Alexander Langer, precursore della Storia
Furono tanti gli impegni civici e politici che affrontò Alexander Langer, ma gli ultimi sforzi li dedicò alla pace nei territori dell’ex Jugoslavia, in guerra dal 1991 al 2001.
Politico, saggista, giornalista, ambientalista, fondatore del partito dei Verdi italiani e fra i leader del movimento verde europeo, propugnatore di numerose iniziative per la pace, per la convivenza etnica, per i diritti umani, per la difesa dell’ambiente e contro la manipolazione genetica. Lange fu un precursore – per destino e per scelta – della storia.
Il ponte
Nato a Vipiteno (Alto Adige) il 22 febbraio 1946, in Alto Adige, pochi mesi dopo, il 5 settembre, i ministri degli Esteri di Italia e Austria, Alcide De Gasperi e Karl Gruber, firmavano a Parigi il primo accordo dell’Autonomia dell’Alto Agide per garantire la pacifica convivenza in una regione relativamente piccola ma abitata da 3 gruppi linguistici ancora oggi così suddivisi: il 64% appartiene al gruppo linguistico tedesco, il 24% al gruppo italiano e 4% al gruppo ladino.
Si trattava del primo Statuto di autonomia ratificato dalla Costituzione italiana il 31 gennaio 1948 e che vedeva unite nella Regione Trentino Alto Adige, le due provincie di Bolzano e Trento. Ma si narra che la ratifica avvenne senza la consultazione del gruppo tedesco e ciò determinò momenti di forte tensione sfociati negli attentati dinamitardi degli anni Sessanta.
Ciò portò il diciottenne Langer a creare un gruppo di studio e la rivista mensile Die Brücke (Il ponte) con collaboratori dei 3 gruppi linguistici per generare confronti capaci di superare le convinzioni pregiudiziali e dando corpo a un ideale e a un esempio di convivenza.
Quella esperienza lo convinse, come ebbe a dire più tardi, che davanti a un conflitto etnico per prima cosa “cerco un qualche gruppo che riesca a riunire al proprio interno persone dell’uno e dell’altro schieramento […] L’esperienza di un gruppo interetnico, o se volete del gruppo pilota che accetta di sperimentare su di sé le possibilità e i limiti, i problemi della convivenza interetnica, per me rimane una cosa assolutamente determinante”.
Coerente si rifiutò nei censimenti altoatesini del 1981 e 1991 Langer si rifiutò di dichiarare la propria appartenenza etnica e ciò gli precluderà la candidarsi a sindaco di Bolzano nel 1995.
Facile comprendere l’interesse attivissimo di Langer per le guerre dell’ex Jugoslavia che videro contrapporsi la Serbia ed Erzegovina, la Croazia, il Kosovo, meno ma comunque coinvolta la Slovenia e nel 2001 la Repubblica di Macedonia.
L’impegno senza sosta per la pace nell’ex Jugoslavia. L’Europa muove o rinasce a Sarajevo
Da parlamentare europeo, fondò con la collega austriaca Marijana Grandits, il Verona Forum per la pace e la riconciliazione nell’ex-Jugoslavia. Lo scopo era accogliere membri di tutte le comunità della ex-Jugoslavia, compresi gli Sloveni, che consideravano essenziale arrivare ad un processo di integrazione e riconciliazione. L’esito del Forum sfocerà in documenti politici, il principale dei quali condannava dell’epurazione etnica e dei confini nazionali su base etnica.
Oltre a recarsi più volte nei territori in guerra, per porre fine al conflitto Langer propose l’intervento della comunità internazionale attraverso una forza ONU e la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo per facilitare l’attività diplomatica, per prevenire e/o gestire i conflitti senza l’uso delle armi.
L’escalation della violenza serba sui bosniaci – come anticipò la strage di Tuzla nel maggio 1995 – spinse Langer, nonostante fosse un non violento, a invocare in alcuni suoi articoli “l´intervento internazionale armato”, perché i caschi blu dell’ONU (che non aveva il mandato per intervenire militarmente) “ostaggi dileggiati”, mentre era necessario l’invio di soldati per “fermare l´aggressione”, “proteggere le vittime”, “punire i colpevoli”, e impedire che “la conquista etnica con la forza delle armi torni a essere legge in Europa”.
Il successivo 26 giugno oltre a partecipare a Cannes alle proteste rivolte all’Europa per la sua “inerzia” verso la guerra, scrisse il suo ultimo articolo L’Europa muove o rinasce a Sarajevo.
Dal 3 all’11 luglio 1995
Ma dal 1992 Langer soffriva per la morte dell’attivista e politica tedesca co-fondatrice dei Verdi tedeschi, vittima di un femminicidio. Le tante iniziative per la pace nei Balcani gli avevano alienato la considerazione dei pacifisti, ex compagni di attivismo. La guerra continuava con inusitata violenza.
Depresso, svuotato, sfinito il 3 luglio 1995 Alexander Langer si tolse la vita a Firenze, dove viveva dai tempi dell’università.
In tempo per non assistere al massacro di di 8.000 bosgnacchi musulmani a opera delle milizie del serbo Ratko Mladić, che l’11 luglio entrava definitivamente nella città di Srebrenica.
Chi ha continuato in ciò che è giusto
Lager lasciò più che i pesi erano diventati insostenibili ma esortava a non essere tristi e a continuare in ciò che era giusto.
C’è chi l’ha fatto. Nel 2015, il politico Marco Boato raccontò come l’ecologismo di Alexander Langer sia stata una delle fonti dì ispirazione per papa Francesco nella stesura dell’enciclica Laudato si’.
Gli scritti di Alexander Langer (nella foto in alto) sono disponibili sul sito: alexanderlager.org.

