Currin in Florence. Ritrattista contemporaneo

Botticelli, fu considerato un mistico del bello ideale, i suoi quadri una trasfigurazione che trascende la realtà, la sembianza delle cose, mere allegorie. Solo alcuni dei tratti con cui l’illustre critico d’arte Argan descrive il maestro della pittura a cavallo tra Umanesimo e Rinascimento. Ed ecco ri-emergere l’eco di botticelliana memoria nel contemporaneo John Currin, americano del Colorado e tra i pittori più quotati del terzo millennio.

John Currin, Paintings al Museo Stefano Bardini di Firenze dal  13 giugno al 2 ottobre 2016.

Rachel in the garden

Rachel in the garden

Nel ritratto di sua moglie e musa Rachel,  Currin ritrae un volto botticelliano: pelle color miele, occhi azzurri, collo di cigno, trecce bionde adornate con le rose e forse nella stessa sproporzione si avvicina la maestro del neoplatonismo; nella sproporzione anatomica; i personaggi botticelliani non erano sproporzionati ma il pittore “giocava” con la prospettiva, oltrepassando le proporzioni.

In Currin, le figure femminili, eroine dei suoi quadri, presentano un’ anatomia sproporzionata, sguardi languidi, distratti; i fiori che adornano il volto di Rachel sono sfioriti, quasi appassiti. Currin non raffigura il bello ideale del neoplatonico Botticelli, anzi le sue immagini sono esteticamente disarmoniche, derubate da ogni forma di bellezza classica, quasi disturbanti; sono brutte ma ci piacciono e ne siamo attratti.

OmniCorpi femminili dalle misure alterate, armadi scomposti, volti gonfi, stanchi, appesantiti dal tempo o estremamente magri ai limiti dell’anoressia, posizioni scomposte, al confine con la pornografia, acompagnati da visi comuni, dallo sguardo leggermente vago, rassegnato e vivido al tempo stesso, quasi sfidante.

John Currin è nato nel 1962 a Boulder CO, ora vive e lavora a New York i suoi lavori sono il risultato di un’amalgama di stili e suggestioni che attraversano i secoli.  Aria di bordelli ottocenteschi, di borghi infimi, creature femminile metà donna rinascimentale, metà icona della pop art.

La sua pittura accende l’immaginazione e i mostri ancestrali e moderni che ci portiamo dentro. Pance  gonfie esibite con naturalezza, corpi  e volti bulimici, coppie che simulano amplessi compulsivi. Una società raffigurata in modo mordace, quasi espressionistico.

Che cosa attrae esperti, collezionisti e “semplici” amanti d’arte di tutto il mondo? Curren è tra i pittori più quotati (nel 2002 Sotheby’s ha battuto una sua opera del 1989 a 427.000 dollari ).

BallerinaScene baroccamente grottesche ed irreali, in quadri di piccola dimensione, raffigurano immagini “contaminate” dallo spirito dei tempi andati: umanesimo, rinascimento, pop art, decadentismo diventano espressione di una realtà alterata o forse l’essenza delle paure e svaghi compulsivi dell’uomo contemporaneo e, probabilmente di ogni tempo. Ancora una volta l’uomo del nuovo mondo raffigura l’anima del vecchio mondo.

Come leggiamo in artcritical.com “il gioco sensuale dell’artista tra tessuti lussureggianti, frutta e  forma femminile – se eccessivamente letterale – è comunque sorprendente e seducente”.  E, come nella tradizione classica, la sensualità delle forme di Currin è accentuata dalla loro relativa modestia

Con ambientazioni mai banali e sottintesi sarcastici, e una scelta dei soggetti che ricordano per definizione formale anche la grafica di riviste patinate o pornografiche, l’artista statunitense ha saputo ridefinire la ritrattistica contemporanea, leggiamo nell’esplicativo comunicato stampa della mostra.

La mostra, promossa dal Comune di Firenze è organizzata dall’associazione Mus.e, in
collaborazione con Gagosian Gallery e con il sostegno di Faliero Sarti. Antonella Nesi e Sergio Risaliti ne sono i curatori. I suoi dipinti sono a fianco di opere seicentesche appartenenti alla Collezione del Museo Bardini.
Per saperne di più: John Currin Paintings

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