Io robot. La linguistica computazionale arriva a teatro

Sei mesi dopo Powell e Donovan avevano cambiato idea. Le fiamme roventi di un sole gigantesco avevano lasciato il posto alla dolce oscurità dello spazio, ma il variare delle condizioni esterne incideva ben poco quando
si era alle prese con i robot sperimentali e i loro ingranaggi. Qualunque fosse l’ambiente, si trattava di sondare le profondità imperscrutabili di un cervello positronico, che secondo i geni del regolo calcolatore avrebbe dovuto funzionare in questo e quel modo. (da Essere razionale di Isaac Asimov)

Intelligenza artificiale creata dall’intelligenza umana, un settore sempre più pervasivo nella nostra società, nelle industrie, nell’educazione e, ora anche a livello  di scrittura teatrale, come abbiamo visto con il progetto THEaiTRE che prevede la composizione di sceneggiature teatrali, realizzate dall’intelligenza artificiale (AI), avviato dalla Cornell University di Praga. Ma quali sono le potenzialità e i limiti della linguistica computazionale? Ne abbiamo parlato con il responsabile del progetto, il “matematico-linguista” Rudolf Rosa.

 Prima di tutto, ci piacerebbe sapere come è nato il progetto THEaiTRE. Aveva in mente di celebrare in modo speciale l’invenzione del termine robot o si è inserito all’interno di un altro progetto?

Sì, l’idea di celebrare l’anniversario è al centro del progetto. È stato Tomáš Studeník (innovatore radicale e hacker urbano ndr) che evidenziò l’approssimarsi del centenario ed ebbe quest’dea meravigliosa; venne da noi e insieme la trasformammo in un progetto realistico, al quale stiamo lavorando.

Pensa che un robot possa essere una minaccia per l’uomo, una sorta Dr Jekyll and Mr Hyde?

Credo che gli uomini siano la peggiore minaccia per gli uomini. I robot sono la creazione degli uomini, dunque per la proprietà transitiva possono essere una minaccia per gli essere umani, specialmente se progettati per scopi quali droni killer o altri robot bellici. Naturalmente, anche un robot non progettato per danneggiare le persone può funzionare male o essere utilizzato in modo improprio, allo stesso modo in cui le persone vengono danneggiate da automobili o macchine perforatrici. Non credo ci siano significative minacce aggiuntive dovute all’'”intelligenza” dei robot. In effetti, le persone tendono a sopravvalutare la reale intelligenza dei robot e di altre macchine “intelligenti”.

Non esiste dunque un’intelligenza artificiale autonoma?

I robot per lo più imparano da alcuni dati che forniamo loro e possono simulare i dati o captare le somiglianze nei dati, ma non credo che macchine e robot “intelligenti” abbiano o avranno presto una vera coscienza, o che potenzialmente abbiano obiettivi dannosi a nascosti o qualcosa del genere. Possiamo ad es. vedere i chatbot su Internet diventare razzisti, ma questo è solo perché imparano cosa dire da quello che dice la gente, e molte persone sono razziste; il chatbot in sé non intende essere razzista, copia solo ciò che vede in giro. Quindi, in questo senso, sono “intelligenti” piuttosto come pappagalli o scimmie che possono copiare ciò che le persone mostrano o dicono, ma probabilmente non lo capiscono davvero, così come non sono in grado di generare nuove idee per proprio conto.

Che tipo di professionisti sono coinvolti nel progetto teatrale di scrittura “robotica”?

Abbiamo bisogno di linguisti computazionali e professionisti del teatro. Il sottogruppo computazionale è composto di diversi studenti e docenti esperti in sistemi di dialogo, generazione di testi, traduzione automatica, reti neurali artificiali. Il sottogruppo del teatro comprende diversi studenti e professionisti del teatro, che sono drammaturghi, registi, autori e attori, compreso anche il direttore del Švanda Theatre di Praga. Abbiamo anche un sottogruppo responsabile del marketing e della promozione, composto di specialisti in Pubbliche Relazioni.

Lei è uno specialista in robopsicologia. Puoi spiegare in che cosa consiste esattamente la “psicologia dei robot”? Si tratta di un campo tra psicologia e scienza?

Wikipedia afferma: “La robopsicologia è lo studio delle personalità e del comportamento delle macchine intelligenti. Il termine è stato coniato da Isaac Asimov nei racconti raccolti in I, Robot, con protagonista la dottoressa robopsicologa Susan Calvin, le cui trame ruotavano in gran parte attorno al protagonista che risolve i problemi legati al comportamento del robot intelligente “.

Mentre Isaac Asimov immaginava i robot come future entità intelligenti onnipresenti intorno a noi, il mondo ha intrapreso un percorso diverso, con la maggior parte dell’intelligenza nascosta in computer, server e cluster computazionali, che corrispondono più alle macchine di Asimov che ai robot; fondamentalmente pensava alle macchine come a robot più grandi e intelligenti che non si muovono. Quindi, quando parliamo di robopsicologia, potrebbe non (e spesso non lo fa) coinvolgere effettivamente i robot.

Ho iniziato a definirmi un robopsicologo quando lavoravo al progetto LSD, dove il nostro obiettivo era capire come funzionano modelli di complesse reti neurali addestrate. Ad esempio, abbiamo un modello che può tradurre quasi perfettamente dall’italiano all’inglese, magari con una qualità paragonabile a quella di alcuni traduttori professionisti, ma non capiamo come lo faccia. Sappiamo che legge molti testi bilingue (traduzioni di testi dall’inglese all’italiano e traduzioni di testi dall’italiano all’inglese), ma è difficile vedere cosa ha imparato; all’interno del modello ci sono milioni di numeri che vengono sommati, moltiplicati e trasformati, e alla fine ne esce la traduzione.

Che tipo di analisi svolgete nell’elaborazione del progetto?

Nel progetto, proviamo ad analizzare quei numeri, per vedere se corrispondono ad alcuni concetti linguistici, come nomi e verbi e altri concetti morfologici, soggetti e oggetti e altri concetti sintattici, ecc. Se troviamo alcune somiglianze o corrispondenze tra i modelli e concetti linguistici, vuol dire che “abbiamo sbirciato” con successo nel modello e abbiamo capito un po’ di più  di come funzioni e di cosa abbia imparato dai testi. Per me, questo è abbastanza vicino al concetto di robopsicologia di Asimov, tradotto nei termini e nel contesto di oggi.

Per la generazione della scrittura, utilizzate il modello Gpt-2. Può specificare di che cosa si tratta

È un grande modello di linguaggio neurale che ha sostanzialmente letto tutti i testi su Internet, acquisendo una conoscenza piuttosto impressionante di come funziona la lingua, come sono strutturate le frasi e i testi brevi, come le parole affrontano i vari argomenti nel testo, ecc.

Il modo in cui lo usiamo (che è il modo più comune per usarlo) è che gli diamo l’inizio di un documento di testo, e genera (o potremmo dire “genera allucinazioni”) la continuazione del testo. Funziona abbastanza bene per testi che ha visto milioni di volte, come nuove storie brevi; può produrre testi che a prima vista sono difficili da distinguere dalle notizie reali. Per testi più lunghi o più particolari, come le rappresentazioni teatrali, non funziona altrettanto bene e necessita di alcune modifiche, che in realtà è la maggior parte del lavoro che facciamo noi come sottogruppo computazionale del progetto.

La scrittura generata dal modello Gpt-2 è collegata alla rappresentazione della struttura linguistica nelle reti neurali? (Linguistic Structure Representation in Neural Networks -LSD)

Sì e no. Specifichiamo che l’input per il modello GPT-2, che di solito è un’ambientazione di scena (es. “Una notte buia. Una coppia è seduta su una panchina.”) e poche righe di dialogo (es. “Lei: Mi ami? Lui: Perché me lo chiedi?”) A quel punto il GPT-2 prende il sopravvento e abbiamo un controllo limitato su come continua il dialogo; la maggior parte del controllo che abbiamo è nello specificare il punto di partenza.

Il progetto THEaiTRE non è strettamente collegato al progetto LSD. Entrambi lavorano con reti neurali artificiali, ma nell’LSD cerchiamo di capire come funzionano le reti internamente, mentre in THEaiTRE cerchiamo di usarle per i nostri scopi senza la necessità impellente di comprenderne l’interno. Naturalmente, la nostra esperienza in un progetto può sempre aiutare nell’altro, ma non esiste un legame forte.

Ho letto che lei è un matematico. Puoi descrivere il suo percorso educativo. Potrebbe essere molto interessante per i giovani conoscere questo campo innovativo e il suo potenziale

La nostra ricerca rientra in quella che viene chiamata linguistica computazionale, linguistica matematica, elaborazione del linguaggio naturale o tecnologie del linguaggio. Qualunque sia il nome, questa è una tipica area di ricerca interdisciplinare, che unisce linguistica e informatica, cioè scienze umane e naturali. Il nostro gruppo di ricerca fa parte dell’Istituto di linguistica formale e applicata, che fa parte della sezione di informatica della facoltà di matematica e fisica. Quindi, in un certo senso, siamo scienziati informatici, linguisti e matematici allo stesso tempo. Ad ogni modo, per entrare nella linguistica computazionale, bisogna studiare sia informatica e programmazione, sia linguistica. Raccomando quindi caldamente a chiunque di provare a ottenere tale qualifica e di unirsi alla comunità mondiale in continua crescita dei linguisti computazionali!

 

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