Aboubakar Soumahoro. Giustizia, libertà e felicità

Gli Stati Popolari annunciati da Aboubakar Soumahoro, l’attivista sociale e sindacale italo-ivoriano hanno preso il via con la manifestazione organizzata nella romana Piazza San Giovanni, il 5 luglio 2020. Com’era stato annunciato è stata una piazza “senza bandiere di partito”, gli unici vessilli presenti sono stati “i sentimenti, le sofferenze, i bisogni materiali e immateriali di tutti gli invisibili”.

Ma chi sono gli invisibili? I precari, i giornalisti freelance, molti giovani, i braccianti agricoli, i rider, gli immigrati, le donne, gli italiani di seconda generazione e, dopo il covid, i lavoratori del cinema e dello spettacolo. Mezzo milione di nuovi poveri prodotti dalla pandemia, secondo Aboubakar Soumahoro che ricorda gli articolo 1 e 3 della Costituzione italiana che recitano rispettivamente che “la Repubblica si fonda sul lavoro e il principio di uguaglianza fra i cittadini” e che la manifestazione ne reca una decisa impronta.

Gli invisibili hanno “fame di diritti e sete di dignità” finora disattesi e ancora più urgenti dopo il Covid che ha acuito le disuguaglianze sociali. Né è servita, per i braccianti agricoli, la recente sanatoria perché “ciò che manca nelle campagne non sono le braccia ma i diritti dei braccianti” afferma Aboubakar Soumahoro ricordando che la politica verde passa anche attraverso l’integrazione: “Non si può parlare di giustizia climatica se non declinata in una prospettiva di giustizia sociale”.

Una manifestazione che si fa Manifesto: non contrapposizioni ma proposte concrete. Parte da Piazza San, infatti, Giovanni il percorso che porterà gli Stati Popolari sui territori (Soumahoro lo ribadisce anche sulla propria pagina Facebook) “per affinare e arricchire il nostro Manifesto all’interno delle palestre delle idee e dell’agire”. Agire affinché gli invisibili diventino visibili unendosi “la via maestra per sconfiggere i piromani della politica che si nutrono del conflitto sociale” e per poter “scrivere il nostro futuro e disegnare i nostri sogni”.

Chi è Aboubakar Soumahoro

Aboubakar Soumahoro è nato a Bétroulilié (Costa d’Avorio) il 6 giungo 1980. Giunge in Italia nel 1999. Inizia a lavorare saltuariamente, come benzinaio e come bracciante. Alla trasmissione Rai, Che tempo che fa, racconta: “Ero insieme a tanti giovani italiani, vivevamo nelle medesime condizioni di sfruttamento, di precarietà, di abbrutimento”.

Consapevole che l’emancipazione passa attraverso non solo il lavoro ma anche la formazione e la cultura riesce a laurearsi in Sociologia nel 2010 presso l’Università Federico II di Napoli. La tesi verte sulla condizione dei lavoratori migranti nel mercato italiano. Nel frattempo ottiene la naturalizzazione italiane e “per esigenza” diventa sindacalista USB (Unione Sindacale di Base) occupandosi soprattutto della tutela dei braccianti contro il caporalato e di ogni forma di sfruttamento che si registra lungo la filiera agricola, senza fare differenza fra il colore della pelle o la provenienza geografica, a fianco di tutte le donne e gli uomini che lavorano in condizioni disumane.

Riesce a far sentire la sua voce: nel 2018 subito dopo la morte per assassinio del bracciante e sindacalista USB Soumaila Sacko, avvenuta mentre raccoglieva lamiere per costruirsi un riparo di fortuna, Aboubakar Soumahoro chiede e ottiene dal Governo la creazione del Tavolo operativo di contrasto al caporalato e allo sfruttamento in agricoltura, istituito ufficialmente con il Decreto del 4 luglio 2019 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il successivo 3 settembre). Il Tavolo è presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la collaborazione dei Ministeri delle Politiche Agricole, del Sud e della Coesione nazionale, delle Regioni e tutte le sigle sindacali.

Durante il lockdown per il Covid-19 Aboubakar Soumahoro lancia la raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe per acquistare beni di prima necessità e dispositivi di protezione per i braccianti; il 21 maggio 2020 indice lo Sciopero degli Invisibili al quale hanno aderito non soltanto i braccianti di tutta Italia ma anche alcuni consumatori che per quel giorno si sono astenuti dal comprare frutta e verdura presso la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), ossia i supermercati che il nostro sindacalista definisce i “Giganti del cibo”, i quali, imponendo il loro prezzo di acquisto, alterano tutta la filiera dell’agroalimentare: dai produttori fino ad arrivare ai braccianti.

Il 16 giugno 2020, Aboubakar Soumahoro s’incatena vicino al Palazzo di Villa Doria Pamphili dove sono in corso gli Stati Generali indetti dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Chiede di essere ascoltato dal Governo e per raggiungere tale scopo si sottopone allo sciopero della sete e della fame. Ottiene di essere ascoltato da Conte al quale propone “una patente per il cibo” che certifichi l’estraneità del prodotto dallo sfruttamento dei braccianti; un “piano nazionale emergenza lavoro” per salvare il lavoro di chi rischia di perderlo per la crisi economica post-Covid e la cancellazione del Decreto Sicurezza. Firma la rubrica Prima gli esseri umani sulla rivista cartacea L’Espresso e cura il proprio blog sul quotidiano online l’Huffington Post.

Da Rackete a Cludio e Paola Regeni. Le istanze si fondono 

Infine, lo scorso 5 luglio, la manifestazione Gli Stati Popolari che ha visto una piazza e un palco trasversali con la partecipazione di politici, gente dello spettacolo e del lavoro come gli operai della Whirpool, i dipendenti dell’Ilva e di Alitalia, insegnati, personale della scuola, i rider e poi le Associazioni come Mediterranea, Black lives matter, Movimento LGBT, Friday For Future.

Tanti i sostegni all’iniziativa ottenuti nei giorni precedenti attraverso i video, da Carola Rackete a Claudio e Paola Regeni, genitori di Giulio, il ricercatore arrestato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016.

Istanze diverse che a San Giovanni si sono fuse nelle parole chiave degli Stati Popolari, e con le quali Soumahoro ha chiuso il suo intervento dal palco e che sono “Giustizia, libertà e felicità”.

 

Immagini: 1 e 3) 2020, Roma, 5 luglio Aboubakar Soumahoro di spalle sul palco a San Giovanni  e altri interventi, nel corso della manifestazione ‘Stati Popolari’; 2) ancora Soumahoro  incatenato a Villa Pamphili  dove si sono svolti Gli Stati Generali indetti dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte; 

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