Ezio Bosso e le sue battaglie sorridenti

Lo scorso settembre Ezio Bosso aveva dichiarato che la sua malattia neuro degenerativa ormai gli impediva di suonare il pianoforte. “Non chiedetemi di farlo” aveva chiesto. Ma ha continuato a dirigere la sua orchestra, fedele alla sua convinzione che la musica è un bisogno primario dell’uomo “come respirare”; una necessità anche per i musicisti ma a loro spetta anche il compito di diffonderla, di “distribuirla”, per “far stare bene”.

Ed Ezio Bosso, ad ogni suo concerto, intervista, apparizione pubblica, ci faceva sempre sentire bene; di più, ci faceva sentire meglio qualunque fosse il nostro stato d’animo per il momento che stavano vivendo, ci riconciliava con l’esistenza e con la comunità umana. Perché – lo abbiamo scritto a caldo su Facebook appena appreso della morte del Maestro – c’incantava non solo con la sua musica ma, con la stessa carica, per la sua sensibilità, forza, volontà e impegno pari al suo amore per vita, per la sua straordinaria empatia. Sotto quest’aspetto Ezio Bosso ha vinto – lasciando un segno indelebile – una delle sue “battaglie sorridenti”, come amava definire le istanze che portava avanti con ammirevole tenacia.

“Vivere come se ogni respiro fosse l’ultimo” pensava, praticava e consigliava il musicista da quando nel 2011 conviveva con una malattia degenerativa diagnosticata a ridosso di un intervento per un tumore al cervello.  Azione al presente, pensiero al futuro, a chi, pochi giorni fa gli aveva chiesto cosa avrebbe fatto una volta terminata la quarantena per coronavirus aveva risposto “mettermi al sole e poi abbracciare un albero” racchiudendo e proclamando ancora una volta in poche e semplici parole un inno alla vita.

Nato a Torino il 13 settembre 1971, Ezio Bosso è stato un precoce talento musicale. Introdotto allo studio delle note da una prozia pianista e dal fratello musicista all’età di 4 anni a 16 già esordiva come solista in Francia. Dopo l’incontro con il maestro Ludwig Streicher,  terminerà gli studi di Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna,  ma nel frattempo  la sua carriera continuerà a svolgersi sia all’estero sia in Italia.  Componendo, dirigendo e suonando il piano, sarà personaggio di spicco nel panorama musicale internazionale.  Numerosi i suoi concerti in giro per il mondo, sue le colonne sonore dei film di Gabriele Salvatores Io non ha paura, Quo vadis Baby e Il ragazzo invisibile.  Parallelamente è direttore stabile e artistico del London Strings di Londra e del Teatro comunale di Bologna, attivo anche nella sua città natale dove partecipa a progetti sociali e divulgativi.

Nel corso della sua carriera ha diretto le orchestre della London Symphony, dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dei Teatri Regio di Torino, San Carlo di Napoli, Comunale di Bologna, della Orchestra da Camera di Mantova e dall’ottobre 2017 al giugno 2018 è stato direttore stabile residente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.

A dispetto di questa prestigiosa carriera il grande pubblico, però l’ha conosciuto grazie al Festival di Sanremo, invitato da Carlo Conte alla 66° edizione: sul palco per eccellenza della canzone italiana, Ezio Bosso per 15’ minuti con le sue parole e il suo piano emozionò e conquistò per sempre gli spettatori. In quell’occasione disse “la musica è come la vita, si può fare in un solo modo, insieme”, parole incise nella pietra per affrontare la ricostruzione socio-economica post-Covid 19 e per superare il dolore della sua perdita, avvenuta a Bologna il 14 maggio 2020, e sarà ancora una volta la vittoria di una delle sue battaglie sorridenti.

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