo vero nome), nato a Busto Arsizio nel 1941, è dovuta alla sua morte precoce e fulminea avvenuta 1983. Ma qualunque sia la ragione è ingiustificabile. E per questo accogliamo con calore e come atto di giustizia, la mostra che gli dedica il Museo del Tessuto di Prato, dal titolo Walter Albini. Il talento, lo stilista.
Dall’unimax alla Sfilata Unitaria
La carriera di Albini inizia presto, a 17 anni, come illustratore di riviste di moda, prima a Roma, poi a Parigi, fino alla prolungata collaborazione con Krizia (Mariuccia Mandelli), assieme a un altrettanto giovane Karl Lagerfeld.
Al 1970 risale la sua prima idea rivoluzionaria: l’unimax, vale dire omogeneità di taglio e colore per donna e uomo, da cui non si è più tornati indietro.
A distanza di un anno, è la volta della Sfilata Unitaria: mette su un’unica passerella cinque collezioni da lui disegnate, per altrettanti marchi di moda ma differenziati per produzione di genere, come a creare un look complementare.
E non lo fa, come da tradizione, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, ma a Milano, segnando l’inizio del prêt-à-porter italiano (oggi ready to wear), ossia la saldatura tra moda e industria che entusiasma la stampa internazionale, che lo definisce il “nuovo astro italiano”, alla pari di Yves Saint Laurent, ma non quella italiana, che si mostra più conservatrice.
Una “moda” che sarà la fortuna di Armani, Ferrè, Versace, Moschino, della la stessa Krizia e di tutti gli altri astri nascenti, i quali dopo 4 anni sfileranno tutti a Milano dando vita alla Fashion Week e al famigerato Mady in Italy.
Le due linee e il total look
La prima collezione con il suo nome la presenta a Londra nel 1973, anche in questo caso innovando: crea una prima linea per portafogli “imbottiti”, seguita da una seconda linea più accessibile.
Tuttavia non perde i contatti con l’Italia. Apre un negozio a Milano, dove vende entrambi le collezioni, per poi approdare all’Alta Moda a Roma, nel 1975.
Nel frattempo si dedica al total look, vale a dire a disegnare, senza mai tradire il suo stile, una vasta gamma di linee, compresi gli accessori, oggetti e mobili.
Il rilancio del brand
Pur essendo stato il primo a introdurre la griffe in una produzione industriale, è proprio la mancanza di una organizzazione commerciale alle spalle che rallenta la sua fortuna, così come purtroppo la sua morte prematura, a soli 42 anni. E fu così che Albini rimase un nome illustre solo per gli addetti ai lavori, ammirato e studiato.
L’acquisto recente da parte della piattaforma d’investimento svizzero Bidayat, fa presagire un rilancio della griffe e pertanto un ri-conoscimento del suo valore e del suo lavoro.
L’archivio e la mostra
La mostra e il catalogo di Prato, curati da Daniela Degl’Innocenti ed Enrica Morini, ha origine da un’ analisi della donazione del fondo Albini che il Museo ha ricevuto tra il 2014 e 2016 da Paolo Rinaldi, compagno e socio dello stilista.
Un ricco archivio che documenta l’intero percorso dell’attività di Albini, dal 1959 al 1983, correlato da un’ulteriore documentazione, proveniente dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e dall’Archivio storico Camera Nazionale della Moda Italiana conservato presso l’Università Bocconi.
Mostra: Walter Albini. Il talento, lo stilista;
dove: Museo del Tessuto, Prato;
quando: dal 23 marzo al 22 settembre 2024.
Immagine: Walter Albini

