Mario Lodi. Un re tra i re del regno delle parole

Non c’è complesso scolastico italiano che non sia dedicato ad un personaggio famoso, a un eroe nazionale, a uno scrittore conosciuto nel mondo, a un premio Nobel o a un grande giornalista. Ma quando la memoria, come un telefono senza fili, squilla, si recepisce un nome che pur venendo da molto lontano  ha ancora molto da dire.

Cento anni sono passati dalla sua nascita ma non bastano a cancellare il ricordo di quel che ha lasciato nel mondo della scuola, Mario Lodi, un maestro, un pedagogista, un innovatore sulla triade lezione-studio-interrogazione.

Nato a Piadena-Drizzona, comuni riunitisi solo due anni prima di quel 1922 che la visto nascere, diplomatosi maestro nel 1940, Lodi iniziò ad insegnare in un modo nuovo, facendo partecipare in prima persona gli alunni ad attività di formazione quali lo scrivere un giornalino, fare ricerca e fondare un laboratorio dove facilitare l’apprendimento, la comunicazione e le stesse spiegazioni dell’insegnante.

Lodi pensò che rendere lievi le ore passate sui banchi della scuola li avrebbe portati ad avere più fantasia nella vita. Iniziò con l’eliminare la cattedra perché la considerava simbolo di comando e di superiorità; non voleva ricevere solo obbedienza ma capire quanto ciascuno di loro fosse in possesso di doti da condividere tra maestro e allievo.

In questo interpretò alla perfezione gli insegnamenti di Don Lorenzo Milani e Gianni Rodari, seguendo successivamente la strada di Danilo Dolci.

La passione per l’insegnamento portò Lodi a formare ragazzi che crescessero fra loro nel segno dell’amicizia, ripudiando la guerra e tutto ciò che poteva portare a lotte senza senso. Diceva infatti: “Non so perché i libri di storia raccontano solo di guerre da che mondo è mondo, mentre si potrebbero scrivere solo dei pensieri umanistici, non violenti e positivi che i più grandi scrittori e uomini politici ci hanno lasciato.”

Le sue classi erano una specie di cooperative culturali formando quasi un movimento pedagogico moderno e all’avanguardia per quel tempo. Fu il primo a inserire gli alunni disabili con gli altri ed aprì le porte ai genitori affinché partecipassero ai colloqui formativi con i dirigenti scolastici.

Amico di Don Milani, come accennavamo, ne seguì l’esempio e da Barbiana imparò che non è obbligando i ragazzi a studiare e incutendo loro il timore delle interrogazioni che imparano di più, ma liberando la loro la mente.

Lodi era proprio il maestro che tutti avremmo voluto avere e ci ha lasciato molti libri per ragazzi: Il paese sbagliato, Cipì, Il mistero del Cane, Il permesso, La bandiera illustrata, La Mongolfiera e Cominciare da Bambino che riporta il modello di come deve crescere ogni bambino che inizia l’esperienza della sua vita.

Fondò il mensile AndersenIl mondo dell’infanzia e realizzò nel 1960 un mosaico posto davanti allo spaccio della cooperativa di Piadena e che attualmente si cerca di posizionarlo in una posizione più protetta.

Oggi, che questa pandemia ha limitato la partecipazione scolastica, ha precluso ai bimbi il rapporto amichevole, ha segregato in casa un po’ tutti, ci vorrebbe un altro Mario Lodi per far rinascere quel mondo educativo, perché senza  saper insegnare ai ragazzi che cosa è la vita, con tutte le eccezionali opportunità che offre, e che porterebbero  gli uomini di domani a costituire una società più bella, serena, felice e civile, ci viene spontaneo immaginare ad un domani buio e senza quell’ascolto sul quale proprio il nostro maestro aveva improntato tutto il suo insegnamento.

Eravamo partiti dall’intitolazione delle scuole a persone che non vanno dimenticate. Ed ecco che apprendiamo che a Sestri Levante è stato dedicato a Mario Lodi l’asilo infantile e che una ceramica/targa, fatta dal suo compaesano nonché allievo, Alfredo Gioventù,  ne ricorda l’opera e il suo eccezionale modello valido anche dopo 100 anni; ci rende orgogliosi come se anche noi fossimo stati suoi allievi.

Concludiamo con un pensiero: “Quante sono le vie del cielo? Tante quanti sono gli uomini sulla terra. La favola che dobbiamo raccontare è il c’era una volta il regno della parola!”. Quella parola con la quale Mario Lodi ha trasmesso il meglio di sé; per rendere i ragazzi figure uniche e straordinarie di un mondo che forse non c’è o non ci sarà più?

 

Immagini: 1 e 3 Mario Lodi (1922 – 2014); al centro le copertine di alcuni suoi libri

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