Omogenitorialità. Giustizia costituzionale sì ma non per tutti

Giustizia costituzionale – La Consulta ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 8 della legge 40/2004 che impediva che un bambino figlio di due donne, frutto della Procreazione medicalmente assistita (PMA), fosse riconosciuto nel nostro Paese, alla nascita, anche dalla madre intenzionale.

Finora il figlio di una coppia omogenitoriale femminile nato in Italia poteva essere riconosciuto soltanto dalla madre biologica, tranne ricorrere alla ‘stepchild adoption, ossia all’ adozione in casi particolari che una volta ottenuta estendeva la genitorialità ad entrambi le madri.

La sentenza della Corte Costituzionale 68/25, discussa lo scorso 26 febbraio ma deposita il 22 maggio 2025, riconosce il diritto alla madre intenzionale ossia a colei che non ha portato avanti la gravidanza ma concordato, responsabilmente e consapevolmente, il progetto genitoriale fin dal consenso alla tecnica di fecondazione assistita.

L’effetto della sentenza è immediato e su tutto il territorio nazionale: i bambini figli di due madri ricorse alla PMA in un Paese dove tale pratica è legale avranno automaticamente lo status di bigenitorialità.  Ma non avrà effetto per i figli di due papà, perché la sentenza della Consulta è legata alla PMA e non alla gestazione per altri (GPA), considerata in Italia reato universale.

L’avvocato Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti LGBT+, – stato il difensore della coppia di madri ricorrenti dinanzi al Tribunale di Lucca e poi davanti alla Corte costituzionale, e alla quali dobbiamo il risultato odierno -, ha ripercorso i punti salienti del lungo iter giudiziario che avuto inizio nel 2018 quando è stato depositato un ricorso al tribunale di Pistoia. E che ha avuto seguito con l’azione collettiva promossa dalla comunità LGBT+ alla quale hanno aderito  alcuni sindaci che nonostante il suddetto articolo 8 hanno cominciato a riconoscere anagraficamente entrambe le genitrici (la partoriente e la intenzionale) fino al 2023, quando la circolare  Piantedosi (ministro degli Interni del governo Meloni) ha impugnato gli atti, procurandosi la condanna del Parlamento Europeo.

La Corte Costituzionale aveva già chiesto l’intervento del legislatore affinché modificasse l’articolo 8 della legge 40, in modo da evitare le discriminazioni nei confronti dei figli delle coppie omogenitoriali.

Da oggi per una parte di esse, finalmente, è stata raggiunta la giustizia costituzionale.

 

 

Immagine by Artem Podrez – pexels.com

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