Rapporto INCB. Donne tossicodipendenti escluse dai trattamenti di prevenzione e riabilitazione

Donne tossicodipendenti

Fare di più per proteggere le donne dal consumo e dal traffico degli stupefacenti, perché le politiche sociali non le tutelano come dovrebbero.  Questa è la richiesta che l’INCB (International Narcotics Control Board – l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti) ha rivolto ai Governi degli Stati membri il 2 marzo 2017, con la pubblicazione della consueta Relazione annuale.

Soltanto 1 donna ogni 5 uomini ha accesso alla riabilitazione e reinserimento sociale

La richiesta deriva dall’aumento sproporzionato di casi di overdose tra le donne, di consumo di stupefacenti e coinvolgimento delle stesse nei traffici di narcotraffico e nelle reti criminali.
Francisco Thoumi, membro del Consiglio dell’INCB spiega: “In termini di consumo la proporzione è di 1 donna ogni 3 uomini. Ma nell’ambito dell’accesso ai trattamenti di disintossicazione, riabilitazione e reinserimento sociale la proporzione è di 1 donna ogni 5 uomini”. Uno squilibrio sottolinea Thoumi, che rivela la tendenza delle politiche sociali a favorire gli uomini rispetto alle donne. Quest’ultime si trovano di fronte a “barriere sistemiche: strutturali, sociali, culturali e personali”.

Incremento di tutte le sostanze tra la popolazione femminile

Uno dei punti centrali del rapporto dell’INCB suggerisce alle autorità locali di stanziare maggiori risorse finanziare per coordinare politiche di prevenzione e incentivare la sanità pubblica, affinché dia priorità di accesso alle cure e all’assistenza alle donne tossicodipendenti.
“Vogliamo ricordare, soprattutto ai politici, l’importanza di tutelare i diritti delle donne che fanno uso di droghe o che hanno problemi legali per reati legati alla droga” ha affermato Werner Sipp, presidente dell’INCB.
Le ragazze e le donne, c’informa il report costituiscono un terzo dei consumatori abituali di droga del globo, con livelli più alti nei Paesi ad alto reddito. In Gran Bretagna e nell’Irlanda del Nord si è registrato un maggiore incremento di abuso di tutte le sostanze, più tra le donne che fra gli uomini.
Sempre tra le donne tossi dipendenti sono maggiori le infezioni da HIV e i disturbi di salute mentale.

Farmaci prescritti che creano dipendenza. Vulnerabili le donne detenute

 Il rapporto denuncia, inoltre, un’eccessiva tendenza medica a curare l’ansia e il dolore femminile, con la prescrizione di terapie che creano dipendenza. La Germania e la Serbia hanno denunciato casi femminili di overdose fatali prodotte da farmaci da prescrizione.

Particolarmente vulnerabili nei confronti delle droghe sono le donne in stato di detenzione.  Aumenta il numero degli arresti delle donne per reati legati alla droga e nelle carceri l’uso degli stupefacenti è più diffuso tra le detenute che fra i detenuti.
Le prigioniere, per il loro particolare ruolo sociale, soffrono più degli uomini la separazione dalla loro comunità, dalla casa, dalla famiglia, una condizione che favorisce il rischio di stati di depressione e disturbi d’ansia.

Il legame tra la dipendenza e il “sex-lavoro”

La Relazione rileva un “forte” e aggiungiamo perverso legame tra la dipendenza alle droghe e il “sex-lavoro”. Alcune donne si rivolgono al sesso per procacciarci la sostanza di cui sono dipendenti, mentre altre abusano delle droghe proprio perché  costrette a essere delle lavoratrici del sesso.

Per questo, l’INBC invita gli Stati membri a elaborare programmi di prevenzione mirati specificamente alle donne in carcere, alle donne in stato di gravidanza, alle lavoratrici del sesso e a quelle colpite dall’HIV/AIDS. E a una maggiore comprensione per le condizioni specifiche delle donne tossicodipendenti che induca allo sviluppo di programmi di cura e riabilitazione.

 L’uso ricreativo della cannabis legalizzato è incompatibile con le leggi internazionali

Riguardo alla legalizzazione dell’uso ricreativo della cannabis e relativa vendita, l’UNCB afferma di mantenere aperto un dialogo costante con tutti gli Stati che hanno o stanno prendendo in considerazione l’uso non solo medico della cannabis e dei prodotti da essa derivati.
Ma ribadisce che l’uso legalizzato della cannabis per l’uso ricreativo è incompatibile con gli obblighi di legge stabiliti nella Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961 (Single Convention on Narcotic Drugs).
Il presidente dell’ INCB pur riconoscendo che le convenzioni nazionali prevedono una certa flessibilità, rileva che comunque le stesse flessibilità hanno i loro limiti e di certo “non si estendono all’ordinamento dell’uso ricreativo della droga”. Gli Stati membri dell’ONU che hanno deciso per la legalizzazione dell’uso non medico della cannabis “dovranno rispondere della loro mancanza di rispetto dei trattati”.

Ma vanno promosse le misure integrative alla detenzione

Ma se da un lato viene condannata la legalizzazione dell’uso ricreativo della cannabis, dall’altra l’INCB,  per il reato di possesso per uso personale di droga o per reati minori sempre legati alla droga, raccomanda le misure alternative come la riabilitazione e l’integrazione al posto della giustizia penale punitiva come la detenzione. Considera le prime sottoutilizzate dai Paesi membri e incoraggia quest’ultimi ad adottare risposte non punitive, piuttosto che permettere l’uso della cannabis per scopi non medici che, può rivelarsi controproducente oltre ad essere non conforme con i trattati sul controllo della droga.
I Paesi membri, secondo l’INCB, devono riconoscere l’uso delle droghe e la dipendenza delle stesse, come un problema di salute pubblica e come tale richiede risposte che rientrano nell’ambito del recupero della salute.

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