Appello del rettore dell’Università di Bologna per la liberazione di Patrick Zaki

Il presidente egiziano al-Sisi ha deciso di concedere la grazia a 530 detenuti, come contromisura per il rischio contagio da coronavirus. Sull’onda di questa notizia il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Urbani, rivolge un appello “al Governo, alla Commissione europea alle numerosissime istituzioni che hanno aderito alla nostra mozione e a tutte le università del mondo che come noi hanno sottoscritto i principi della Magna Charta affinché si uniscano all’Alma Mater e facciano sentire la propria voce. E’ l’occasione per mettere fine a quest’assurda vicenda e poter restituire Patrick alla sua vita e ai suoi studi. Spero di poterlo riabbracciare presto qui a Bologna”.

Patrick Zaki è un giovane cristiano copto egiziano che stava svolgendo un master in studi di genere e delle donne, secondo il programma Erasmus Mundus dell’Unione Europea, presso l’Università di Bologna, quando il 7 febbraio 2020, tornato in patria per una vacanza, è stato arrestato all’aeroporto de Il Cairo. Prima di partire per Bologna Patrick era impegnato,in Egitto nel campo dei diritti umani e, nel 2017, aveva iniziato a collaborare per Egyptian Initiative for personal rights, una tra le più grandi organizzazioni egiziane per i diritti umani. Le autorità egiziane lo accusano di aver “diffuso notizie false, di aver istigato alla protesta e a crimini terroristici”. Da allora Patrick Zaki è in carcere in detenzione preventiva fino a data da destinarsi e, come hanno riferito i suoi avvocati,  subito dopo l’arresto, gli agenti della NSA (Agenzia per la Sicurezza Nazionale) fin dal primo interrogatorio durato 17 ore Patrick è stato picchiato e torturato con scosse elettriche.

Per Amnesty International, lo studente egiziano è “un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media”.

Dopo il lungo silenzio dallo scorso marzo, la rete degli attivisti Patrick Libero ha recapitato alla famiglia la lettera scritta dal ricercatore il 21 giugno che rassicura sul suo stato fisico ed emotivo e apre un varco alla speranza.  Da uno stralcio del testo, riportato dal Corriere della Sera il 4 luglio, si legge: “Cari, sto bene e in buona salute, spero che anche voi siate al sicuro e stiate bene. Famiglia, amici, amici di lavoro e dell’università di Bologna, mi mancate tanto, più di quanto io possa esprimere in poche parole […].  Un giorno sarò libero e tornerò alla normalità, e ancora meglio di prima”.

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