La Alhambra. Splendore d’arte architettonica

Per il viaggiatore pervaso dal sentimento della storia e della poesia, così inseparabilmente uniti negli annali della romantica Spagna, la Alhambra è oggetto di devozione come lo è la Kaaba per tutti i credenti mussulmani. Quante leggende e tradizioni, certe o favolose; quante canzoni e ballate arabe e spagnole, di amore, di guerra e di lotte cavalleresche sono unite a questo palazzo orientale. (da “I racconti de la Alhambra” di Washington Irving)

Il 12 luglio 2020, l’Alhambra di Granada (Andalucia – Spagna) ha compiuto il suo 150° genetlìaco da  monumento nazionale.

Dal 1870, infatti, quella che è stata insieme città – fortezza e palazzo degli ultimi principi musulmani della Spagna i Nasridi, è stata convertita in museo e biblioteca pubblica, successivamente è stato istituito il Patronato de l’Alhambra (dal 1915 sotto il vessillo della Direzione Generale delle Belle Arti), che tuttora vigila sulla conservazione del monumento e dei famosi giardini del Generalife.

Dal 1923 al 1978 il grandioso monumento è stato sottoposto a un restauro scientifico condotto dagli architetti Leopoldo Torres Balbás e Francisco Prieto Moreno. Da allora i suoi spazi sono costantemente monitorati.

Il nome Alhambra deriva dal termine arabo  al-Ḥamrā’ (come altri palazzi e regge costruite dai musulmani) che significa la rossa dovuto al colore, in origine, rossastro delle sue mura, essendo state realizzate con la terra battuta.

Il nome completo era Qalʿat al-ḥamrā’  (Cittadella rossa) ed è infatti si trattava di una autentica medina,  ossia città murata sviluppata in oltre 100.000 metri quadrati,  costruita sul colle Sabika che domina  la città di Granada ad est, la quale a sua volte era protetta da un’ulteriore cinta muraria.

Costruita dove già sorgeva la cittadella militare al-Qaṣbah, in spagnolo Alcázaba (fortezza), al suo interno sorgevano moschee, scuole,  botteghe e bagni, simili alle terme romane. Dunque, spiegano gli storici, l’Alhambra funzionava in piena autonomia rispetto alla città di Granada.

Assunse grande importanza quando Muḥammad ibn Yūsuf al-Aḥmar – della stirpe dei Banū Naṣr e fondatore della dinastia dei Nasridi di Granada (1231-1492) – dopo la battaglia di Las Navas de Tolosa del 1232 rimasto l’unico emiro in Spagna, vi fissò la propria residenza ufficiale, ampliandola con la costruzione del palazzo principesco e della nuova cinta muraria.

I successori di Muḥammad ibn Yūsuf al-Aḥmar continuarono a impreziosire sia il palazzo sia la cittadella tutta. Ardu tuttavia, distinguere i contributi architettonici voluti dai singoli principi arabi, perché non esistono documenti ufficiali e gli ampliamenti e le nuove decorazioni si contraddistinguono soltanto da alcune iscrizioni, sparse a volte sulle singole parti o incise sulle mura interne ed esterne. Un’eccezione storica è rappresentata dagli interventi voluti da Muḥammad V al-Ghanī bi-‘llāh (1354-1359).

Il monumento non è ci pervenuto integro: varie le sventure vissute che ha subito dal 1492 quando l’ultimo principe nasridi lasciò la residenza perché sconfitto dalle truppe di Ferdinando e Isabella, i re Cattolici (che portarono a compimento la Reconquista Spagnola, ponendo fine alla dominazione araba nella penisola dopo circa 800 anni) e una parte non trascurabile dell’Alhambra fu distrutta.

Altre demolizioni si attribuiscono allo spazio ricavato per le costruzioni sostitutive volute da Carlo V (1500-1558, della dinastia degli Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero e tra gli altri titoli, re di Spagna dal 1516); poi per un’esplosione di polvere avvenuta nel 1591; per l’occupazione francese del 1812 e infine per l’incuria e l’abbandono in cui è stata lasciata l’area per molto tempo.

Nonostante molto della sua magnificenza originaria sia stato perso, ciò che ci è pervenuto è di singolare bellezza.

L’Alhambra è costituito da 2 corpi di fabbrica nel mezzo si sviluppa un grande spazio interno (comune all’architettura orientale) intorno al quale sorgono le sale di  rappresentanza, quelle destinate a uso privato, le botteghe, i bagni, le moschee etc.

Del tanto che rimane da ammirare ricordiamo: la Sala de los Embajadores (Sala degli Ambasciatori), quadrangolare, la più grande del palazzo e impreziosita dalle decorazioni di cui è rivestita dallo zoccolo delle pareti in mattonelle maiolicate, dagli stucchi delle pareti fino alla copula di legno; la Sala de las Dos Hermanas (Sale delle 2 Sorelle), ugualmente decorata ma più piccola della precedente e con la cupola finale ottagonale a stalattiti; il complesso di ambienti detto Sala de los Reyes (Sala dei Re), formato da 3 sale, sempre quadrate che si aprono in alcove decorate e con cupole di legno. E infine il palazzo del Generalife (Gennat al-‛arīf , il giardino dell’architetto), famoso quanto i giardini omonimi: quanto agli altri edifici, l’area si sviluppa intorno al patio con un lungo corridoio con intorno terrazze – giardino e frutteti, probabilmente fatto costruire da Yūsuf I (1318-1354) per ritirarvisi e salvarsi da una pestilenza.

Complessivamente l’Alhambra si distingue soprattutto per le sue decorazioni di marmi scolpiti, mattonelle maiolicate, legni intagliati, dipinti che caratterizzano anche gli ambienti meno importanti: un tributo dell’arte e dell’artigianato ed esempio di un’architettura composita, ma sempre raffinata sia civile sia militare.

Nel 1984 è stata nominata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Fonte di ispirazione per letterati, musicisti, scrittori, pittori, ricordiamo “I racconti di La Alhambra” di Washington Irving, diplomatico, storico e viaggiatore statunitense che per un periodo di tempo visse nella stessa reggia araba.

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