Divorzio. Assegno di mantenimento, valutare caso per caso

Il procuratore generale Marcello Matera delle Sezioni Unite della Cassazione ha chiesto di mantenere il criterio del tenore di vita tenuto durante il matrimonio nel calcolo dell’assegno di mantenimento al coniuge più debole in caso di divorzio.

Nel corso del dibattimento che si è svolto il 10 aprile 2018 il pg Matera ha chiesto alla Corte di accogliere il ricorso di Lucrezia C, contro l’ex marito Omar C.   Quest’ultimo, dopo la sentenza Grilli, aveva ottenuto in  fase di appello la revoca dell’assegno mensile di 4mila euro che versava all’ex moglie. La signora Lucrezia C, non consenziente si è allora rivolta alla Cassazione e il caso è stato assegnato alle Sezioni Unite.  Il verdetto sarà depositato tra circa un mese e trattandosi di una decisione delle Sezione Unite dovrà essere applicato dai tutti i giudici uniformemente in tutto il territorio nazionale.

La requisitoria e il caso

Durante la sua arringa il pg Matera ha così motivato la sua richiesta: “La premessa è che ogni singolo giudizio richiede necessariamente la valutazione delle peculiarità del caso concreto perché l’adozione di un unico principio di giudizio, come quello stabilito dalla sentenza ‘Grilli’ corre il rischio di favorire una sorta di giustizia di classe”.
“Si può anche convenire sul fatto che il criterio dell’autosufficienza – ha proseguito Matera – può essere preso come parametro di riferimento, ma non si può escludere di rapportarsi anche agli altri criteri stabiliti dalla legge quali la durata del matrimonio, l’apporto del coniuge al patrimonio familiare, il tenore di vita durante il matrimonio”.

Il matrimonio di Lucrezia C e Omar C è durato dal 1978 al 2007. Entrambi di condizioni modeste, hanno raggiunto il benessere economico creando una propria azienda, cresciuta grazie al lavoro di entrambi. Prima del divorzio la coppia si era divisa il patrimonio di famiglia (3,5 milioni ciascuno) e se l’azienda era rimasta al marito, Lucrezia C aveva preferito farsi liquidare in soldi e beni immobili. Poi il processo. In primo grado Lucrezia C aveva ottenuto il diritto all’assegno di mantenimento, perso in fase di appello, richiesto dalla stessa oggi in Cassazione.  Il verdetto sarà emesso tra circa un mese.

La sentenza che ha cambiato il criterio

Il dibattimento odierno prende le mosse dalla decisione della Cassazione,  la quale con la sentenza 11504 2017 (famosa come Sentenza Grilli) ha annullato il criterio del parametro di vita matrimoniale per calcolare l’importo dell’assegno divorzile di mantenimento al coniuge più debole, per sostituirlo con il criterio d’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge richiedente.   La sentenza 11504 è stata pronunciata in merito al ricorso Lownstein contro Grilli (quest’ultimo ex ministro dell’Economia con il governo Monti negli anni 2012-2013). L’ex moglie di Grilli dopo la sentenza della Corte di Appello di Milano del 2014 che aveva annullato l’assegno di mantenimento si era rivolta alla Cassazione per riottenerlo.

L’appello

La sentenza 11504 ha creato un gran parapiglia sia nei tribunali italiani, in alcuni dei quali i magistrati hanno cercato di prendere la distanza dal nuovo criterio, sia nella società civile.

Sono molte le associazioni femministe così come le intellettuali che hanno sottoscritto un appello alle Sezioni Unite per chiedere che non venga archiviato bensì confermato il criterio del tenore di vita matrimoniale, perché affermano che”in Italia ancora non è stata raggiunta la parità” da cui sussiste un “forte squilibrio di potere sia nelle relazioni familiari sia nella dimensione lavorativa”.

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