A che cosa mi serve studiare le equazioni?

“A che cosa mi serve conoscere le equazioni, i monomi, i polinomi?”  È una domanda che molti studenti pongono con sincerità, e che può mettere in difficoltà gli adulti. Perché, in effetti, nella vita quotidiana difficilmente ci troveremo a risolvere un sistema di equazioni o a scomporre un polinomio. Ma fermarsi a questa constatazione significa confondere lo strumento con il fine.

Lo studio della matematica – come quello del latino, della filosofia o della storia – non ha come obiettivo principale l’applicazione pratica immediata, bensì la formazione della mente. Le equazioni non servono solo a “fare calcoli”: servono a insegnare che un problema può essere analizzato, scomposto, affrontato con metodo; che esistono regole condivise; che ogni passaggio ha conseguenze; che l’errore non è una colpa, ma una tappa del processo di apprendimento.

In questo senso, la matematica educa al pensiero logico, alla capacità di tenere insieme più elementi, di distinguere ciò che è essenziale da ciò che è accessorio, di non arrendersi alla complessità. Competenze che non appartengono a una singola disciplina, ma che sono fondamentali per orientarsi nella vita, nelle scelte personali e professionali, nel lavoro e nella cittadinanza attiva.

Quando uno studente chiede “a che cosa mi serve”, spesso sta esprimendo una preoccupazione più profonda: la paura di sprecare tempo, di studiare qualcosa che non avrà valore. È qui che l’orientamento ha un ruolo decisivo: aiutare a comprendere che non tutto ciò che è formativo è immediatamente spendibile, ma ciò non lo rende meno necessario. Anzi, è proprio ciò che non ha un’utilità immediata a costruire basi solide e durature.

Ridurre la scuola a un catalogo di competenze redditizie significa impoverire la persona e renderla più fragile. Chi rinuncia a capire ciò che è complesso perché “non serve”, rischia domani di dipendere sempre da chi quel linguaggio lo padroneggia: nelle decisioni economiche, tecnologiche, sociali.

Seneca ci ricordava che non si impara per la scuola, ma per la vita. Oggi potremmo aggiungere: si studia anche ciò che non sembra utile, per non diventare inutilmente dipendenti.

L’orientamento formativo aiuta a diventare persone libere, capaci di pensare, comprendere il mondo in cui vivono e, pertanto, scegliere il proprio progetto formativo-professionale con consapevolezza e in autonomia, nel rispetto di sé e degli altri.

 

 

Immagine by Yankrukov  – pexels.com

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