Figli di guerra. Figli dimenticati

Nella guerra che si sta consumando in Ucraina (dopo l’invasione delle milizie russe nello scorso 24 febbraio) non viene risparmiata nessuna delle crudeltà usate da tempi immemorabili nei conflitti bellici, dagli assedi alle città (per lasciar morire di fame, di sete e di freddo i residenti) allo stupro delle donne.

In Italia si ricordano ancora le marocchinate, ossia le violenze sessuali e fisiche di massa compiute a persone di tutte le età – ma soprattutto donne – dai goumier* francesi nella Seconda guerra mondiale; così come in Asia, pur appartenenti i fatti alla stessa epcoca, non è stato ancora risolto il caso delle comfort women.  Lo stupro come arma di guerra, tornata in Europa con le guerre dell’ex Jugoslavia (1991 – 2001), riappare oggi con le denunce giornaliere delle donne ucraine per gli abusi subiti dai soldati russi.

Nel 2000 si celebrava presso il Tribunale dell’Aja il processo contro i capi locali delle milizie serbo-bosniache che nell’estate del 1992, dopo aver conquistato una cittadina della Bosnia sudorientale, Foca, avevano ridotto in stato di schiavitù sessuale molte donne tra le quali adolescenti e bambine di 12 anni.

Per il solo conflitto in Bosnia “la stima delle vittime di stupro supera le 22.000 unità e secondo alcuni arriva a 50.000”.  Denunciati anche casi di stupro “su donne croate o serbe, si è constatato che le donne musulmane risultano le più colpite”  , mentre, per quanto riguarda il Kosovo, “ventimila donne subirono stupri e violenze di ogni genere ad opera dei militari e soprattutto delle milizie serbe” (da Gli stupri etnici nelle guerre dell’ex Jugoslavia).  Molte rimasero incinte.

Alen Muhic è uno dei figli di queste violenze sistematiche.   Nel 2018 intervenuto all’Onu ha detto: “Ciò che ho vissuto personalmente mi porta ad affermare che i problemi relativi agli stupri di guerra e alle sue vittime sono spesso lasciati a persone volontarie e organizzazioni dal basso. La giustizia e l’assistenza sociale e sanitaria spesso risultano irraggiungibili per le vittime”.

Alen Muhic, con Ajna Jusi*, ha fondato l’Associazione Zaboravljena djeca rata – Forgotten Children of Warche riunisce i ‘figli di quella guerra’ senza distinzione di nazionalità o religione o etnia; si definiscono figli dimenticati, ormai adulti ma  non essendo riconosciuti come vittime di guerra non hanno diritti; spesso “rifiutati dalla comunità”, vengono stigmatizzati come lo sono le loro madri, nonostante siano quest’ultime le prime vittime innocenti.

Negli anni Novanta sono stati denunciati anche gli stupri di massa avvenuti nel corso della guerra civile del Ruanda (1994): si stima siano state tra le 100mila e le 250mila,

Proprio per gli avvenimenti dell’ex Jugoslavia e del Ruanda il diritto internazionale definisce e annovera lo stupro condannabile perché strumento di guerra attraverso i rispettivi trattati istitutivi del Tribunale Penale Internazionale, organo giudiziario delle Nazioni Unite:  ICTY e ICTR

Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (ICTR) nel famoso caso Akayesu, nel 1998 ha considerato lo stupro come strumento di genocidio in quanto commesso con lo scopo di “distruggere un specifico gruppo di individui”.  Il caso prende il nome dall’imputato Jean-Paul Akayesu, sindaco della ruandese Taba, condannato all’ergastolo.

Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) ha emesso per la prima volta la condanna per stupro come crimine contro l’umanità nella storica sentenza  Kunarac, Kovac e Vukovic, del 22 febbraio 2001. I 3 imputati furono condannati rispettivamente a 12, 20, e 28 anni di carcere.

Entrambe le esperienze dei tribunali speciali sono stati poi trasferite nello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, codificate in via definitiva come stupro crimine contro l’umanità e stupro crimine di guerra, negli articoli 7 e 8.

Ma l’esistenza dei figli della guerra continua ad essere “una vita senza vita” come loro stessi la raccontano sulla pagina Facebook dell’Associazione Zaboravljena djeca rata – Forgotten Children of War, perché al di là dei riconoscimenti della comunità internazionale sono abbandonati dal loro stesso Stato.

Stupri di massa sono stati denunciati in Uganda, Congo, Colombia, Perù, Bangladesh, Sri Lanka, Somalia, Congo, Sudan, Iraq, Libia, Siria. Calcolare il numero dei figli di guerra è impossibile.

 

 

Note

*goumier- termine derivato dall’arabo qum (squadrone) con il quale s’indicava un soldato di nazionalità marocchina, incorporato nell’esercito francese tra il 1908 e il 1956. Incorporati nel Corpo di spedizione francese in Italia, durante la Campagna d’Italia nella Seconda guerra mondiale.

I gourmier francesi e le loro violenze sono state fonte di ispirazione del libro di Alberto Moravia ‘La Ciociara’, portato al cinema con omonimo titolo dal regista Vittorio De Sica – sceneggiatore con Cesare Zavattini – e che valse alla protagonista, l’attrice Sofia Loren, l’Oscar come miglior interprete femminile.

*Sulla vita di Ajna Jusic , la regista Jasmila Žbanić ha girato il film ‘Grbavica’ (2005), in italiano ‘Il segreto di Esma’, premiato con l’ Orso d’Oro alla 56° edizione del Festival di Berlino.

Nel 2019 Ajna Jusic ha accompagno in Italia  la mostra fotografica itinerante ‘Breaking Free – Voci e storie dei bambini nati dalla guerra’ dell’artista  franco-siriano Sakher Almonem, che comprendeva l’immagine riportata in copertina e in alto.

 

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