Global change award 2019. I vestiti che crescono con i bambini

Il Global Change Award, dal 2015 premia ogni anno le innovazioni introdotte nell’industria dell’abbigliamento per ridurne l’impatto sull’ambiente.

Cinque  sono i premi assegnati scelti fra una rosa di 6.640 candidature pervenute da 182 Paesi; una partecipazione in crescita esponenziale in questa edizione 2019, considerando i 2600 circa concorrenti dell’anno scorso. I vincitori si dividono un premio complessivo di un milione di euro che investiranno per migliorare i  progetti che li hanno portati alla vittoria.

Dalla membrana biodegradabile ai vestiti che crescono con i bambini

Il primo premio, di 300mila euro, è stato assegnato al progetto The Loop Scoop dell’azienda tedesca circular.fashion la quale ha ideato un sistema digitale che garantisce la circolarità di ogni capo, dal design al riciclo. L’azienda tedesca specifica, in ogni fase della lavorazione e per ogni capo, la scelta del materiale, del taglio e della produzione  e il loro impatto sull’ambiente: dati che vengono salvati  nella piattaforma circularity.ID, cui possono accedere le strutture di riciclaggio e, naturalmente, i consumatori.

Segue la svizzera dimpora che impiega nella sua produzione d’abbigliamento outdoor una membrana biodegradabile, traspirante, priva di fluoro, che sostituisce i polimeri fluorurati e mantiene l’impermeabilità e, che attraverso la stampa 3D e, quindi senza fare cuciture (per evitare gli scarti) riveste i capi già assemblati.   All’azienda svizzera il premio di 250mila euro.

Al 3° posto troviamo la tecnologia Sustainable Sting della Green Nettle Textile del Kenya che con un colpo solo ha risposto all’esigenza di creare un modello di produzione sostenibile e a offrire un’opportunità di lavoro per 200mila piccoli agricoltori del Paese. Il suo Stustainable Sting è una fibra ottenuta attraverso l’ortica, una pianta con grande capacità di adattamento, che cresce in abbondanza, richiede poca manutenzione e le cui proprietà sono conosciuta fin dall’antichità e fin d’allora utilizzata poliedricamente dal tessile al farmaceutico. L’azienda africana usa il gambo della pianta per ottenere una fibra simile al lino; mentre gli scarti vengono impiegati per la produzione di carta e coloranti. Il premio è stato di 150mila euro.

Al 4° posto troviamo il britannico Ryan Yasin, ex ingegnere aeronautico, che preoccupato per l’ambiente e ispirato dal nipote che cresceva troppo in fretta rispetto alla misura dei suoi abiti,  ha messo a frutto la sua esperienza tecnologica per creare Chotehs that Grow, di Petit Pli, ossia abiti per bambini che si adattano alla loro crescita, riducendo, come s’intuisce, gli sprechi. Il marchio è in attesa del brevetto.

Ed ecco il Sud America, con la peruviana Le Qara che ha creato la Lab Leather. Conosciamo già le pelli vegane: l’italiana Grape Leather, con la sua vegetale conquistò il primo premio del Global nel 2017.  Anche i peruviani de Le Qara usano fiori e frutti per ottenere questo materiale esteticamente come la pelle per trama, colore e spessore ma biodegradabile al 100%.

Oltre al riconoscimento in denaro, seguirà un anno di formazione che porterà i vincitori a Stoccolma, New York e Hong Kong, per seguire il programma promosso dal Global in collaborazione con il KTH Royal Institute of Technology e Accenture.

Ulteriore supporto alle tecnologie arriverà dal crowdfunding  Indiegogo (piattaforma per finanziamenti collettivi) che offre ai consumatori la possibilità di sostenere progetti pioneristici dell’ambito dell’economia circolare. Gli interessati possono consultare il sito globalchangeaward.com.

La filosofia del premio: non si possono ridurre i consumi, ma con l’innovazione si salva l’ambiente

Il premio Global Change Award è stato istituito nel 2015 dalla svedese Fondazione H&M, il comparto no profit del marchio leader dell’abbigliamento low cost ma di tendenza.   Karl Johan Persson, amministratore delegato dell’H&M, in un’intervista rilasciata al The Guardian, spiegava così la motivazione del premio: “Se i consumatori ridurrebbero dal 10% al 20% i consumi voluttuari, provocherebbero una catastrofe socioeconomica: molti posti andrebbero perduti e ci sarebbe molta povertà”.

Per promuovere uno sviluppo sostenibile, sostiene Persson, non si deve far diminuire la produzione e il consumo dei beni, ma creare “ una crescita economica e creazione di posti di lavoro attraverso le innovazioni che limitino il danno all’ambiente”.  E la più grande opportunità per seguire questo percorso ci viene “dall’economia circolare che consente alle aziende di sostituire l’attuale sistema lineare di produzione, utilizzo e dismissione, con i sistemi globali di ritiro e riciclaggio del tessile”.

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