Firme biologiche dell’arte. Il caso incerto di Leonardo
Il team internazionale del Leonardo Da Vinci DNA Project ha annunciato di aver recuperato tracce del DNA del genio fiorentino da un suo disegno a matita rossa chiamato il Santo Bambino, appartenente a una collezione privata. La scoperta, secondo gli scienziati, marca una svolta nell’ arteomica, campo emergente che indaga l’incontro tra la storia dell’arte, la biologia e il sequenziamento genetico.
Pubblicata su bioRxiv la notizia è stata ripresa e ampiamente approfondita da Science Magazine che racconta come nell’aprile del 2024 il genetista microbico Norberto Gonzalez-Juarbe “si fermò davanti a un enigmatico disegno in una collezione privata di New York. Ne strofinò delicatamente la superficie secolare, fronte e retro, con un tampone simile a quelli utilizzati per i test COVID-19, catturando un indizio biologico. Dopo le dovute verifiche il 6 gennaio 2026 il team del Leonardo Vinci DNA Project (LDVP) – composto da scienziati provenienti da varie parti del mondo – firma l’articolo pubblicato su bioRxiv che rivela di aver recuperato il DNA dal disegno del Santo Bambino e da altri oggetti, alcuni dei quali potrebbero essere appartenuti allo stesso Leonardo.
Lo studio in prestampa, come riporta Science – conclude che le sequenze del cromosoma Y presenti nell’opera d’arte e in una lettera scritta da un cugino di Leonardo appartengono entrambe a un gruppo genetico di persone che condividono un antenato comune in Toscana, dove nacque Leonardo.
Gli scienziati hanno trovato una delle firme biologiche dell’arte e della storia?
Ma non è una prova inconfutabile?
I dati suggeriscono che il DNA sull’opera d’arte potrebbe essere di Leonardo, ma è ben lungi dall’essere una prova, afferma il genetista Charles Lee, il cui team presso il Jackson Laboratory for Genomic Medicine ha analizzato campioni del Santo Bambino. “Stabilire un’identità inequivocabile… è estremamente complesso”, concorda David Caramelli di LDVP, antropologo e specialista di DNA antico presso l’Università di Firenze (UNIFI).
Questo perché gli scienziati non possono verificare le sequenze con campioni di DNA noti per essere stati prelevati da Leonardo stesso. Il suo luogo di sepoltura, infatti, fu violato all’inizio del XIX secolo e non aveva discendenti diretti.
Prove circostanziali che i frammenti di DNA appartengano a Leonardo potrebbero provenire da altre ricerche condotte dal LDVP: il campionamento del cromosoma Y di discendenti viventi di suo padre recentemente identificati e i tentativi di estrarre il DNA dalle tombe in cui sono sepolti i suoi parenti. Ma identificare il DNA di Leonardo è “un obiettivo arduo” nella ricerca sul DNA antico, afferma S. Blair Hedges, biologo evoluzionista della Temple University.
Un decisivo passo avanti per l’arteomica. Un nuovo metodo per l’autenticazione delle opere
Ciononostante, il preprint “è un ottimo articolo. Un lavoro all’avanguardia -, riconosce Hedges, che ha sperimentato metodi per il campionamento del DNA su manoscritti medievali e non è affiliato a LDVP. “Hanno creato una piattaforma impressionante di approcci che costituisce una base per tutto il settore”, conclude.
L’iniziativa dell’LDVP, infatti “non apre solo una nuova finestra, ma un mondo completamente nuovo per l’autenticazione dell’arte”, afferma il chimico Stefan Simon, direttore del Rathgen Research Laboratory presso i Musei Nazionali di Berlino, che non è affiliato al progetto.
Il Santo Bambino e il Salvator Mundi
Il “Santo Bambino” mostra la testa di un giovane ragazzo leggermente inclinata di lato, i suoi lineamenti delineati con tratti leggeri. La luce si diffonde dolcemente intorno alle guance e alla fronte, dissolvendo i contorni del suo volto pensieroso in una foschia di sfumato. Il mercante d’arte scomparso Fred Kline, che acquistò il disegno all’inizio degli anni 2000, aveva affermato che caratteristiche stilistiche come il , tratteggio sinistrorso, un marchio di fabbrica di Leonardo da Vinci, collegassero il Santo Bambino al maestro del Rinascimento. Ma la sua paternità rimane controversa; gli esperti affermano che potrebbe essere stato realizzato da uno dei suoi studenti.
E in merito alle opere controverse attribuite al genio toscano come dimenticare il Salvator Mundi, reso noto al pubblico nel 2011 nel corso della mostra al National Gallery di Londrae battuto all’asta da Christie’s, nel novembre del 2017 al costo di 450,3 milioni di dollari, compresi i diritti d’asta, diventando l’opera d’arte più costosa della storia acquistata da un privato.
Non solo geni
Senza contare l’importanza meramente scientifica di conoscere i tratti biologici alla base del suo genio: anche se alcuni studiosi rimangono restii ad attribuire le sue capacità ai suoi geni come ad esempio Domenico Laurenza, storico dell’arte dell’Università di Cagliari che considera le straordinarie capacità di Leonardo come il risultato di “un contesto culturale ed economico favorevole”.
Come è nato LDVP
Il progetto LDVP nasce nel 2014 l’antropologo Brunetto Chiarelli dell’UNIFI suggerì a Ausubel la possibilità di accedere alla presunta tomba di Leonardo ad Amboise e verificare se le reliquie nella sepoltura contenessero il DNA di Leonardo. Intenzione stimolante nonostante le evidenti difficoltà indussero oltre 30 scienziati di provenienza internazionale ad aderire al progetto.
Secondo Science, ritagliandosi del tempo dai loro lavori quotidiani e risparmiando denaro da numerosi fondi pubblici e privati il gruppo interdisciplinare lavora da allora su più fronti, lavorando su più fronti, dal campionamento di opere d’arte al recupero del DNA di presunti parenti di Leonardo, sia antichi che viventi.
Perché sulle tracce del cromosoma Y…
Va segnalato lo scavo del 1863 ad Amboise effettuato dal romanziere e impresario Arsène Houssaye, che trovò un cranio che riteneva appartenesse a Leonardo e una ciocca di capelli biondo-biancastra che ipotizzò provenisse dalla barba di Leonardo.
La ciocca scomparve per decenni, per poi riemergere nel 2019, quando un collezionista privato ne permise l’esposizione al Museo Ideale Leonardo da Vinci. Sarebbe logico esaminare i capelli per individuare il DNA mitocondriale, che è circa 100 volte più abbondante del DNA presente nei cromosomi del nucleo. Ma il DNA mitocondriale è di derivazione materna e nessuno conosce il luogo dove venne sepolta Caterina, la madre di Leonardo.
In assenza di un campione affidabile dei resti di Leonardo il LDVP ha rivolto la sua indagine ai parenti maschi, concentrandosi sul cromosoma Y, molte sezioni del quale sono trasmesse quasi invariate di padre in figlio, senza combinarsi con i geni materni, come accade nella maggior parte dei cromosomi. Pertanto, il cromosoma Y può conservare una chiara traccia biologica che si estende attraverso i secoli.
con il confronto con i registri parrocchiali e notarili dal 1331 a oggi
Ser Piero da Vinci, padre di Leonardo, era un noto funzionario a Firenze e aveva almeno 23 figli con donne diverse.
Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, e la genealogista Agnese Sabato della Leonardo da Vinci Heritage Association hanno esaminato attentamente registri parrocchiali, testamenti e atti per ricostruire la linea paterna di Leonardo, dalla nascita del nonno nel 1331 a oggi.
Mettendo insieme le informazioni hanno compilato un tomo da 400 pagine pubblicato nel maggio 2025, Vezzosi e Sabato hanno tracciato 4 linee ininterrotte originate da Ser Piero e che abbracciano 21 generazioni, identificando 15 discendenti maschi viventi (ora 14, dopo la morte di uno lo scorso dicembre). Il Team di Caramelli sequenzierà il DNA di diversi di loro entro la fine di gennaio 2025.
Quel che è certo è che il gruppo di scienziati non si arrende, e continuerà a cercare e verificare. Conoscere il DNA “dell’uomo più intelligente mai esistito” è troppo importante.
Nel frattempo la scienza progredisce offrendo strumenti che prima o poi potrebbero fornisci le vere firme biologiche dei grandi, finora irripetibili, personaggi del passato.
Immagine: ritratto di Leonardo da Vinci, generato dall’IA

