L’embrione della gioia. Un viaggio nel tempio della fertilità
In Italia si stima che ci siano oltre 10mila embrioni crioconservati, abbandonati nei centri di procreazione medicalmente assistita.
Il decreto ministeriale del 2004 permette ai genitori biologici di rinunciare al futuro impianto, tramite un’attestazione scritta e, secondo un rapporto del 2016 dell’Istituto Superiore di Sanità relativo al censimento compiuto nel 2011 , sono 939 coppie che hanno ufficialmente rinunciato per un totale di 3.862 embrioni e altri 6,279 che non hanno esplicitato la rinuncia ma di cui è impossibile rintracciare la donna o la coppia generatrice.
A questi numeri vanno aggiunti gli embrioni affetti da gravi patologie (si ignora il numero esatto) che la legge 40 ne vieta la destinazione alla ricerca scientifica, mentre finora non è stata elaborata nessuna legge che regoli l’adozione di quelli sani ma abbandonati. È permessa soltanto la donazione di gameti (ovociti e spermatozoi) separatamente ma non degli embrioni già formati.
Il paradosso
Un paradosso tutto italiano che va contro lo stesso concetto di vita: impedendo a coppie con problemi di infertilità di adottare gli embrioni sani abbandonati e, al tempo stesso, precludendo la destinazione scientifica di quelli gravemente malati, frena lo sviluppo della ricerca.
In attesa della legge
La ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha annunciato la volontà di elaborare un disegno di legge sull’adozione degli embrioni crioconservati che ha definito “in condizioni di sospensione” e la loro assegnazione a coppie con problemi di fertilità sarebbe “una possibilità importante”.
Tuttavia, la stesura di una proposta di legge del genere richiede l’intervento dei Ministeri della Salute e della Giustizia, quindi si prevedono tempi lunghi nonostante si ispiri a una proposta già formulata da Carlo Casini con parere positivo del Comitato Nazionale di Bioetica, espresso nel 2005.
Un atto giuridico e sociale, già in vigore in diversi paesi dove l’adozione degli embrion.i è da tempo regolamentata e operativa, come in Spagna e nel Regno Unito, sebbene si parli più di donazione che di adozione
La storia americana
È di questi giorni la notizia, riportata dal MIT Technology Review, di un’adozione di embrione da record, destinata a entrare nella storia della medicina
Una coppia dell’Ohio, riporta il magazine, ha dato alla luce un bambino, frutto dell’impianto di un embrione di oltre 30 anni fa.
I neo-genitori Lindsey e Tim Pierce hanno “adottato” l’embrione di Linda Archerd, 62 anni, che si era sottoposta a fecondazione in vitro nei primi anni ’90 con il suo allora marito.
Il loro percorso di fertilità ha portato alla nascita di una figlia, ora trentenne, ma ad Archerd rimanevano ancora tre embrioni dei quali le è stata affidata la custodia una volta divorziata dal marito; la donna ha continuato a pagare la quota annuale per la loro conservazione.
Una volta sopraggiunta la menopausa, privata della possibilità di avere un altro figlio, Archerd decise che comunque gli embrioni dovessero vivere. Desiderava però conoscere il bambino/a che sarebbe nato/a quindi optò per l’ adozione, escludendo la donazione anonima.
Negli USA la gestione delle adozioni degli embrioni è curata, principalmente, da organizzazioni cristiane che lasciano alla donatrice/donatore la scelta del luogo in cui verrà impiantato il loro embrione.
Nel caso di Archerd che ha scelto il programma Snowflakes dell’agenzia Nightlight Christian Adoptions, rimaneva soltanto la preoccupazione che un embrione conservato dal 1994 potesse sopravvivere.
La complessità dell’impianto
La coppia prescelta per l’impianto, Lindsey e Tim Pierce, era al settimo anno del suo percorso di fertilità.
Poiché l’impianto di un embrione risalente a 30 anni prima, può essere un processo complesso, i Pierce si sono rivolti alla clinica di fecondazione in vitro Rejoice Fertility Knoxville del Tennessee, specializzata in questa procedura.
Gestita dall’endocrinologo riproduttivo, il Dottor John Gordon, la clinica si basa su principi che mirano a evitare un numero eccessivo di embrioni congelati che finiscono in crioconservazione per anni.
Il dottor Gordon è autore di numerosi articoli scientifici e di diversi libri, ma è conosciuto soprattutto dagli operatori sanitari come responsabile scientifico di “Obstetrics, Gynecology, and Infertility”, un manuale medico di grande successo con oltre 150.000 copie stampate. Questo manuale è utilizzato in tutto il mondo da studentesse e studenti di Medicina, specializzandi/e, dottori, dottoresse e professionisti/e della cura e salute femminile.
It’s a boy
Dei tre embrioni congelati di Archerd, i due ancora vitali sono stati trasferiti in Lindsay Pierce e. quello impiantato con successo ha dato la vita a Thaddeus Daniel Pierce, nato il 26 luglio 2025 con il record del “nascituro più grande del mondo”, essendo stato concepito quando i suoi genitori erano ancora piccoli. Un record secondario per i Pierce più interessati alla gioia di essere diventati genitori.
Sono fratelli
Archerd non ha ancora incontrato di persona Thaddeus; lo ha visto solo in fotografia e ha notato che assomiglia alla figlia quand’era piccola. «Ho tirato fuori il mio album di foto e le ho confrontate» – ha dichiarato – «e non c’è dubbio: sono fratelli».
Settimana intensa
Queste le parole che accompagnano il post del Dr John David sulla bacheca della sua pagina LinkedIn:
“È stata una settimana intensa alla Rejoice, in seguito all’annuncio sulla MIT Technology Review della nascita di Thaddeus Pierce, venuto al mondo dopo 11.148 giorni di crioconservazione in seguito a un ciclo di fecondazione in vitro nel 1994! Congratulazioni ai genitori Tim e Lindsey e speriamo che riescano a dormire un po’! L’unico embrione che non può dare origine a un bambino è quello che non viene mai impianti.”
Immagine: foto della pagina LinkedIn del Dr John David Gordon

