I pezzi di unici di Picasso. Una sfida alla ceramica

Pablo Ruiz y Picasso (1881 – 1973), ma per tutti semplicemente Picasso, è considerato uno degli artisti più importanti e conosciuti del Novecento. Famoso fin dagli anni Venti, acclamato sia dal pubblico sia dalla critica, grande sperimentatore, ideatore con Georges Braque del cubismo e di nuove tecniche artistiche, Picasso fu pittore, scultore, costumista, grafico e ceramista.  Questa ultima, fra le sue tante espressioni artistiche è, forse, la meno conosciuta nonostante si tratti di una produzione molto prolifica, parliamo di 3 mila pezzi unici.

Picasso vi si dedicò dal 1947, quando si recò nel Sud della Francia a seguito di Françoise Gilot, modella, pittrice e amante, dalla quale ebbe 2 dei suo 4 figli, Paloma e Claude.

Vuole la storia che mentre si trovava a Vallauris, nel 1946, Picasso visitò un’esposizione di ceramiche e ne rimase affascinato tanto da iniziarne lo studio di questa materia e i suoi modi di produzione, fino a essere pronto ad avviare la collaborazione con Suzanne e Georges Ramié, proprietari di una fabbrica di ceramica, che aveva conosciuto alla mostra.

Fu un lavoro assiduo e intenso e ampiamente soddisfacente per entrambi le parti: per Picasso lavorare la ceramica significava creare una sintesi della sua magistrale capacità di pittura, scultura e incisione, esprimendole in un’unica produzione e, al tempo stesso, di riuscire a raggiungere quella parte di pubblico che, pur ammirandolo e amandolo, non poteva permettersi una sua tela. Per i Ramiè significava rilanciare la produzione della propria fabbrica, superando le difficoltà del post-guerra: misero a disposizione di Picasso il loro studio, Taller de Madoura, gli affiancarono un assistente tecnico e, naturalmente, gli lasciarono carta bianca.

Partendo dalla tradizione più antica e re-interpretandola Picasso suddivise la sua produzione in tematiche: i buccheri etruschi, la ceramica classica (contraddistinta dalla figure rosse e nere), il graffito italiano del Quattrocento, la rappresentazione dei costumi spagnoli (compresa la tauromachia) e italiani, per approdare alle terracotte delle culture mesoamericane, senza tralasciare l’area mediterranea, celebrata con la raffigurazione di pesci, di animali fantasiosi, di gufi e delle civette, animale simbolo dell’artista.

L’amore di Picasso per le civette non fu solo estetico ma reale. Un giorno trovò nel suo atelier di Antibes (Sud della Francia) una piccola civetta con una zampa ferita. L’artista e il suo assistente l’accudirono e la curarono finché il piccolo uccello riprese a muoversi. Tuttavia, nel frattempo, Picasso le si era talmente affezionato che invece di liberarla la porto con sé a Parigi, a vivere insieme alle colombe e pappagalli che svolazzavano liberi nel suo studio di Rue Saint Augustin.

A raccontare questo episodio che umanizza Picasso, tanto celebre per il suo talento quanto per il suo carattere ripiegato su se stesso e poco incline a considerare i sentimenti altrui, è Claudia Casali curatrice – con Harld Theil e Salvador Haro – della mostra Picasso. La sfida della ceramica, allestita presso il Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC) di Faenza, che presenta 50 realizzazioni del celebre spagnolo appartenenti al Musée National Picasso di Parigi.

Straordinaria questa mostra questa di Faenza (visitabile fino al 13 aprile 2020), perché accanto al corpus parigino, si avvale del grande patrimonio del MIC, che più che un museo e un polifunzionale centro culturale internazionale, un autentico tempio della ceramica.

Ed ecco quindi la sezione dedicata al rapporto tra Picasso e Faenza e allargando lo sguardo all’Italia, con l’esposizione di documenti e fotografie appartenenti all’Archivio storico dell’istituzione, che ci riporta alla prima grande personale italiana dedicata a Pablo Picasso, risalente al 1953 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, e poi trasferita a Palazzo Reale di Milano. Per la prima volta gli italiani ammirarono dal vivo le opere del padre del cubismo, fino allora conosciuto e studiato soltanto attraverso i libri e le pubblicazioni. Fu un grande successo che soddisfò l’artista spagnolo e rafforzò il suo affetto per in nostro Paese.

Lasciando il MIC ma continuando a scandagliare gli archivi storici, su Youtube ci si imbatte nel video dell’Istituto Luce, proiettato nella Settimana Incom il 14/12/1948 e che racchiude le seguenti sequenze: Pablo Picasso firma i disegni che verranno riprodotti su mattonelle di maiolica ; pubblico davanti alle opere in ceramica di Picasso esposte nelle bacheche di una mostra ; Picasso mostra una sua opera ad una visitatrice ; presentazione di diverse opere in ceramica.

 

 

Fotografie dall’alto verso il basso: Pablo Picasso e Françoise Gilot; La civetta di Picasso; Cartellone della mostra al MIC di Faenza; Video dall’archivio dell’Istituto Luce, la  Settimana Incom – dicembre 1948

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