L’ottava nota. Docenti supplenti di se stessi

L.128La musica è considerata un patrimonio nazionale eppure la situazione dei conservatori e dei teatri dell’opera è più che mai sofferente. Artisti lirici che firmano contratti a cui seguono pagamenti dopo anni dalle prestazioni, fondi di istituto sempre più esigui per conservatori ed istituti musicali parificati. La situazione è particolarmente critica per i docenti di conservatori, il cui 24% è composto di docenti a contratto a tempo determinato, vale a dire, docenti precari di cattedre vacanti, vale a dire, cattedre curricolari prive di un docente di ruolo.

Se ci facilità un parallelo con i docenti universitari, immaginiamo la cattedra di matematica, di sociologia, di lingue, priva di un professore ordinario, ma con un professore che ha tutti i titoli e le esperienze per assurgere a quel ruolo, ma non lo ha formalmente. Ogni anno gli/le viene rinnovato il contratto e rimane in attesa di una configurazione in-determinata. Docenti, “supplenti di se stessi”. Quando si parla di “sanare” , “regolarizzare” , “stabilizzare” i docenti precari, in realtà stiamo dicendo di “regolarizzare” chi è già regolare nella sostanza ma non nella forma.

C’era un volta il concorso

L’ultimo concorso a livello nazionale per docenti di Conservatorio risale alla fine degli anni 80 (89-90 e che si è protratto fino al 92. Da allora si sono susseguite, leggi che hanno cercato di attenuare l’insana situazioni che configurano graduatorie nazionali ad esaurimento, oltre ai bandi erogati dai singoli conservatori in accordo con il Miur.

Da 30 anni dunque, i docenti di musica si affidano alla giurisprudenza e ai bandi locali erogati dai singoli istituti musicali, affrontando una rigida selezione, basata essenzialmente sui meriti artistici; vale a dire concerti, esibizioni, esecuzioni, composizioni realizzate nell’arco della loro accidentata carriera.

Per questo motivo le graduatorie di istituto vengono considerati “concorsi travestiti” e senza la possibilità di accedere alla cattedra in qualità di professore ordinario. Il docente selezionato dai bandi locali viene inserito nell’organico con un contratto a tempo determinato.

I professori di conservatorio (con cattedra) sono tutti ordinari, non c’è la distinzione tra ricercatori, professori associati e professori ordinari come nel mondo universitario.

Consideriamo inoltre che la generazione dei professori di accademie e conservatori, prima del suddetto concorso potevano essere anche diplomati o avere la terza media; i requisiti di accesso erano poco definiti. Dopo tre anni di insegnamento, erano assunti. Il divario di accesso tra “vecchie” e “nuove generazioni” appare ancora più paradossale.

In particolare noi di abbanews abbiamo intervistato Maurizio Paciariello, professore di pianoforte al Conservatorio di Teramo, dopo 9 anni di docenza al Conservatorio di Sassari che s prodiga affinché vengano riconosciuti che si occupa in particolare dell’iter della Graduatoria Nazionale, scaturita dalla L128/13, istituita tramite selezione per titoli ed in vigore dall’ottobre del 2014 che ha selezionato Professori, in servizio già da anni, i quali dovevano avere superato già almeno un concorso nazionale per titoli artistici professionali e culturali.

Docenze a colpi di legge

Maurizio Paciariello

Maurizio Paciariello

Dal punto di vista di regolarizzazione giuridica dell’anomala precarietà di questi docenti, sono venute “in soccorso” diversi articoli all’interno di leggi e decreti convertiti in legge sul mondo dell’alta formazione (università e accademia). La legge, per esempio, del 2004, n. 143 in materia di esami di Stato e di Università, decretava che i docenti precari con 360 giorni di servizio nelle istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale (AFAM) erano inseriti in apposite e specifiche graduatorie, previa valutazione dei titoli artistico-professionali e culturali da svolgersi secondo modalità’ definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università’ e della ricerca. Arriviamo così al 2013, alla legge 128 (conversione del decreto legge n.103,2013 recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca) e, in particolare all’art. 19, rispetto alle graduatorie nazionali.

Il personale docente che non sia già titolare di contratto a tempo indeterminato nelle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, che abbia superato un concorso selettivo ai fini dell’inclusione nelle graduatorie di istituto e abbia maturato almeno tre anni accademici di insegnamento presso le suddette istituzioni alla data di entrata in vigore del presente decreto è inserito, fino all’emanazione del regolamento di cui all’articolo 2, comma 7, lettera e), della legge 21 dicembre 1999, n. 508, in apposite graduatorie nazionali utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento a tempo determinato in subordine alle graduatorie di cui al comma 1 del presente articolo, nei limiti dei posti vacanti disponibili. L’inserimento è disposto con modalità definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca”.

Attualmente sono più di 300 gli appartenenti alla L128 che hanno fatto ricorso alla luce della direttiva europea per cui non è ammissibile che nella Pubblica Amministrazione si rinnovi un contratto oltre i 360 giorni di servizio; il contratto deve passare a essere indeterminato. “Consideriamo ci spiega Paciariello che il più giovane docente, rientrante nella L. 128, ha 6 anni di servizio. Pertanto la conversione del contratto da determinato ad indeterminato è doverosa e “fuori tempo. Come leggiamo nel gruppo Facebook Solidarietà ai docenti di conservatorio con contratti a tempo determinato.Siamo rimasti gli ultimi, siamo dei fantasmi. Chiediamo solo che il nostro lavoro nello Stato venga riconosciuto e valorizzato”.

“Prima che cadesse il governo” continua Paciariello “c’era stato un momento in cui sembrava che la trasformazione dei contratti da determinati in indeterminati della graduatoria nazionale ad esaurimento fosse un fatto quasi compiuto, ma ora il processo si è arrestato di nuovo. Freni e accelerazioni che prolungano l’iter a tempi in-certi.

Rispetto alle critiche che ci sono state e ci sono su una eccessiva distribuzione dii conservatori e istituti musicali su tutto il territorio italiano, Paciariello individua un’opportunità anziché una criticità: “Una capillarità formativa ha permesso e permette a tanti giovani di diplomarsi e accedere ad una formazione che, in molti casi, non avrebbero potuto affrontare se avessero dovuto affrontare un soggiorno fuori sede.

Conflitti interni tra micro categorie

classi di conservatorioL’altra faccia del precariato, come risuona dal racconto vivido, obbiettivo e lucido di Maurizio Paciariello, è proprio la condizione degli studenti a cui non si assicura una continuità didattica. La situazione è complessa ed articolata, riassumerla in poche righe è arduo, ma il concetto è trasparente: un assente criterio omogeneo di selezione che preveda un concorso nazionale, come in ogni amministrazione pubblica, genera distorsioni e conflitti interni alla stessa istituzione dell’AFAM.

Come ad esempio, la condizione degli istituti musicali parificati che hanno perso il sostegno finanziario degli enti locali, fino a raggiungere condizioni estreme come l’Istituto di Ancona che è stato chiuso con la conseguenza naturale di docenti “da ricollocare” su cattedre statali e che, inevitabilmente, entrano in conflitto con i docenti precari. Micro-categorie che si ostacolano le une con le altre.

La Graduatoria Nazionale istituita dalla legge 128 è stata soggetta a critiche per la mancanza di richiesta dei titoli artistici. “Sinceramente io sono stato promotore di questa imposizione. Nel corso degli anni molti musicisti si sono rifiutati di andare ad insegnare in zone disagiate rispetto anche al loro stile di vita, privilegiando la parte artistica e non didattica. Chi ha insegnato ha il merito di essere andato a lavorare, a prescindere, dal territorio di destinazione. Per esempio, in graduatoria, davanti a me, avevo un pianista molto bravo a cui non interessava insegnare “fuori sede”. Inoltre è da considerare che abbiamo interpretato la graduatoria in modo risarcitorio non selettivo, in quanto già eravamo stati rigidamente selezionatati per meriti artistici al fine di entrare in graduatoria. Abbiamo lottato per raggiungere un diritto dovuto” dichiara Paciariello con simpatica schiettezza.

Come ci spiega anche il maestro Simone Veccia, professore di Teoria e ritmica della percezione musicale, presso il Conservatorio di Trapani, la cui esperienza e competenza l’ha portato oltre all’insegnamento, alla direzione di concerti per il conservatorio e la partecipazione a progetti internazionali, “ il livello nei conservatori si è abbassato notevolmente in questi ultimi anni, sarebbe necessaria una riforma musicale rigorosa, partendo dalla scuola secondaria. Ma dopo 36 mesi la domanda da porre allo Stato è semplice: ti servo o non ti servo? Se non servo, il contratto non deve essere rinnovato, ma se servo allora va convertito in indeterminato”.

Un rapido calcolo demografico ci fa prefigurare un continuum di precari anche nelle nuove generazione. Una sanatoria è indispensabile per poi stabilire un concorso nazionale tra qualche anno così da non continuare a generare precari con l’unica previsione di stabilizzazione attraverso l’arma estenuante e costosa dei ricorsi.

Cui prodest?

Perché tanta latitanza nei confronti dell’Alta Formazione Artistica Musicale che oltre ai docenti di musica, comprende i docenti delle Belle Arti, dell’Accademia di Teatro e di Danza? In breve, si tratta di tutta la formazione artistica del paese. “Siamo pochi, dice con una leggero scoramento nella voce, Paciariello. Rispetto ai docenti universitaro, siamo un numero esiguo e, nella logica dei “grandi numeri” veniamo penalizzati.

Il ricorso dei “350 della L128” presso il giudice del lavoro, dovrebbe andare a sentenza e probabilmente, verranno stabilizzati, anche se al momento, a tempo da destinarsi. Ma perché spingere un settore così vitale e fondamentale, come la formazione artistica a colpi di giurisprudenza e non attraverso una pianificazione strutturata e regolamentata? Non è retorica, è ricerca di un sistema “altro”.

Para-dossi della P.A.

Rispetto al ricorso effettuato dai beneficiari della L.128, si chiede un rimborso di 12/13 mensilità come risarcimento; all’incirca 20,000 euro. Vale a dire, lo Stato per stabilizzare la precarietà, pagherà molto di più se lo avesse fatto attraverso l’esecuzione di un normale regolamento di reclutamento. Per sanare la situazione ci sarebbero voluti 3 milioni; una somma che potrebbe essere elargita da un giocatore medio di serie A. Ora lo Stato, oltre alle spese processuali e di avvocati, dovrà sborsare 7 milioni di euro solo di risarcimento.

Da considerare inoltre che a 16 anni dalla riforma AFAM (Alta Formazione Artistica Musicale, delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati), Legge 21 dicembre 1999, n.508 si deve ancora realizzare il regolamento sul reclutamento dei docenti, previsto all’interno della Riforma.

L’assenza di tale regolamento è una delle principali cause della voragine del precariato, arrivato a rappresentare il 20% dell’organico statale e il 24% di quello non statale.

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