Il Parlamento europeo approva il Green Deal sul clima

Il Parlamento europeo ha approvato il Green Deal, la legge sul clima – proposta nel marzo 2020 dalla Commissione europea –  che prevede la decarbonizzazione nell’Unione entro il 2050 e la limitazione  del surriscaldamento climatico, secondo quanto stabilito dagli Accordi di Parigi (vertice della Nazioni Unite sul clima del 2015). I voti a favore sono stati 392, contrari 161, 142 le astensioni.

Approvato anche l’ambizioso emendamento inserito dalla Commissione ambiente del Parlamento che vuole ridurre al  60%  delle emissioni, (rispetto ai valori del 1990) entro il 2030, pur l’esile maggioranza di 26 voti ( 352 a favore, 326 contro e 18 astenuti)

Il prossimo appuntamento per l’iter della proposta di legge è con il Consiglio europeo, in agenda per prossimo il 15 e 16 ottobre.  Il Consiglio è formato dai capi di Stato e di Governo dei Paesi membri è sarà probabilmente il momento più difficoltoso per il Green Deal, giacché le esigenze e gli interessi tra le varie nazioni dell’Unione, sono molto diversi.  Sarà, dunque, essenziale che trovino una punto d’incontro.

Ci riusciranno? L’asse portante della legge è la transizione energetica: i deputati europei favorevoli della legge chiedono all’Unione e ai singoli Stati di eliminare gradualmente ma entro il 31 dicembre 2025 le sovvenzioni (dirette o indiretta) per i combustibili fossili.

Un obiettivo difficile, per tutti gli Stati, ma soprattutto per i Paesi dell’Est, che infatti si mostrano recalcitranti di fronte al Green Deal.  Capolista dei contrari la Polonia che ha dichiarato di non essere disponibile ad aderire all’obiettivo di de carbonizzazione entro il 2050: la sua fonte energica primaria (l’80% del fabbisogno nazionale), infatti, è costituita dal carbone ed è il primo fruitore europeo della fonte fossile.

Sembrerebbe impossibile, ma il margine di manovra che permetterà la mediazione tra gli Stati c’è: è il punto della proposta di legge che prevede   il sostegno finanziario e tecnico per i Paesi o soggetti dell’Unione che saranno più danneggiati dal passaggio all’economia verde: si tratta del cosiddetto meccanismo per una transizione giusta che contempla svariati miliardi di euro dal 2021 al 2027 che l’Unione riserverà alle regioni più colpite.

 

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