1200. Quando i polinesiani e gli autoctoni sudamericani s’incontrarono per la prima volta

Uno studio internazionale pubblicato su Nature dimostra come gli indigeni sudamericani (dell’Ecuador e della Colombia) e i polinesiani si sono incontrati e mescolati ben prima che gli europei giungessero alle loro coste.

Le prove incontrovertibili del loro incontro – avvenuto secondo lo studio intorno al 1200 – sono nel DNA delle popolazioni odierne. I punti di convergenza sono emersi dalla raccolta dei dati genetici da 15 gruppi indigeni americani lungo la costa del Pacifico del Sud e dell’America centrale e da 17 isole polinesiane: complessivamente oltre 800 persone.

Il professore Alexander Ioannidis – ricercatore post dottorato presso la Stanford University e prima firma dello studio – ha spiegato all’agenzia AFP la metodologia della ricerca e del confronto genetico: “Abbiamo cercato lunghe sequenze di DNA con lo stesso codice” – spiegando, poi, il processo della trasmissione genetica, quando il DNA, ereditato da ciascun genitore, subisce una “ricombinazione”, per cui pezzi di DNA della madre e del padre vengono spezzati e si fondono. Infine “misurando la lunghezza dei piccoli pezzi di DNA” è stato possibile risalire “al tempo dell’incontro fra i nativi americani e polinesiani”.

E la data appurata è, dicevamo, intorno al 1200: circa 300 anni prima del viaggio di Cristoforo Colombo che scoprì le Americhe (1492) a seguito del quale il navigatore portoghese Ferdinando Magellano con l’italiano Antonio Pigafetta, trovando il passaggio fra i 2 Oceani (1520), segnò la via agli europei per l’esplorazione della Polinesia.

Le conclusioni dello studio sono state poi confermate sia dai metodi statistici tradizionali, sia da nuove tecniche di apprendimento automatico dei “big data”.

Non si sa ancora quale fra le 2 popolazioni sia stata così audace da solcare il mare per migliaia e migliaia di miglia nautiche e favorire l’incontro. Continuando a seguire le dichiarazioni di Ioannidis è probabile che siano stati i polinesiani a raggiungere le Americhe “data la loro tecnologia di viaggio e la dimostrata capacità di attraversare l’oceano aperto”. Infatti, usando canoe sporgenti, aggiunge il quotidiano The Guardian, i polinesiani riuscirono a “stabilire insediamenti in una vasta aera all’interno di un triangolo formato dalle Isole Hawaii, l’Isola di Pasqua e la Nuova Zelanda”.

La questione dell’incontro fra le 2 popolazioni è oggetto di vivace dibattito scientifico da molto tempo.

Ancora il quotidiano inglese ci ricorda l’ avventura dell’esploratore, antropologo e scrittore norvegese Thor Heyerdahl (1914 -2002), che volendo dimostrare che gli autoctoni peruviani avevano popolato le isole del Pacifico, nel 1947 si fece costruire un’imbarcazione di legno  la Kon Tiki (secondo la tradizione Incas),  con la quale viaggiò in mare aperto per 101 giorni, percorrendo circa 7mila chilometri. Era partito dal Perù, riuscì a raggiungere l’arcipelago di Tuamotusnella, Polinesia francese.  Aveva ragione, l’incontro tra le 2 etnie c’era stato: parte del materiale genetico della ricerca, infatti, è stato ricavato proprio dove Heyerdahl era approdato.

Fino ad ora il punto di contatto riscontrato tra americani e polinesiani è stata la patata dolce (originaria dell’America), coltura comune ai 2 popoli, così come sono simili nelle lingue indigene delle Ande e della Polinesia le parole per indicarla.

Ora abbiamo la certezza scientifica dell’incontro e per usare le parole dell’autore senior della ricerca, Andreas Moreno-Estrada – ricercatore principale presso il National Laboratory of Genomics per la biodiversità del Messico- :”Questi risultati cambiano la nostra comprensione di uno dei capitoli più sconosciuti nella storia delle grandi espansioni continentali della nostra specie”.

 

Immagine: l’imbarcazione in legno la Kon-Tiki, costruita secondo la tradizione Incas e con la quale l’esploratore, antropologo e scrittore norvegese Thor Heyerdahl, nel 1947 viaggiò per migliaia di miglia in mare aperto per dimostrare che i peruviani avevano nell’antichità popolato la Polinesia. Photo by AP 

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